Vasco Rossi

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Vasco Rossi arriva in elicottero al Modena Park ed è standing ovation

Francesco Fredella | 1 Luglio 2017

Vasco Rossi

Vasco Rossi arriva in elicottero al Modena Park ed è standing ovation. Alle 21 in punto, con il saluto al […]

Vasco Rossi arriva in elicottero al Modena Park ed è standing ovation. Alle 21 in punto, con il saluto al sole che campeggiava sui megaschermi, è iniziata la festa al Modena Park per i 40 anni di carriera di Vasco Rossi. Il rocker, in giacca di pelle, tra i boati dei 220 mila, ha dato il via ai festeggiamenti con Colpa d’Alfredo.

In elicottero da Rimini, Vasco Rossi è atterrato a un paio di km ed è poi arrivato in macchina dal parco Ferrari dove, a meno di tre ore dall’inizio dello show, sono già entrate oltre 180 mila. “E’ una grande festa. Oggi Modena è la capitale mondiale del rock. Questo è un concerto contro la paura e io sono qui per portare un po’ di gioia. Sono molto eccitato”, ha detto il rocker prima di rifugiarsi nei camerini.

Per le vie del centro gira poca gente e i residenti, almeno quelli che hanno potuto, se ne sono andati al mare o in collina. A brulicare di vita, sono invece le aree vicino agli ingressi principali del Modena Park, dove sono accampati i fan in attesa e dove gli addetti ai lavori sono impegnati negli ultimi ritocchi per un concerto che entrerà di diritto nella storia della musica. In molti sono arrivati da giorni per le prove generali, ma alcuni sono qui da settimane. Come Steve da Pordenone, che si vanta di essere stato il primo a mettere piede a Modena: il 29 maggio scorso, un mese “allo sbando”.

Strade chiuse come gabbie, droni a controllare dall’alto un mare umano, un 40enne che ha avuto un infarto mentre era in camper, in attesa del concerto, ed è deceduto all’ospedale di Baggiovara; la previsione di 700 persone assistite dai sanitari nell’arco di due giorni all’interno dell’area verde che porta il nome di Enzo Ferrari, estesa su 400mila metri quadrati, per il troppo freddo della notte e il caldo vicino ai 30 gradi precedente il concerto (ma avere un’ottica d’insieme, dettagliata, sui malori al momento è quasi impossibile).

Coperte distribuite da vigili del fuoco e protezione civile, un migliaio, nelle ore buie, nebulizzatori col sole. Il ‘Modena Park’ di Vasco Rossi che il sindaco della città emiliana, Gian Carlo Muzzarelli, ha definito come un esempio “per l’Italia ma anche per l’Europa intera”, è stato una prova di forza senza precedenti, diretta conseguenza dei 220mila arrivati da tutta Italia per assistere a quello che è considerato il concerto più importante della quarantennale carriera di Vasco. Evento che si è conquistato il record mondiale di pubblico pagante per un singolo artista, d’altronde. L’afflusso dei fan prima dell’inizio dell’evento è stato regolare e senza particolari incidenti. Stamattina si era diffuso un po’ di timore per l’arrivo troppo a rilento degli spettatori, ma ciò si è poi rivelato essere un fattore importante in senso contrario: a ondate comunque contenute, i 220mila sono giunti a destinazione senza quell’effetto ‘tutti in una volta’, che avrebbe potuto bloccare di fatto il lungo serpentone e creare effetti imbuto ai varchi. Varchi che sono stati aperti in anticipo, almeno per quel pit 1 considerato l’El Dorato dei ‘vascolizzati’. I primi fedelissimi del Blasco sarebbero dovuti entrare questa mattina alla 5, ma alla fine l’accesso è stato ufficializzato, per i primissimi appunto, alle 21.20 di venerdì.

 

Ci sono Emanuele e Marco, cugini sbarcati dalla Sardegna, da due settimane a presidiare il loro posto con tanto di sediolina da campeggio e sacco a pelo in terra per scacciare un pisolino nei momenti di noia. Alessandra, invece, è venuta in macchina da Torino sette giorni fa: per i primi giorni a farle compagnia anche la figlia di 9 anni, “era emozionatissima, ma ora è tornata a casa”. E poi Mario, da Firenze, che sul furgone lasciato all’uscita di Modena Sud ha caricato il motorino per raggiungere comodamente il parco Ferrari; Claudia da Roma, Ale, Stefano, Andrea, Giulia. Gli accenti di tutta Italia si sovrappongono e si confondono uno con l’altro. Amici di concerto che si ritrovano puntuali ad ogni chiamata alle armi del Komandante, amici di fila da appena 5 minuti ai quali tenere il posto mentre si va in bagno o a prendere un caffè. Qualcuno ha dormito in macchina, quasi tutti hanno la tenda montata su una collinetta vicino (“ma ce l’hanno fatta spostare almeno tre volte”, racconta qualcuno).

I poliziotti hanno provato a cacciarli un paio di volte, poi hanno dovuto cedere. Hanno usato i bagni del McDonald’s lì accanto, quelli di un campeggio nei dintorni, i più fortunati hanno trovato ospitalità a casa di qualche amico. Quelli arrivati stamattina si sono portati solo un telo “per dormire un po’ stanotte fuori o dentro il parco” e poi ripartire subito, domenica notte, a fine concerto. Hanno gli occhi che brillano per l’emozione, la consapevolezza di prendere parte a un concerto unico. La paura, invece, quella no. L’hanno lasciata a casa. Le imponenti misure di sicurezza che sono state predisposte non li scoraggiano. Già, la sicurezza. Dopo Manchester, dopo Torino, senza dimenticare Londra e Parigi, è diventata la preoccupazione principale. Decine gli agenti di polizia intorno al parco, centinaia gli addetti alla sicurezza che controllano gli ingressi. Impossibile entrare nell’area del concerto senza un pass, che però non evita comunque il controllo al metal detector. (Ansa)

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