ESCLUSIVO: Patty Pravo ieri e oggi mai stata né triste né bambola

Patty Pravo: basta il nome, subito vengono in mente libertà, trasgressione, passione, piacere. Tutto abbinato a eleganza e raf- fi natezza. Perché Patty Pravo, creatura artistica in cui si è trasformata Nicoletta Strambelli, è così: trasgressiva e sofi sticata. La sua vita l’ha vissuta a mille. E ora, sulla soglia dei settant’anni, la racconta nell’autobiografi a La cambio io la vita che… (Einaudi). «Avrei preferito fare il libro più avanti, devono ancora succedere cose importanti», dice sorniona, «ma vabbè, c’era un contratto fi rmato». Il titolo richiama il verso di …E dimmi che non vuoi morire, testo di Vasco Rossi, canzone con cui ha trovato nuovo slancio nel ’97 a Sanremo. Nel libro, anche i suoi amori, che continuano ad aumentare.

Patty, quanti mariti ha avuto? Ho letto la sua biografi a, ma ho perso il conto… «A un certo punto l’ho perso anch’io. La mia avvocatessa ha dovuto fare il punto della situazione in un momento in cui che ero trigama, ma sa, del divorzio con Franco Baldieri non si trovava più il certifi cato e nel frattempo avevo sposato in America Paul Martinez e poi Jack Johnson. La bigamia non è permessa, per fortuna la trigamia non è contemplata dalla legge. Con Riccardo Fogli, invece, ci eravamo sposati con rito celtico». A un certo punto, ha perso anche il conto delle case. «Oh sì. Il poeta brasiliano Vinicius de Moraes mi ricordò che avevo comprato tanti anni fa una casa a Bahia, in Brasile, ma lo fece troppo tardi. Me ne ero completamente dimenticata. Così andò perduta». A Vanity Fair ha detto che «se un uomo le piace, se lo fa», ma che trova «gli italiani brutti e sporchi». «Se un uomo mi piace, me lo faccio, è vero, preferisco i trentenni stranieri, ma non ho mai detto che gli italiani sono brutti e sporchi. Colgo l’occasione per invitare gli italiani, che sono belli, nel mio camerino mi piacciono i biondi. Anche gay, perché no, il mio secondo marito lo era». Parla di Franco Baldieri, arredatore e antiquario? «Sì, lui. Finimmo a letto già la prima sera che ci conoscemmo. Parlammo tutta la notte, scoprimmo di avere tanti punti in comune. Al mattino, su due piedi, decidemmo di sposarci. Così, divertiti, uscimmo e andammo a fi rmare le carte per le pubblicazioni. Nella fretta indossai una pelliccia di lince sopra al pigiama. Arrivati in Comune, ci rivolgemmo all’assessore che era Paolo Cavallina, il giornalista. Lui avvertì i paparazzi e addio, fu un assalto di fl ash e scatti. Telefonai a un’amica e mi feci portare il fondotinta. Lei arrivò, mi aiutò a tirami indietro i capelli. Mi sistemai nel bagno di Cavallina e scendemmo in Campidoglio. Non durò molto il matrimonio: ci sforzammo di restare insieme per amore, ma capii che non era lui l’uomo della mia vita, vivevamo in mondo del tutto diverso».

-di Lucio Nocentini

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