Santanchè Briatore Novella 2000 n. 38 2020

Daniela Santanchè su Flavio Briatore: ‘Uniti contro l’odio’

L’editoriale di Daniela Santanchè sulla questione Flavio Briatore e Covid, che nei giorni scorsi ha animato la cronaca con sfoghi inaccettabili.

Osservando l’odio sociale che ho visto accendersi in uomini piccoli, accecati forse solo dall’invidia, contro Flavio Briatore colpito dal Covid in maniera quasi asintomatica, sono rimasta atterrita dalla violenza con cui questo odio si sia manifestato anche di fronte a una persona che in fondo era una vittima.

Rileggere certi attacchi mi fa andare il sangue alla testa. Briatore è uno dei miei migliori amici (non a caso sta passando la quarantena a casa mia, una scelta che non ho certo preso alla leggera), ma quello che gli hanno detto contro è aberrante comunque.

“Ben gli sta”, “C’è una giustizia divina”. Eppure Briatore non ha mai negato il Covid, e ha sempre, come me, predicato il dovere della prevenzione e il dovere del lavoro. Perché se ci si ferma si muore.

Mi ha colpito in tal senso un articolo sulla questione, firmato Ruben Razzante su lanuovabq.it. Razzante è uno degli esperti chiamati dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Andrea Martella, a far parte dell’Unità di monitoraggio per il contrasto della diffusione di fake news su Covid-19.

“Lo stesso Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha sempre sostenuto correttamente che il rischio zero non esiste”.

Lo ha scritto Razzante dopo il ricovero di Flavio, e ha continuato a riferire quello detto dal Ministro:

“che bisogna convivere a lungo con il virus, senza rinunciare a vivere e facendo ripartire in sicurezza tutte le attività. Briatore dà lavoro amigliaia di persone, e nei suoi locali le regole anti-Covid sono state correttamente applicate. Trasmettere messaggi rassicuranti e invogliare al divertimento come ha fatto lui non è un atto terroristico, come qualcuno ha detto, ma solo la normale proiezione del suo slancio imprenditoriale”.

Rischio zero e odio sociale

Ripeto, il rischio zero non esiste. Però, se capita il Covid in un’azienda che fa riferimento a una persona di successo come Briatore, allora non è il rammarico, ma è la felicità, il giubilo, si stappa, allegria!

Non sto neanche a ricordare quegli ometti che hanno espresso la soddisfazione per la sfortuna altrui. Ometti che sono pure pagati da tutti noi nei vari posti pubblici.

“Tra gli effetti della pandemia c’è l’esplosione dell’odio sociale”. Lo scrive sempre Razzante, odio “da parte di chi non ce l’ha fatta e non ha i titoli per farcela nei confronti di chi ha realizzato imprese e raggiunto traguardi professionali in modo onesto e corretto. È una spirale perversa che rischia di impoverire ancora di più le relazioni sociali e di incrementare la conflittualità tra le persone. Cerchiamo di fermarla prima che sia troppo tardi”.

Qualcuno chiama questo odio la Sindrome di Procuste. Procuste era un brigante della mitologia
greca. Questo personaggio viene associato alle persone che ricorrono anche all’inganno per fare in modo che gli altri non diventino una minaccia. Invece di volersi migliorare nelle loro capacità, decidono di invalidare le capacità altrui.

Per gli esperti di psicologia la Sindrome di Procuste – leggo – è una patologia mentale grave. È pericolosa per chi ne soffre e anche per la società perché – leggo ancora – chi ne è affetto non solo prova un’invidia accecante, ma cerca anche di ostacolare il percorso di successo altrui, nella speranza che non raggiunga i propri obiettivi.

In pratica sperano nell’insuccesso altrui, che diventa il loro successo. Un solo consiglio a chi ne soffre: curatevi, ma andate da uno bravo, mi raccomando.

a cura di Daniela Santanchè

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