Resente Novella 2000 n. 35 2021

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Studio Resente: l’amore per le cose fatte… come si deve

Redazione | 18 Agosto 2021

L’acquisto di due teste di Moro dà il la ad Alessandro Resente per una riflessione sul bisogno di favorire e tutelare il nostro artigianato

Leggenda e tradizioni

In questi giorni ho voluto farmi un regalo, perfetto per la mia casa: due teste di Moro di Caltagirone, bellissime e uno dei simboli del grande artigianato italiano. Questa è la terza coppia che acquisto, ma ne sono proprio innamorato perché trasudano sia di tradizione sia di creatività, e racchiudono un processo di lavorazione fatto di abilità e attenzione ai particolari.

Ma quello che mi affascina è anche la leggenda costruita attorno ad esse. Si narra infatti che attorno al 1100 a Palermo nell’attuale quartiere di Kalsa vivesse una bellissima ragazza, che non usciva mai di casa e dedicava le sue giornate a coltivare le piante del suo balcone. Finché un giorno, un Moro che passava rimase talmente colpito dalla sua bellezza che subito se ne innamorò e le dichiarò immediatamente il suo amore.

La ragazza, che mai aveva avuto pretendenti, subito si lasciò andare e ricambiò il sentimento. Ma purtroppo il Moro non era libero, e aveva moglie e figli nel suo paese.

La ragazza, sentendosi tradita nei sentimenti e presa in giro, la notte prima della partenza di lui, dopo averla vissuta intensamente con grande trasporto, attuò la sua vendetta uccidendolo. Gli tagliò la testa e poi, per dimostrare a tutti la purezza del suo amore, la espose nel suo balcone mettendo a mo’ di vaso al suo interno una pianta di basilico, considerata l’erba dei re.

La pianta crebbe così rigogliosa, innaffiata dalle lacrime della giovane, che molti decisero di riprodurre in ceramica la testa di Moro per coltivare il basilico.

L’essenza dell’artigianato

A prescindere dalla leggenda, le teste di Moro di Caltagirone rappresentano un bellissimo esempio di artigianato già attivo prima dell’invasione degli arabi nell’800. Anche se disponiamo di pochi reperti, in quanto i vari terremoti verificatesi nel corso dei secoli hanno distrutto quasi totalmente le produzioni.

Le teste di Moro rappresentano l’essenza dell’artigianato italiano, che unisce la tradizione con la creatività realizzando molteplici statue arricchite dai decori più svariati.

Ma oltre la storia più che millenaria, fondamentale per il sopravvivere e lo sviluppo della ceramica di Caltagirone, è stata l’apertura nel 1918, su iniziativa di don Luigi Sturzo, di una scuola che ha permesso di tramandare le lavorazioni e anche trovare nuove tecniche e fatto sì che gli oggetti prodotti in questa zona siano molto ricercati, tant’è che Dolce e Gabbana, oltre ad averli usati per abbellire le vetrine, sono arrivati a creare dei sandali da donna con dietro l’effige una testa di moro.

Artigianato è storia

Tutto questo per dire che l’artigianato rappresenta la storia di un popolo, e unisce la tradizione con l’innovazione. Ma il mio terrore è che vadano perse per sempre certe lavorazioni.

Ecco allora la necessità che in ogni luogo dove si trovano ancora delle lavorazioni particolari vengano istituiti dei centri per insegnare e tramandare queste arti. Non possiamo permetterci di perderle, perché acquistare un oggetto frutto di una lavorazione artigianale – che sia un vaso di Murano o un pizzo lavorato a tombolo o un pumo pugliese – è entrare in possesso di qualcosa di unico che racchiude una storia ed è il frutto delle abilità di chi l’ha creato. È veramente un’opera d’arte!

Acquistare un oggetto frutto di una lavorazione artigianale suscita sempre emozioni e un sottile piacere. Dopo questo periodo, dove le emozioni e i sentimenti sono stati bloccati e limitati, bisogna riprendere e ritrovare i piccoli piaceri che possono andare anche dal dedicarsi qualche momento in più durante la giornata come fare una bella colazione o un aperitivo con gli amici, un bel trattamento estetico e – perché no – acquistare qualcosa che possa veramente farci gioire!

Acquisti giusti

Dobbiamo ritrovare la nostra individualità, lasciando gli acquisti di massa di prodotti industriali per cercare oggetti che ci rappresentino e ci rendano felici.

Mi piace a tal proposito citare la frase di una delle più care amiche appassionata di scarpe (ne possiede una quantità infinita) che a una commessa che le chiedeva “Signora lei ama veramente le scarpe, ma quante ne acquista?” ha risposto: “Vedi, cara, io ho due possibilità: acquistare scarpe o prendere un antidepressivo, e io preferisco la prima opzione!”.

E allora cerchiamo di proteggere e promuovere il nostro artigianato. Anzi, esportiamolo il più possibile, ma nello stesso tempo ritroviamo nell’acquistare quel piacere che avevamo perso. Tutti presi dalla tecnologia, che sta in parte annientando i rapporti umani. E preferiamo a un prodotto industriale uno fatto dalle mani e dalla creatività di un bravo artigiano!

a cura di Alessandro Resente