Enrico Bellè, CEO di Golden Hair Istanbul, mette in guardia dalle cliniche improvvisate: «Cercate la qualità: sulla sicurezza non si tratta».

Tutto sui trapianti in Turchia, parla Enrico Bellè

Negli ultimi anni, la Turchia si è affermata come la “capitale mondiale” del trapianto di capelli, attirando migliaia di uomini e donne ogni mese, desiderosi di riacquistare sicurezza e un’immagine più giovane. Prezzi accessibili, voli low cost e pacchetti all inclusive rappresentano una formula vincente, ma dietro questa promessa si cela una realtà complessa. Enrico Bellè, imprenditore italiano e CEO di Golden Hair Istanbul, conosce bene entrambi i volti di questo mercato, avendo vissuto in prima persona l’esperienza del trapianto.

«Mi sono avvicinato a questo mondo perché lo vivevo in prima persona», racconta Bellè. «Mi guardavo allo specchio ogni mattina cercando di nascondere il diradamento con pettinature improbabili. Oggi, invece, metto un po’ di cera, passo una mano tra i capelli e via».

Il trapianto non cambia solo l’aspetto, ma anche la percezione di sé stessi. «L’autostima è tutto. È quello che ti fa camminare a testa alta, che ti fa sentire a tuo agio nei rapporti con gli altri. E quando recuperi i capelli, recuperi anche una parte di te stesso», spiega Bellè. La sua esperienza personale si è trasformata in una missione: offrire un’alternativa sicura e professionale per i pazienti italiani che vogliono affrontare un trapianto senza rischiare brutte sorprese.

«È vero che in Turchia si possono trovare ottime cliniche, con chirurghi esperti e tecnologie avanzate», spiega Bellè, «ma è altrettanto vero che ci sono strutture dove l’intervento viene eseguito da personale medico inesperto, o peggio ancora da operatori non qualificati. Questo non è solo scorretto, è pericoloso».

Interventi eseguiti in catena, mancanza di igiene e post-operatori inesistenti sono rischi reali. «Purtroppo molte cliniche puntano solo sul volume. Vogliono fare più pazienti possibile al giorno, con tempi strettissimi e staff impreparato. Il paziente diventa un numero. Ed è lì che iniziano i problemi: follicoli danneggiati, cicatrici, capelli che non attecchiscono, infezioni. Ci capita di incontrare pazienti che hanno seri danni irreversibili, lì purtroppo non si può fare nulla».

Il lavoro di Bellè e della sua azienda si muove in tutt’altra direzione, a partire dalla selezione rigorosa dei medici fino alla presenza di personale italiano che segue il paziente in tutte le fasi, prima, durante e dopo l’intervento.

«In Golden Hair Istanbul, ogni singolo trapianto è eseguito dai medici con anni di esperienza. Non ci limitiamo a fare l’operazione: accompagniamo il paziente in un percorso completo, in cui la sicurezza e il risultato vanno di pari passo. Ma sappiamo anche dire di no, infatti parliamo chiaro a chi non è idoneo al trapianto di capelli o ai pazienti troppo giovani».

La domanda resta: perché affidarsi a una clinica all’estero e non a una italiana? Bellè è chiaro: «In Italia i costi sono spesso proibitivi. In Turchia possiamo offrire standard altissimi a prezzi sostenibili, ma solo se si lavora con trasparenza e coscienza. Questo è quello che cerchiamo di fare ogni giorno».

Il boom dei trapianti in Turchia non accenna a fermarsi. Ma mentre il business cresce, cresce anche la consapevolezza dei rischi. E oggi, più che mai, la differenza la fanno le persone: quelle che operano con coscienza, e quelle che sanno scegliere con intelligenza.