Alessandro Gualdi Novella 2000 n. 38 2020

Belle da Vicino di Alessandro Gualdi: cosa resta dopo l’abbronzatura?

Macchie solari: cosa sono e come fare per liberarsene prima del peggio. Il dottor Alessandro Gualdi ci illustra tutti i passaggi.

Tornati dalle vacanze, anche in questa estate anomala facciamo i conti con il sole che abbiamo preso. L’incarnato bronzato e uniforme dà immediatamente la sensazione di un corpo sano e rilassato: “Va’ come sei bella abbronzata (o abbronzato)!”. E’ il complimento più atteso e ripetuto a settembre. Ma è bene ricordare che “abbronzatura” e “salute” sono parole da affiancare con attenzione.

La loro relazione si basa su miscredenze del passato (il sole fa sempre bene), e su un dato di fatto sociale: chi è abbronzato in genere ha passato del tempo in tranquillità all’aria aperta, anziché seduto a una scrivania. Dunque, non può che stare bene.

Il sole è fondamentale per la salute, tra le altre cose serve a fissare la vitamina D, ma in dosi moderate: tornare a casa marroni come mocassini può piacere esteticamente, ma non fa bene.

DNA alterato

La scorsa settimana abbiamo parlato di trattamenti utili ad aiutare la pelle a ritrovare la sua naturale elasticità e tonicità. Kleresca o terapia biofotonica, filling di acido ialuronico biorivitalizzante, peeling sono soluzioni che contrastano molto efficacemente l’invecchiamento
precoce della pelle causata dall’esposizione solare.

Ma la tintarella “no-limits” può anche avere conseguenze più subdole della perdita di elasticità: le cosiddette macchie della pelle. Il nome scientifico è “lentigo attiniche”, ed esse si presentano come macchie brunastre, in genere tondeggianti, con i margini ben delimitati di dimensioni comprese tra ilmezzo millimetro e i cinque o sei millimetri.

Si formano perché l’esposizione prolungata al sole può alterare il DNA delle cellule della pelle (si è
calcolato che senza protezione si arriva a 2000 mutazioni al giorno, mentre con la protezione le mutazioni sono dieci volte di meno), e negli anni l’alterazione si trasmette da cellule vecchie a cellule nuove, moltiplicandosi fino a che diventa visibile la disfunzione: la pelle che si colora in modo non omogeneo.

L’incoscienza dell’adolescente

Uno studio scientifico che ho letto recentemente mostra come il sole preso nei primi 18 anni di vita, spesso con l’incoscienza tipica della gioventù, crei mutazioni a carico delle cellule che poi diventano macchie visibili nel tempo.

Non è una legge matematica (“Mi abbronzo senza protezioni a 16 anni, mi vengono le macchie a 30”) però è probabile, e va messo in conto.

Per fortuna, se capita, si può rimediare, evitando di prendersela a male con quell’adolescente poco previdente che siamo stati in passato.

Peeling e laser

Il trattamento più semplice per limitare le macchie è un peeling professionale, non lo scrub fai da te con le mandorle tritate. Sono necessarie diverse sedute per un risultato tangibile, e difficilmente si arriva alla completa cancellazione delle macchie, ma può aiutare ad attenuare le discromie della pelle.

La soluzione definitiva è un trattamento con il laser, molto delicato, ma in grado di raggiungere le cellule alterate del derma (sotto lo strato esterno dell’epidermide) e cancellare le macchie.

Per qualche giorno la macchia si scurisce, poi sparisce definitivamente senza lasciare alcuna traccia.

Prevenire è meglio che curare

Le macchie solari possono venire su tutto il corpo, e non sono di per sé pericolose ma possono evolvere in “cheratosi attiniche” che a loro volta possono trasformarsi in tumori della pelle
anche maligni. Un motivo in più per eliminarle appena possibile.

E ora che la tintarella si declina al passato, è il momento ideale per farlo.

a cura di Alessandro Gualdi

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