David Bowie senza pace: c’è chi specula anche sui suoi capelli

Nemmeno la malattia, il dolore e la prematura scomparsa di David Bowie, una delle icone più grandi e indimenticabili del panorama musicale (e non solo) degli ultimi cinquant’anni sono bastati per lasciare che il tempo, guarendo le ferite, possa donare pace al ricordo di chi ama e ha amato il grande artista. Passate le prime, forti emozioni, ecco che si scatena la guerra al “pezzo forte”, che vede l’intera vita di un artista smontata in pezzi e messa all’asta in un misto di macabro e avido che ben poco ha a che vedere con il tributo alla memoria.

Ebbene, non c’è limite al peggio: da un cassetto del 1983 sbuca fuori un ciuffo di capelli, corredato di foto e autografo, che il cantante si era lasciato a suo tempo prelevare per consentire la realizzazione del suo clone in cera per il famosissimo museo Madame Tussaud’s. La parrucchiera, colei che ha realizzato la parrucca utilizzando come campione l’originale prelevato appunto dalla chioma del “Duca Bianco”, improvvisamente ritrova memoria e memorabilia e mette tutto all’asta. Per duemila miseri dollari (anche se poi è stata venduta a 18.500).

Vale così poco il privilegio di aver incontrato e lavorato – sia pur brevemente – con uno degli artisti più grandi di sempre? Mah. Ha tutta l’aria di un terribilmente triste atto di speculazione, la cui tristezza è amplificata dalla cifra tutto sommato irrisoria a cui viene messo in vendita la ciocca di capelli, ma ancora di più dal macabro retrogusto che pervade l’intera vicenda, fin dal momento della conservazione del ciuffetto, legato con un nastro azzurro.

Sarò io il perbenista? Forse. Sarà normale fare carne di porco di ogni possibile frammento di memoria di una star? Probabile. Ma io rimango della mia: consacriamo il mito alla memoria e lasciamolo riposare in pace.

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