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Italia, terra di Santi, poeti, navigatori e capre

Matteo Osso | 14 Giugno 2016

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Ecco il mio post più impopolare in assoluto. Pronto e consapevole delle eventuali conseguenze, non riesco a trattenere l’impeto. Ieri, […]

Ecco il mio post più impopolare in assoluto. Pronto e consapevole delle eventuali conseguenze, non riesco a trattenere l’impeto.
Ieri, lunedi 13 giugno, a poco più di 24 ore dalla strage di Orlando, contati i morti e i feriti, speculato tutto lo speculabile e sciacallato tutto lo sciacallabile, il mondo intero si raccoglie in qualche minuto di riflessione.
Non per fare di una tragedia uno strumento di lotta politica, non per approfittare dell’occasione per vomitare odio su chi ci sembra più meritevole di essere odiato.
Ma semplicemente perchè, davanti alla tragedia della morte, di quella morte violenta e  improvvisa che potrebbe colpire chiunque di noi, in qualunque momento e sempre senza un reale motivo che non sia l’odio, il mondo intero ha ritenuto di doversi fermare.
L’Italia no. L’Italia aveva la partita.
Andando alla fiaccolata nel nome della pace organizzata davanti al consolato Americano a Milano mi informo su quanto sia stato organizzato e come si sarebbe svolta la questione. E scopro l’orrore: la riunione di quelle persone, etero, gay, di destra o di sinistra, che hanno sentito come il sottoscritto l’esigenza di testimoniare solidarietà alle famiglie delle vittime e ancora di più di dimostrare come nessuna religione, nessuna opinione, nessuna forma di razzismo in qualsiasi direzione possa impedirci di vivere in pace e liberamente era programmata per le 21, ora presumibilmente più ragionevole per una fiaccolata, ma è stata improvvisamente anticipata di un’ora in modo da poter sbrigare le faccende formali per lasciare campo libero alle 21 all’inizio della partita.
Poche volte mi sono sentito così deluso e disgustato.
L’Italia è il paese del calcio, lo so. Io ho avuto la disgrazia di non subirne minimamente il fascino nemmeno per un minuto e quindi non sarò mai in grado di capire quale godimento si possa provare nel guardare su uno schermo dei piccoli soldatini che rincorrono un pallone.
Ma pensavo, speravo che davanti alla negazione della nostra libertà (inclusa quella di guardare la partita, perchè una libertà negata è la negazione di tutte le libertà), che davanti alla più grande strage compiuta nella storia per mano di un criminale assassino (nulla conta che fosse mosso dalla religione, dall’omofobia o dalla noia), che davanti ad una tragedia che come un puzzle si va componendo lentamente, tessera dopo tessera nelle vite di tutti noi, mettendoci tutti nello stesso pericolo per il semplice fatto di essere nati liberi, speravo che davanti a tutto questo si potessero perdere pochi minuti di gioco e riflettere su quanto quello stesso gioco sia un lusso che potrebbe esserci tolto dalle ragioni della sicurezza, o dalla paura.
Niente. Niente di niente. Qualche testimonianza sui social, qualche pensiero sporadico. Ma vuoi mettere il due a zero?
Io no. Non lo voglio mettere al confronto con la mia vita.
Che amarezza, Italia mia…