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Marco Carta, Jonas Berami, e la parola gay

Matteo Osso | 19 Aprile 2016

Isola dei Famosi Jonas Berami Marco Carta

Dopo “Venezia è bella ma non ci vivrei” e “il nuoto è uno sport completo” al terzo posto nella hit […]

Dopo “Venezia è bella ma non ci vivrei” e “il nuoto è uno sport completo” al terzo posto nella hit parade delle banalità viene “non ho niente contro i gay, ho tanti amici così”.
Evidentemente, in assenza di qualcosa di intelligente da dire anche la fragorosa caduta nel melmoso mare del qualunque è giustificata, se si tratta di avere due righe pubblicate da qualche parte o più semplicemente di arrampicarsi sulla montagna dell’inutile per ribadire la sana eterosessualità di un figlio\amico\congiunto\exfidanzato qualora ci fosse nell’aria odore di finocchio. L’immagine non è delle più poetiche e rimanda a quando, in tempi di persecuzioni e pubblici roghi, venivano arrostiti insieme al malcapitato anche i semi del profumato ortaggio, proprio perché nell’aria potesse aleggiare la notizia: era uno di quelli.
Certo oggi fortunatamente le abitudini non sono più le stesse, ma il terrore del profumo nell’aria sembra essere più tenace del profumo stesso: lo abbiamo visto all’Isola dei famosi, anzi fuori dall’isola, nella corsa alle dichiarazioni di smentita della presunta/supposta liaison tra il sardo cantante e lo spagnolo attore/tronista.
Su entrambi i fronti, con tempi diversi ma modalità identiche, si sono affrettate le donne di famiglia a lavare l’onta: la mamma di Jonas si produce in una serie di improperi contro Dagospia, reo di aver ventilato l’ipotesi (ottima Selvaggia Lucarelli nel suggerire alla signora di preoccuparsi più della carriera del figlio che della sua sessualità); Sul fronte sardo ecco l’ex fidanzata di Marco che, scalate le scivolose pareti del dimenticatoio sul fondo del quale giaceva da tempo, emerge sventolando la prova della di lui robusta affezione alla “dolce cosa”: “stavamo chiusi in casa per giorni interi”. A far cosa, non dice.
Bene, signore mie, al di là di ciò che ritenete opportuno dichiarare è bene che vi siano chiari alcuni aspetti della questione:
1. Correre a difendere i vostri maschi dall’accusa di omosessualità come fosse un’accusa di reato non rischiara i loro orizzonti nella confermata eterosessualità, ma getta su di voi l’ombra del pregiudizio. E a nulla serve puntualizzare non ho nulla contro i gay. Se cosi fosse l’eventuale pettegolezzo non dovrebbe suscitare in voi più fastidio di quanto ne susciti la ricrescita nera in testa a Paola Caruso.
2. La sensazione rimane. Sarà per la gestualità, sarà per il modo di parlare, sarà perchè semplicemente la mela non cade mai lontana dall’albero, ma quell’idea lì è nell’aria. E nell’aria rimarrà. E più vi affannate a soffiarla via più sarà lì. Indipendentemente da quello che effettivamente è successo.
3. Siamo nel 2016. I gay esistono non solo nei film di Ugo Tognazzi. Fatevene una ragione.
Ultimo, e più importante: credete davvero che importi qualcosa a qualcuno di quello che questi due fanno tra le mangrovie? Di loro il pubblico giudicherà simpatia, generosità, correttezza e tenacia. Le fregole no. #sapevatelo

(Matteo Osso)

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