Durante la prima puntata (del 23 settembre) di Verissimo, la trasmissione in onda su Canale 5 ogni sabato e condotta da Silvia Toffanin, tra gli ospiti presenti c’è stato anche il campione di MotoGp, Max Biaggi.

Come tutti ricorderete, lo scorso 9 giugno il pilota è stato vittima di un terribile incidente, mentre era in pista nel circuito “Il Sagittario” di Latina. Tanta, in quell’occasione, la paura per lui che è rimasto in ospedale per più di 20 giorni tenendo con il fiato sospeso tutti in primis i suoi familiari, ma anche i suoi tifosi.

Così la conduttrice Silvia gli ha dedicato un servizio ed è andata a casa di Max a Monaco per intervistarlo. Nella loro lunga chiacchierata Biaggi le ha raccontato qualche dettaglio dell’incidente, della sua compagna la cantante Bianca Atzei e della sua famiglia.

«Quando il medico ti ha detto Max lei ha il 20 per cento di possibilità di sopravvivere?», gli ha chiesto Silvia.

«Ovviamente un gelo è stata una doccia fredda ho cominciato a pensare di tutto. Non è stata una cosa da ricordare, si forse  è stato un momento di svolta. Fondamentalmente da un gioco, da una passione un rischio così grande che non valeva la pena, credo proprio che mi abbia lasciato qualcosa di concreto», ha risposto Max.

«Bianca  non ti ha lasciato un secondo ed lei che hai chiamato quando sei caduto e non riuscivi a slacciare il casco», ha continuato la Toffanin.

«Si c’era lei al momento dell’incidente. Ricordo che io ho chiamato lei perché non riuscivo a respirare e credevo che fosse il cinturino, un  problema del caso, la prima cosa che mi è venuta in mente.

La cosa carina – che adesso lo posso dire e mi viene quasi da ridere – è che quando mi hanno sdraiato su questo lettino, avendo tutte le costole rotte provavo un male incredibile hanno cercato di togliermi tuta e stivali. La tuta semplice sono riusciti a toglierla. Ma, per levare lo stivale tiravano e tiravano e mi facevano male perché non andavano via. Questi stivali erano concepiti per non essere sfilati, ma avevano delle sicurezze all’interno. Siccome mi hanno chiuso in ambulanza, perché non volevano parlare con nessuno quando Bianca è arrivata ed ha bussato non volevano farla entrare, poi io ho detto al medico accanto a me “se fai entrare Bianca lei li sa togliere”, così lei  poi gli ha spiegato come toglierli e mi ha salvato da una tortura», ha raccontato Max..

«Tu hai avuto parole bellissime nei sui confronti» ha continuato Silvia e il campione ha risposto: «Mi è stata molto vicina e ovviamente i medici non potevano mai dire quello che stava succedendo in forma scientifica, prima di comunicarlo e lei era l’ unica fonte all’esterno, che poteva dir qualcosa.  Bianca mi diceva cosa scriveva  e di comune accordo facevamo una sorta di diario. Anche la mia famiglia mi è stata molto vicina, e ho riflettuto, mi sono fatto delle domande quando li vedi tutti in un momento solo pensi qui c’è qualcosa di grave di molto grave!».

«E tua mamma Olga? Tu sei stato tanto tempo senza vederla,  non hai parlato per anni con lei. Questo incidente ti ha fatto dire: “cavolo ho perso tanti anni”?Oggi sei un papà sai cosa vuol dire non parlar con i genitori? Hai risolto la questione?»

«Si si, 8 anni fa quando è nata Ines, erano più di 20 anni che non parlavo con mia mamma, ho pensato fosse giusto fargliela conoscere ho pensato che era lo slancio giusto per fargli conoscere la loro nonna e io riavvicinarmi  a mia madre. Questo è stato un passo importante, perché poi in realtà quando passano tanti anni, alla fine ti trovi anche un po’ a disagio. Diciamoci la verità perché succede anche con gli amici addirittura e con un genitore, che dovrebbe essere sempre al tuo fianco quasi sempre, non vederla per tanti anni io quasi quasi non la riconoscevo. All’inizio era cambiata io me la ricordavo vent’anni prima. E’ sempre una bellissima donna, però il ricordo, la voce erano cambiati… Ho dato una spianata a tutti quelli che erano i miei dubbi, le mie convinzioni e con Ines mi sono riavvicinato e mi sono reso conto che ho perso molto tempo. Quello è il mio cruccio più grande perché poi, può sembrare retorica, non tornano più quegli anni».

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