Studio Resente Novella 2000 n. 45 2020

Studio Resente: ‘Presidente Conte, vogliamo fatti e non più decreti’

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Alessandro Resente raccoglie l’indignazione delle categorie più colpite dalle conseguenze economiche e dalle restrizioni dovute al Coronavirus.

Molto spesso associo il nostro premier Giuseppe Conte a Cenerentola, in quanto entrambi, per casi fortuiti, hanno visto la loro vita cambiare. Cenerentola era destinata a una vita infelice e rinchiusa in casa, ma grazie alla fatina ha visto il suo destino cambiare ed è diventata principessa. Lo stesso vale per Conte, che da avvocato si ritrova a Presidente del Consiglio. Ma mentre Cenerentola forse si è limitata a fare la moglie e la mamma, Conte si è messo a guidare l’Italia!

Quello di cui mi interessa parlare questa settimana sono i provvedimenti presi per fronteggiare il Coronavirus, i famosi Dpcm.

Prima di tutto voglio precisare che essi non sono il frutto della sua capacità e dei consigli dei suoi tecnici. Non sono altro che copie dei provvedimenti presi in Cina. Come spesso avviene, la copia risulta peggiore dell’originale.

Il lockdown o l’app Immuni non sono altro che la trasposizione di provvedimenti presi in Cina. Ma perché da noi non sono andati bene? Perché l’Italia non è la Cina e il sistema di governo è molto diverso. Ma soprattutto lì lo Stato è intervenuto in maniera decisa e concreta, qui tutti sanno e intervengono.

Siamo arrivati all’assurdo che anche i virologi non si limitano a spiegare il virus (ovviamente ognuno ha le sue opinioni), ma danno consigli anche economici.

Uno degli aspetti più negativi è il fatto che, prima che sia preso un provvedimento, si lascia filtrare tutta una serie di informazioni che influenza negativamente le persone, angosciandole.

Ultimi decreti e promesse d’intervento

L’insicurezza genera paura tra le persone, ma nello stesso tempo dimostra l’indecisione e l’inadeguatezza del governo.

In Cina si sono presi i vari provvedimenti tempestivamente, in Italia confusione pura. Siamo arrivati ad avere una commissione di tecnici presieduta da Colao, che doveva individuare una serie di disposizioni per la ripartenza e invece il nulla!

Il “decreto liquidità” doveva rifinanziare gli imprenditori e le aziende italiane, invece ottenere i finanziamenti garantiti quasi integralmente dallo Stato è una lotta. Le banche non vogliono finanziarie i ristoranti e i negozi al dettaglio, perché dubitano in una loro ripresa. Ma queste sono le categorie che più hanno risentito del lockdown, perché non devono essere aiutate? E il governo lo sa? E cosa sta facendo mentre loro continuano a sprofondare nella crisi? Chiude anticipatamente i ristoranti!

Il problema non sono loro, ma gli assembramenti e chi dovrebbe controllare non interviene nella maniera adeguata! I giovani continuano a trovarsi e creare assembramenti? Si controllino tutti e si sanzionino con pagamento immediato. Invece no. Conte chiede a Chiara Ferragni e Fedez di invitare i giovani a usare le mascherine. Dobbiamo aspettarci il “decreto influencer”?

Con il “decreto agosto” Conte aveva promesso (i comunicati sì gli riescono bene) fondi per i ristoranti, ma solo il 16 ottobre è arrivato il provvedimento attuativo. Due mesi persi!

Incertezze e blocco dei consumi

Il prof. Crisanti dice che a Natale avremmo il picco dei contagi. Che provvedimenti si stanno predisponendo? E perché ad agosto tutto andava bene? Forse anche il virus era andato in ferie? Lo stesso Crisanti suggeriva di fare il tampone a tutti, ma vista che la validità molto limitata avremmo dovuto farlo ogni mattina? Ritroviamo la concretezza!

Siamo un Paese sull’orlo del burrone, alle imprese manca la liquidità e, voglio ben ricordarlo, i fallimenti hanno un andamento a spirale per cui i primi ne provocheranno altri e così via.

Se continuiamo a creare questa situazione di terrore e incertezza, l’andamento economico non potrà migliorare. I problemi per arginare il propagarsi del virus bisogna affrontarli e risolverli, non mascherarli. Se abbiamo un problema nei trasporti pubblici, vediamo di incrementare le corse, assumiamo nuovo personale, acquistiamo mezzi invece di incrementare lo smart working con tutti i problemi collegati.

È inutile far credere che lavorare in ufficio o da casa sia la stessa cosa. Inoltre il lavoro da casa, come già detto, è anche un blocco ai consumi.

Caro Conte, provi a parlare con il barista di una zona uffici e a capire la sua situazione. Per una volta provi a parlare con la gente e capire. Si chieda perché i consumi alimentari si stanno contraendo.

La gente ha più paura della crisi economica che del virus, perché se non si riparte sarà la fine per il nostro Paese.

Domande su contagi e contagiati

Ormai i Tg parlano solo del virus e dei contagi, ma iniziamo a spiegare bene: quanti sono stati i nuovi contagiati? Quanti quelli che sottoposti a tampone non sono ancora guariti? Quanti gli extracomunitari? Come hanno contratto il virus? In quanti giorni sono guariti? Che terapie sono state fatte?

Non ho mai visto che si riportasse il bollettino delle influenze, ma ricordo benissimo i titoli dei Tg: 5 milioni di Italiani a letto con l’influenza! E quanti fossero morti ogni giorno nessuno lo riportava. Adesso invece si parla solo di Covid e tutte le altre notizie spariscono, tutto in secondo piano.

In Italia non si sa più nulla se non quello che il governo vuol far sapere. E tutti zitti. Ma qualche bel provvedimento serio, avvocato Conte, vogliamo prenderlo?

Basta con questa continua comunicazione negativa, non precisa, ma solo sommaria e soprattutto portatrice di panico. Comunicazioni serie, articolate e per punti. Ad esempio, quanto di quelli che purtroppo muoiono per Covid avevano solo il virus e non altre patologie?

Poi passiamo a provvedimenti seri. Decreto liquidità: chi ha i requisiti deve ricevere i soldi entro 15 giorni. Non devono esistere le limitazioni delle banche. Chi è più in difficoltà per il Covid deve essere subito finanziato. Stop a tutti i versamenti di imposte e contributi fino a gennaio o febbraio per imprese e professionisti. Controllo dei prezzi al dettaglio nel settore alimentare, bloccando gli aumenti se non giustificati. Procedere con adeguate campagne per promuovere l’Italia e i prodotti italiani all’estero.

Basta con la filosofia del Paese appestato! Abbiamo bisogno, per riprenderci, dei turisti e delle esportazioni. Norme severe per chi non rispetta le norme anti-Covid. Forza Presidente, siamo Italiani e possiamo farcela. Anzi saremo i primi, come sempre!

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