Achille Lauro, la confessione sul suo difficile passato nel suo docufilm

NEWS

Achille Lauro, la confessione sul suo difficile passato nel suo docufilm

Vincenzo Chianese | 14 Dicembre 2023

Nel suo primo docufilm, uscito oggi su Prime Video, Achille Lauro rivive il suo difficile passato e fa un’importante confessione

La confessione di Achille Lauro

Oggi è arrivato su Prime Video Ragazzi madre – L’Iliade, il primo docufilm di Achille Lauro. Nel corso del lungometraggio il cantautore, da anni nel cuore del grande pubblico, ha ripercorso tutti i momenti più difficili della sua vita, partendo dall’infanzia e passando per l’adolescenza. Proprio in quegli anni Lauro, come ha ammesso lui stesso, ha vissuto un periodo non semplice, al punto che a soli 13 anni lasciò la casa dei suoi genitori. L’artista così iniziò a frequentare persone e ambienti poco raccomandabili. Nel suo docufilm Lauro racconta dunque di quei giorni, durante i quali si ritrovò anche a rubare nei supermercati. Queste le sue dichiarazioni, riportate da Gossip.it:

“Vivevo con persone più grandi, delinquenti, figli di nessuno. A 15 anni sono stato cresciuto da cinquantenni pluripregiudicati che per me erano qualcosa di simile a un padre. Oltre al contesto marcio, razzista e omofobo, tutto il peggio del peggio descolarizzato, senza cultura, era anche un ambiente pericoloso con gente e persone pericolose. Chiaramente ho iniziato a delinquere molto presto, ero veramente piccolo e andavo a rubare al supermercato con due cestini. Uno lo prendevo con la mano, l’altro lo facevo passare sotto la cassa e lo spingevo col piede e riempivo le buste un po’ da sopra e un po’ da sotto. Tornavo con 5-600 euro di roba. Per noi era la nostra festa! All’inizio non avevo paura di perdermi perché ero un incosciente e anche stupidamente compiaciuto”.

A salvare Achille Lauro però è stata proprio la musica. In merito il cantautore, che nel mentre si prepara a trasferirsi per 6 mesi a Los Angeles per dedicarsi a nuovi progetti, ha aggiunto:

“La cosa peggiore è stata rendermi conto che non volevo diventare come le persone che mi avevano cresciuto. Mi sono spaventato di non avere un posto nel mondo, di essere nulla. Questo mi ha spaventato più della violenza. A un certo punto ho detto: ‘Sto diventando ciò che non voglio diventare‘. Così ho iniziato a scrivere, mi faceva stare bene perché sfogavo così alcune difficoltà”.