Gualdi Novella 2000 n. 39 2021

Belle da Vicino con Alessandro Gualdi: a Joe Biden… la verità si legge in faccia

Da qualche anno Joe Biden ha un aspetto più fresco che potrebbe nascondere il ricorso alla chirurgia estetica: dove sta la verità?

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Joe Biden, il Presidente degli Stati Uniti d’America, l’uomo più potente al mondo (forse, ancora) è da sempre al centro dell’attenzione anche per il suo aspetto. A 78 anni ha una faccia più giovane di quando di anni ne aveva venti di meno. Ha più capelli e meno rughe…

Esagero un po’, ma ci siamo capiti. Ha fatto il lifting per contrastare il cedimento dei tessuti del viso? Magari associato alla blefaroplastica per riaprire le palpebre e rinfrescare l’aspetto dello sguardo in generale? Avrà fatto anche una cura specifica per rinfoltire i capelli caduti prematuramente, forse un trapianto? (Non che ora abbia una criniera da leone, ma per l’età che ha si difende).

“Dai, si vede che ha fatto qualcosa”

Non possiamo dirlo con certezza, in assenza di conferme dal diretto interessato. Ma non occorre un occhio particolarmente professionale per avvertire che la probabilità di uno o più interventi di medicina estetica e chirurgia plastica è piuttosto alta.

Insomma, come si direbbe al bar in una conversazione informale: “Dai, si vede che ha fatto qualcosa”.

Ecco, questo commento sottintende un elemento fondamentale della mia professione. In diversi Paesi non europei, chi decide di intervenire con la medicina o la chirurgia per migliorare il proprio aspetto, spesso non solo non si preoccupa che l’effetto finale sia naturale, ma anzi vuole che si veda che è “artificioso”. Perché?

Qui servirebbero un sociologo e un antropologo per dare una risposta completa. Ma con buona semplificazione possiamo dire perché il “ritocco” è percepito come uno status symbol. Un termometro del successo.

E diventa anche la dimostrazione di appartenere a un gruppo di persone che tiene al proprio aspetto e al proprio benessere, che investe in se stesso, e che dunque è degno di fiducia sul lavoro. Un valore fondamentale, in una società altamente competitiva.

Benessere, non status symbol

Da noi in Italia – e direi in Europa in generale -, invece, c’è un gusto diverso, più misurato. Stiamo generalizzando, ovvio. Le eccezioni, i fenomeni, le maschere grottesche ci sono anche da noi. Ma sono, appunto, eccezioni, e sta ai medici cercare di mediare e guidare.

Le operazioni di chirurgia plastica estetica e i trattamenti di medicina estetica nella mia visione non sono status symbol da esibire, ma strumenti per aumentare il proprio benessere intimo.

Non devono essere fatti per mostrare agli altri quanto si è benestanti, ma per sentire dentro di sé quanto si sta bene.

In Italia c’è ancora un certo pudore nell’ammettere pubblicamente un intervento estetico, perché per cultura continuiamo a considerare l’aspetto come qualcosa di frivolo, quando invece è parte integrante dell’equilibrio psicofisico della persona. Ma d’altra parte siamo lontani dall’ostentazione che si ritrova in altri Paesi.

Quando fare il lifting

E questo ci porta a un’altra considerazione: quando intervenire per migliorare il proprio aspetto? Quando fare il lifting, per esempio?

La mia risposta è sempre: “quando non ci si sente più in equilibrio con il proprio corpo, quando un aiuto medico o chirurgico può aiutare a stare meglio”.

Rimanendo sul lifting facciale, che è in un certo senso l’università della chirurgia plastica estetica, nel mio studio propongo diversi approcci. Dal MUST, un “lifting mini-invasivo” che ho studiato per rinfrescare un volto ancora biologicamente giovane, ma di aspetto “stanco”, a operazioni più profonde adatte a esigenze più radicali.

Per ogni paziente c’è una soluzione specifica che risponde alla sua anatomia, alla sua storia, alle sue aspettative.

Chi sta bene ha più successo

Il lifting, come ogni altro intervento, ha l’obiettivo ultimo di riequilibrare la persona e donargli un aspetto che sia in linea con la sua mente.

Chi si sente bene ha più successo nella vita, e sta meglio.

Torniamo a Biden.

Probabilmente è vero che ha un aspetto che ai nostri occhi può sembrare “artificiale”, ma domandiamoci: sarebbe stato eletto Presidente Usa se fosse apparso come un 78enne?

a cura di Alessandro Gualdi

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