Madalina Ghenea vince in tribunale: condannata la sua stalker
La modella romena ottiene giustizia a Milano dopo anni di persecuzioni social e lancia un appello accorato a tutte le…
La modella romena ottiene giustizia a Milano dopo anni di persecuzioni social e lancia un appello accorato a tutte le vittime di odio online
Il Tribunale di Milano ha messo finalmente un punto fermo a un incubo durato anni. La vicenda giudiziaria che vedeva protagonista Madalina Ghenea si è conclusa con la condanna a un anno e sei mesi di reclusione per la donna stalker di 45 anni. L’imputata è stata riconosciuta colpevole di atti persecutori aggravati, avendo bersagliato l’attrice e modella trentottenne con una ferocia metodica attraverso i principali canali social.
Un quadro inquietante fatto di messaggi minatori e offese pesanti che non risparmiavano nessuno degli affetti della Ghenea. Per lungo tempo l’identità della stalker era rimasta avvolta nel mistero del web, permettendole di agire nell’ombra contro amici, collaboratori e persino i familiari dell’attrice. Le indagini tecniche hanno però permesso di risalire alla responsabile, svelando un piano di molestie continuative volte a isolare e colpire l’immagine pubblica e privata della vittima.
Ghenea: “Denunciate, denunciate: quando si è vittime di odio è assolutamente sbagliato ignorare e tacere”
L’attrice ha accolto la sentenza con un mix di sollievo e determinazione, decidendo di trasformare la propria sofferenza in un messaggio di speranza collettiva. Fuori dall’aula, Madalina Ghenea ha pronunciato parole cariche di forza per incoraggiare chiunque si trovi in una situazione simile a non rassegnarsi. “Denunciate, denunciate: quando si è vittime di odio è assolutamente sbagliato ignorare e tacere”, ha dichiarato con fermezza la modella ai giornalisti presenti.
La decisione di rivolgersi alle autorità è maturata dopo un lungo periodo di dubbi e sofferenze interiori. Inizialmente l’attrice sperava che il silenzio potesse placare la rabbia della stalker, ma l’escalation dei messaggi ha reso inevitabile l’intervento della magistratura milanese. Questa sentenza è una vittoria personale per la Ghenea, ma soprattutto stabilisce un precedente significativo contro l’impunità di chi utilizza i social come arma di offesa.
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