Marilyn Monroe, il centenario: 10 retroscena che spiegano perché è ancora l’icona numero uno
Marilyn Monroe, dalla battaglia nascosta contro la balbuzie ai misteri sulla tragica fine: tutto quello che la storia non ha…
Marilyn Monroe, dalla battaglia nascosta contro la balbuzie ai misteri sulla tragica fine: tutto quello che la storia non ha mai detto su Norma Jeane
Il conto alla rovescia per il centenario di Marilyn Monroe è ufficialmente iniziato. Il primo giugno 2026 non sarà solo una ricorrenza sul calendario, ma il momento della verità per un’icona che ha trasceso il cinema per diventare mito. Analizzare oggi la parabola di Norma Jeane Mortenson significa immergersi in un labirinto di successi folgoranti e fragilità umane, dove la maschera della “bionda svampita” nascondeva in realtà una delle menti più acute e tormentate della Hollywood classica. Marilyn non è stata solo un volto da copertina, ma una donna capace di sfidare il sistema patriarcale degli Studios, lottando per la parità salariale e la dignità artistica. Mentre il mondo si prepara a celebrarla, emerge la necessità di raccontare la sua storia lontano dai cliché, restituendo onore alla sua complessità intellettuale e al suo spirito ribelle.
La dualità tra persona e personaggio
La vera forza di Marilyn risiedeva nella consapevolezza della propria immagine. Truman Capote raccontò di averla vista osservarsi intensamente allo specchio; quando le chiese spiegazioni, lei rispose con disarmante candore: “Guardo lei”. Questa scissione tra Norma e il brand “Monroe” è la chiave per comprendere la sua intera esistenza.
L’identità celata e gli pseudonimi
Marilyn era un’esperta nel depistaggio. Per sfuggire all’assedio dei paparazzi o per registrarsi nelle cliniche, utilizzava nomi fittizi come Zelda Zonk. Questa necessità di anonimato rifletteva il bisogno profondo di proteggere la propria intimità dai riflettori.
Un’intellettuale oltre lo schermo
Contrariamente ai ruoli interpretati, Marilyn possedeva un QI di 168. La sua biblioteca personale contava oltre 400 volumi, spaziando da Dostoevskij a Freud. Era un’avida lettrice che cercava nei libri le risposte che il mondo del cinema non sapeva darle.
La battaglia contro la balbuzie
Norma Jeane soffriva di una grave balbuzie infantile. Il suo iconico tono di voce sussurrato, diventato simbolo di seduzione, fu in realtà un suggerimento logopedico per superare i blocchi nel linguaggio durante la recitazione.
L’incontro con Ella Fitzgerald
Marilyn fu una pioniera dei diritti civili. Grazie al suo prestigio, garantì a Ella Fitzgerald la possibilità di esibirsi al Mocambo Club, sfidando le barriere razziali dell’epoca in cambio della sua presenza costante ai tavoli in prima fila.
Il dolore dell’endometriosi
Dietro i sorrisi sul set si celava una battaglia fisica atroce. Marilyn soffriva di una forma acuta di endometriosi, che le causò dolori invalidanti e diversi aborti spontanei, negandole quel desiderio di maternità che cercava con disperazione.
Chirurgia estetica d’avanguardia
Nel 1950 fu tra le prime a sottoporsi a piccoli interventi correttivi a naso e mento. Tuttavia, rifiutò sempre di rimuovere la sottile peluria sul viso, poiché era convinta che sotto le luci dei riflettori donasse alla sua pelle un riflesso etereo.
La disparità salariale
Nonostante fosse la star numero uno al mondo, Marilyn veniva pagata meno delle colleghe. In Gli uomini preferiscono le bionde, Jane Russell percepì un compenso dieci volte superiore al suo, spingendo la Monroe a una storica protesta contro la Fox.
L’abito cucito sul corpo
Il celebre vestito del “Happy Birthday Mr. President” era così aderente da non avere cerniere. Le fu cucito letteralmente addosso pochi minuti prima dell’esibizione, creando quell’effetto “nude” che fece scandalo a Washington.
Il rifiuto a Colazione da Tiffany
Truman Capote voleva lei per il ruolo di Holly Golightly. Tuttavia, la sua acting coach le sconsigliò la parte perché interpretare una escort avrebbe potuto danneggiare la sua reputazione, lasciando la strada spianata ad Audrey Hepburn.
Il giallo della notte finale
La morte, avvenuta il 5 agosto 1962, resta un enigma. Tra la versione ufficiale dell’overdose e le ombre di un coinvolgimento dei Kennedy, spicca un dettaglio agghiacciante: fu trovata con la cornetta del telefono in mano, come nel tentativo estremo di chiedere un aiuto che non arrivò mai. Marilyn Monroe ci lascia un’eredità fatta di luci accecanti e ombre profonde. Il suo centenario è l’occasione per guardare oltre la diva mondiale e scoprire finalmente la donna.
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