di Umberto Mortelliti

Alfiere di una politica che superi i concetti di destra e sinistra, il presidente del veneto ci racconta i primi mesi di mandato, la sua vita, le sue passioni, il legame con i nonni e il grande amore per la sua prima sostenitrice.

Il suo pensiero viaggia a un unico binario: vuole essere promotore di una politica fluida, superando i concetti di destra e sinistra. Alberto Stefani, 33 anni, governatore del Veneto (il più giovane a ricoprire questa carica), affascina. Affascina anche per bellezza – come sottolineano le elettrici venete di destra e di sinistra – ma soprattutto per meriti, qualità e valori. Fa anche innamorare: Stefani, riservato per natura, ci presenta la sua compagna, Giorgia Tavella, 26 anni, e la sua bella storia d’amore, che da poco festeggia un anno. Tra i mille impegni, prima alla Camera e ora in Regione, riesce a trovare con lei un angolo di paradiso. Alla mondanità, infatti, preferisce delle splendide camminate nel verde in sua compagnia. Trova del tempo anche per scrivere e dipingere, la sua grande passione, anche perché è un moto perpetuo e non dorme più di 5/6 ore a notte. Sta affrontando la sfida politica con grande coraggio ed entusiasmo, offrendo subito soluzioni importanti per tutelare il suo territorio, ma soprattutto i giovani. Senza dimenticarsi dei meno giovani: i nonni – ai quali è legatissimo – e i genitori sono stati un punto di riferimento nella sua vita, tanto da dedicare la vittoria all’adorata nonna Paola, scomparsa proprio il giorno della vittoria alle elezioni. Parte del suo tempo, lo dedica agli anziani e al loro benessere. Presidente, si sa tutto di lei, ma poco o niente del suo privato. «Io e Giorgia ci conosciamo da un anno. Non è semplice trovare il tempo a disposizione perché gli impegni della vita sono tantissimi. Si cerca di fare sempre il possibile». Come l’ha conquistata, Presidente? «Ci siamo conosciuti a un evento di amici comuni, ci siamo scritti per un po’, poi un invito a cena molto classico. Una modalità molto tradizionale. Ci siamo frequentati per un po’ di settimane, prima di fidanzarci ufficialmente. Non è facile gestire tutti gli impegni e ovviamente riuscire a trovare del tempo per la vita privata e per gli affetti». Però con Giorgia ce l’ha fatta? «Sì. Lei è laureata in Psicologia e ora sta facendo un master in Psicologia forense. Ha un fratello che si chiama come me. Viviamo in due paesi, diciamo di provincia, perché lei è della zona del Bassanese. Giorgia è molto legata alla sua famiglia d’origine, soprattutto ai suoi nonni. Diciamo che su questo siamo molto simili». Parlate già di andare a convivere? «No, ognuno vive la propria vita e si cerca ovviamente di poter condividere dei momenti insieme. Diciamo che sicuramente in futuro mi piacerebbe avere dei bambini, in questo momento sono concentrato sui miei impegni». Presidente, è profondamente innamorato? «Beh, in una relazione è giusto… prendersi. Provare dei sentimenti e quantomeno riuscire, come possiamo dire, a poterli anche esprimere». Quando ha del tempo libero come lo passa con lei? «Siamo molto riservati. Sicuramente, ci piace molto fare delle passeggiate nel verde. Quando c’è tempo, ovviamente. In un mondo di ostentazione la semplicità è rivoluzionaria». Quindi non le piace mondanità… «Preferisco la tranquillità alla mondanità, da sempre». Invece lei come occupa il poco tempo libero a disposizione? «A me piace dipingere. Dipingere, ma anche scrivere. Scrivere qualche riflessione personale che mi piacerebbe pubblicare e abbinarla ai miei lavori pittorici. Sono dei pensieri abbastanza liberi, definirli poesie mi sembra eccessivo, ma è qualcosa che si avvicina. Fare sport mi piace, in particolare camminare nel verde. Però diciamo che il mio hobby preferito è la pittura, perché mi permette un po’ di esprimere la mia personalità». So che ha una sorella gemella, Giulia. Che rapporto ha con lei? «Un rapporto simbiotico, come spesso accade tra i gemelli. Abbiamo fatto le scuole elementari insieme. Lei fa l’infermiera, a Verona, spesso su alcune questioni ci confrontiamo. Questo per dire, che siamo gemelli, ma non fotocopie». Che ruolo hanno avuto i nonni nella sua vita. «Un ruolo fondamentale, io tra l’altro ho dedicato la mia tesi di laurea alla mia bisnonna, alla quale ero legatissimo. Per me è stata una seconda madre, nel senso che mi ha comunque cresciuto, viveva nel mio stesso comune. Continua a essere comunque figura di riferimento nella mia vita». E invece nonna Paola? «Lei è la nonna che è venuta a mancare durante le elezioni, a cui ero ovviamente molto legato. È stata la nonna più longeva che ho avuto, perché ovviamente è stata l’ultima a mancare. Con lei ho sempre avuto un legame diretto e soprattutto molto confidenziale e ci vedevamo spesso durante la settimana e mi piaceva trascorrere il tempo con lei». E invece con i suoi genitori che rapporto ha avuto? «Molto buono, mi hanno dato la possibilità di esprimermi, senza mai pormi la loro idea o senza mai condizionarmi. Questo è stato un aspetto molto positivo che poi ho portato con me. La vera regola secondo me, per vincere nella vita, è questa: essere se stessi». In adolescenza qual è stata la sua persona di riferimento o suo modello di vita? «Non ho mai avuto un modello di riferimento, nel senso che ho sempre cercato di essere un po’ originale. La frase che tra l’altro ho ripetuto in uno dei miei interventi in campagna elettorale è di San Carlo Acutis: “Tutti nasciamo come degli originali, ma molti di noi muoiono come fotocopie”». Quale rapporto ha con la fede? «Io sono cattolico e credo in Dio. Un rapporto che si è rafforzato negli anni». Qual è il bilancio di questi primi mesi come governatore del Veneto? «Sicuramente positivo. Molto intenso ma gratificante, direi così. Diciamo che quando si assume un ruolo bisogna guardare guardare sempre a quello che si può fare e quello che si deve fare senza troppi intoppi. Tutte le energie a disposizione sono per i cittadini che ti hanno eletto». L’astensionismo continua a crescere. Come può la politica riavvicinarsi al popolo? «Ci sono una serie di variabili che vanno prese in considerazione. Viviamo in un mondo globalizzato e internazionalizzato. Forse stimolare meccanismi di voto diversi, può tamponare l’astensionismo». Presidente, lei che è un cervello rimasto nel nostro Paese, non è arrabbiato dei tanti cervelli in fuga? «Abbiamo in mente un programma di azioni per trattenere i talenti del nostro territorio». Come giudica in questi mesi l’operato di Trump in politica estera? Cosa ne pensa degli agenti dell’ICE alle Olimpiadi? «È un problema inesistente, perché non hanno nessun margine operativo nel nostro Paese e lo dice il diritto internazionale. Detto questo, prima di tutto vengano i diritti degli esseri umani, che in alcune situazioni sono calpestati. Da anni mi batto a fianco dei popoli oppressi, del Venezuela e dell’Iran, per esempio». La parola enfant prodige per lei è assolutamente azzeccata. Qual è il segreto del suo successo? «Non mi piace parlare di me stesso, ma se devo trovare una mia qualità è la curiosità, ma anche poi l’applicazione della curiosità: la ricerca e la voglia di studiare. Di non avere mai limiti temporali nello studio e nell’analisi delle cose».

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