Tra protesi di scena e discorsi in francese, ecco tutta la verità sul giallo di Parigi

Parigi è da sempre la città dei sogni e dei grandi misteri, ma nessuno si aspettava che la notte dei César Awards si trasformasse in un episodio di X-Files. Da giorni la rete non parla d’altro, alimentando una teoria del complotto che vedrebbe un sosia, o addirittura un clone, sul palco al posto del leggendario Jim Carrey. L’attore canadese ha ricevuto il prestigioso premio alla carriera lo scorso 26 febbraio, ma il suo aspetto fisico ha scatenato una tempesta mediatica senza precedenti tra i fan più sospettosi.

Teorie del complotto

Molti utenti hanno analizzato ogni singolo fotogramma della cerimonia, sottolineando come i capelli lunghi e il colore degli occhi sembrassero diversi rispetto alle immagini iconiche del passato. Nonostante la naturale evoluzione del tempo, i complottisti del web hanno preferito ignorare l’invecchiamento biologico per abbracciare l’ipotesi di uno scambio di persona in piena regola. La presenza dell’intera famiglia dell’attore in prima fila non è bastata a sedare le voci, che hanno trovato un combustibile inaspettato in un post pubblicato sui social network.

A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato Alexis Stone, celebre artista del trasformismo noto per le sue incredibili metamorfosi fisiche ottenute grazie al trucco cinematografico. Stone ha condiviso su Instagram una serie di scatti che mostrano una parrucca e delle protesi facciali molto simili ai tratti di Carrey, accompagnandoli con una didascalia provocatoria. Molti hanno interpretato quel contenuto come una rivendicazione, convincendosi che sotto la maschera del “Grinch” parigino si nascondesse proprio l’abile performer britannico e non la star di Hollywood.

Gregory Caulier: la questione Carrey è una “non questione”

La questione ha assunto proporzioni tali da richiedere l’intervento ufficiale degli organizzatori, decisi a difendere l’integrità di un momento che definiscono storico per il cinema francese. Gregory Caulier, delegato generale dei premi, ha liquidato le speculazioni con una certa insofferenza definendo l’intera vicenda come una “non questione” priva di qualsiasi fondamento logico. Le sue dichiarazioni a Variety hanno cercato di riportare l’attenzione sull’aspetto umano e professionale di una visita pianificata meticolosamente fin dalla scorsa estate.

“La visita di Jim Carrey è stata programmata per otto mesi con discussioni costruttive e lui è rimasto colpito dall’invito dell’Academy sin dal primo momento”, ha dichiarato Caulier. Il delegato ha sottolineato come l’attore si sia impegnato duramente per imparare il francese, chiedendo costantemente correzioni sulla pronuncia esatta di ogni singola parola. Risulta difficile immaginare un sosia capace di sostenere un simile carico di lavoro linguistico e di ingannare persino gli amici più intimi della star presenti all’evento.

Oltre ai collaboratori storici, in sala sedeva anche il regista Michel Gondry, che con Carrey ha condiviso set indimenticabili e che è apparso sinceramente commosso nel riabbracciare il collega. “È venuto con la sua compagna, sua figlia, suo nipote e dodici amici stretti”, ha aggiunto Caulier per ribadire che nessuno dei presenti ha mai dubitato dell’identità dell’ospite d’onore. Il discorso di ringraziamento ha poi toccato corde molto personali, rivelando un legame ancestrale con la Francia che affonda le radici in un lontano antenato di Saint-Malo.

Carrey ha dedicato il premio a suo padre, Percy Joseph, descrivendolo come l’uomo più divertente del mondo e il suo primo vero maestro di vita e di comicità. 

Dario Lessa

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