Cazzullo critica Sal Da Vinci: canzone da matrimonio della camorra, si scatena la tempesta social
Tra l’estetica del trash e l’orgoglio di Napoli scoppia la guerra sociale dopo le pesanti parole del vicedirettore del Corriere…
Tra l’estetica del trash e l’orgoglio di Napoli scoppia la guerra sociale dopo le pesanti parole del vicedirettore del Corriere della Sera
Il confine tra la critica musicale e l’incidente diplomatico si è polverizzato quando Aldo Cazzullo ha deciso di impugnare la penna senza troppi giri di parole. Al centro del mirino c’è Per sempre sì, il brano con cui Sal Da Vinci ha trionfato all’ultima edizione del Festival di Sanremo tra l’entusiasmo della piazza e il gelo della critica. La miccia è partita dalla storica rubrica delle lettere del Corriere della Sera, dove un lettore interrogava il giornalista su un giudizio drastico espresso in precedenza riguardo alla qualità della melodia vincitrice.
Cazzullo non ha fatto passi indietro, anzi ha rincarato la dose con un paragone che ha immediatamente incendiato i social network e le radio campane. Il giornalista ha tracciato una linea netta tra la tradizione nobile della musica italiana e quella che definisce una deriva melensa e poco ispirata. “Non si tratta di essere contro il popolo” ha precisato il vicedirettore, richiamando l’eredità di Modugno e quel miracolo economico che sapeva di speranza. Secondo la sua analisi, il brano di Sal Da Vinci rappresenterebbe invece un preoccupante arretramento culturale, privo di quella spinta vitale che caratterizzava il passato.
Cazzullo: “Per sempre sì potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra, o a essere generosi una canzone di Checco Zalone”
Il passaggio che ha scatenato la tempesta riguarda però l’immaginario collettivo legato a certe atmosfere partenopee più cupe. “Per sempre sì potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra, o a essere generosi una canzone di Checco Zalone” ha scritto Cazzullo con un affondo chirurgico. Il giornalista ha poi aggiunto che l’attore pugliese scrive certi testi per burla, per scimmiottare un Sud che preferisce la melassa alla melodia. Nonostante abbia salvato altri artisti meridionali come Samurai Jay e Serena Brancale, il giudizio sul vincitore resta una condanna senza appello che tocca corde sensibilissime.
Molti utenti hanno risposto con ferocia, accusando il giornalista piemontese di nutrire pregiudizi atavici verso Napoli e la sua espressione popolare più genuina. Mentre il sindaco Gaetano Manfredi si prepara a consegnare la medaglia della città all’artista l’11 marzo, il clima si fa tesissimo. Cazzullo chiude la sua riflessione con una nota amara su un Paese dove, a suo dire, ormai chiunque può ricoprire qualsiasi ruolo istituzionale o artistico.
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