Sette italiani su dieci dichiarano di provare gelosia per il partner, sia che si trovino in una coppia monogama sia che abbiano optato per una relazione aperta, in cui è considerato accettabile frequentare altre persone. A rivelarlo è uno studio condotto da Wyylde, piattaforma dedicata alla ricerca di partner interessati a vivere una sessualità aperta, che mette in discussione l’idea che la libertà affettiva coincida con l’assenza di emozioni complesse. Ed evidenzia come, oggi più che mai, una relazione si regga sulla negoziazione continua, non sulla staticità dei confini. C’è però un altro tema da considerare, quando si parla di gelosia e a sottolinearlo è Nada Loffredi, psicoterapeuta esperta in Sessuologia Clinica, volto noto al pubblico come esperta del programma Matrimonio a Prima Vista, su Real Time: «La gelosia è quasi sempre considerata un tema legato alla coppia, ma è, innanzitutto, un sentimento individuale, che prescinde dall’ingresso o meno in una relazione, monogama o aperta che sia. Sia nella sua espressione più sana, che ha a che vedere con la paura di perdere l’altro, sia quando sconfina in forme di controllo, possesso o ossessiva ricerca di conferme continue è parte dell’identità del singolo, a priori». Per questo, nelle coppie aperte il rischio di cortocircuito è altissimo. «Se si sceglie questa strada, serve un patto d’acciaio su cosa sia accettabile e cosa no», continua Loffredi. Il confine più delicato? Quello tra sesso e sentimento. Finché si introduce un terzo per dinamiche puramente ludiche e condivise, l’equilibrio regge. I problemi nascono quando uno dei partner inizia a frequentare qualcuno da solo: subentra la paura dell’investimento emotivo e dell’innamoramento. «In questi casi si può salvare il rapporto rinegoziando le regole, spesso con l’aiuto di un professionista», conclude la psicoterapeuta. «Ma serve onestà: a volte uno dei due accetta l’apertura solo per compiacere l’altro, o per un’incapacità profonda di tollerare la vera intimità».

A determinare quasi sempre la scelta di aprire la coppia ad altri è la noia, l’abitudine al corpo e a dinamiche che, anche se funzionano, sono un po’ impolverate. È il caso di A. e R., professionisti di 45 e 53 anni, che dopo undici anni di relazione e due figli hanno sentito la curiosità di esplorare nuove forme di intimità e sessualità. «Avevamo rapporti regolari, ma erano diventati un impegno da calendarizzare tra la partita di calcetto e il corso di nuoto dei bambini…L’idea è partita da lui e io ho fatto qualche resistenza perché temevo il confronto con un altro corpo femminile, magari più giovane e tonico del mio. In realtà, sin dal primo incontro a tre si è attivata con mio marito una dinamica nuova e del tutto inaspettata che ci ha fatto bene». La gelosia esiste, certo, ma al momento è gestibile: «Temo che lei possa incontrare qualcuno che la prende di testa. Finché si resta nel gioco sessuale, per me va bene», confessa lui.

Per evitare il coinvolgimento emotivo, la via più comune è la compartimentazione rigida, come spiega F., in una relazione stabile da dieci anni: «La gelosia c’è anche per noi, ma solo se c’è feeling intellettuale. Per evitarlo, stabiliamo regole chiare: gli incontri avvengono tramite app, niente cene o cinema, solo sesso e via. Non racconto nulla di me e non voglio sapere nulla dell’altro. E, soprattutto, ci si vede una volta sola».

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