Social e cellulare vietati ai minorenni?
La Francia dice stop agli smartphone a scuola e alle piattaforme per gli under 15. Una scelta che spacca l’opinione pubblica e riapre il dibattito sul rapporto tra adolescenti e tecnologia. Alcuni genitori ci raccontano le loro esperienze, tra diktat e patteggiamenti
La stretta su smartphone e social network è ormai una realtà. La Francia ha deciso di fare da apripista in Europa: dal prossimo primo settembre infatti sarà vietato l’uso del cellulare nelle scuole per gli studenti fino a 15 anni e, sotto quell’età, non sarà più possibile aprire profili o accedere ai principali social network. Non è un caso isolato.
L’Australia li ha già bloccati agli under 16, mentre il Regno Unito sta valutando nuove restrizioni, per esempio un coprifuoco digitale nelle ore notturne. L’obiettivo è limitare il rischio di dipendenza e tutelare il benessere psicologico dei più giovani. Ma dove finisce la protezione e dove inizia il divieto? Lo abbiamo chiesto ad alcune mamme di adolescenti.
Cellulare sì, ma con giudizio
Per molte famiglie il vero problema non è il cellulare, bensì l’uso che se ne fa. «Viviamo a Milano e per un ragazzo di 12 o 13 anni avere un cellulare può essere utile per muoversi in autonomia o chiamare i genitori», racconta Luisa, mamma di Hana, 15 anni. «Sono favorevole, però, al divieto di utilizzarlo a scuola e credo che prima di consegnare uno smartphone sia necessario valutare la maturità di ogni ragazzo».
Dal canto suo Vittoria, mamma di Elena, 16 anni, e Stefano, 14, ritiene eccessivo vietare completamente il telefono fino ai 15 anni: «Per noi genitori è rassicurante poter rintracciare i figli e sapere dove sono. Per loro è un modo semplice per comunicarci cambi di programma o imprevisti».
Più critica Stefania, mamma delle gemelle Emma e Thea: «La misura francese è utile, ma non basta. Continuiamo a pensare al cellulare come a un telefono, quando in realtà è un potente computer portatile. Se siamo noi adulti a metterlo in mano ai bambini fin da piccoli, parlare di educazione digitale rischia di arrivare troppo tardi».
Social: ogni famiglia sceglie le proprie regole
Se sul cellulare le opinioni sono simili, la gestione dei social cambia da famiglia a famiglia.
Vittoria ha dato lo smartphone ai figli tra la quinta elementare e la prima media, ma inizialmente solo sotto la supervisione dei genitori. I social sono arrivati a 13 anni, con controlli su tempo di utilizzo, download delle app autorizzati e condivisione della posizione sempre attiva. «I limiti vengono irrigiditi quando serve. Recentemente abbiamo sospeso TikTok a mia figlia dopo un comportamento che abbiamo ritenuto poco appropriato».
Anche Stefania ha scelto regole precise: «In casa non abbiamo nemmeno la televisione e abbiamo sempre limitato il tempo davanti agli schermi. Le ragazze hanno avuto il cellulare solo in seconda media e ancora oggi non possono portarlo in camera da letto la sera. Non controlliamo i loro contenuti, ma abbiamo sempre parlato di dipendenza digitale, privacy e rischi della Rete».
Oggi, ci dice, le figlie si autoregolano spesso da sole, lasciando il telefono in un’altra stanza quando studiano o impostando limiti di utilizzo sui social.
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