D'Ambrogio Novella 2000 n. 14 2021

Alla ricerca di… Simona Izzo e Ricky Tognazzi con Elena D’Ambrogio

Simona Izzo e Ricky Tognazzi: una 'premiata ditta' familiare unita nel lavoro e nella vita privata. Ce ne parla la nostra Elena D'Ambrogio.

Un incontro per la vita

La vita è una commedia che fa parte di un grande mosaico. Il cinema è l’arte del mosaico. Un bel connubio che qualche volta diventa anche matrimonio.

Maneggiano uno stesso mezzo espressivo alternandosi alla guida: lui come attore, lei come regista; lui come regista, lei come sceneggiatrice; lui come sceneggiatore, lei come attrice. Li divide e li unisce la creatività e l’inventiva cinematografica. Li unisce e li divide trent’anni di vita insieme: Simona Izzo e Ricky Tognazzi.

Che coppia, ragazzi! Vanno d’accordo? Nemmeno per sogno. Lui dice sì, lei dice no. Lui sostiene che lei è un vulcano in perpetua eruzione. Lei ammette che lui è come l’ignaro pompeiano che ne guarda stupito la fuoriuscita di fuoco e fiamme che lo travolgerà.

Travolto da Simona, Ricky è stato fin dall’inizio. Una prima volta, quando sul set del film del quale hanno diretto insieme la regia – dal titolo che sembrava la profezia di quello che sarebbero stati i loro futuri rapporti – Io no. È stato allora che è esploso tra di loro il fatidico colpo di fulmine.

La seconda volta è stato in autostrada. Tranquilli, nessun incidente. Solo una proposta di matrimonio argomentata da Roma fino a Ventimiglia: chilometri e ore quali alleati! La proposta veniva da Simona. Ma più che di una proposta si trattava di una serrata argomentazione che si scontrava con l’altrettanto valido punto di vista di Ricky.

Nozze e lavoro

Venivano tutti e due da esperienze negative, certo. Ma a riprova che insegna di più l’errore, giungono a destinazione con il loro “sì”.

Motivazione? Lui: abbiamo già tutto, a cosa serve il matrimonio? Lei: è una forma di educazione. Inappellabile. Da un’unione così scoppiettante nasce non solo un matrimonio, ma anche un’attività professionale che felicemente chiameranno “Piccola società per amore”. Piccola e allargata, due grandi famiglie d’origine che si intrecciano, complice l’arte della decima musa.

Simona segue le orme paterne, doppiando i più famosi attori per poi dedicarsi alla sua vera passione, quella che le consente di operare direttamente nel cinema, di incidere nel suo farsi, nel suo svolgersi: sceneggiatura e regia. Ma non rinuncia, se si presenta una parte consona alla sua preparazione, al ruolo di attrice.

Ricky, figlio del grande Ugo Tognazzi. Oggi ci sarà ancora qualcuno che lo può ricordare già fin da bambino sul set, accanto al padre in qualche particina che lo propone nature, così com’era, semplice e spontaneo.

Gli rimarrà l’enorme scrupolo di non essere andato a trovarlo quando stava molto male, di non aver compreso che fosse alla fine dei suoi giorni. Ma anche la gioiosità di una casa sempre piena di fratelli e amici di passaggio, in cui si ammannivano le famose cene pantagrueliche che Ugo, amava cucinare.

Svegliati amore mio

Quanto questa coppia sia sempre in piena espressione, lo potranno constatare una volta di più i telespettatori con le tre puntate della serie Svegliati Amore Mio (dal 24 marzo su Canale 5), della quale Ricky e Simona hanno firmato sceneggiatura e regia.

Una storia molto attuale, che affronta le stesse problematiche che ci affliggono e che cerchiamo di rimuovere. L’inquinamento dell’aria che respiriamo e dell’acqua che beviamo, e l’avvelenamento del terreno su cui viviamo noi e giocano i nostri figli.

Tre puntate filmiche, che ci presentano una impetuosa protagonista, magistralmente interpretata da Sabrina Ferilli la quale vagamente ci farà rievocare l’intrepida Erin Brockovich, impavida e forte come la verità di cui ci porta a conoscenza.

Per sapere di più, non tanto della trama, quanto piuttosto di come Simona e Ricky siano pervenuti a concepire e proporre il film Svegliati amore mio, ho ritenuto di rivolgermi direttamente a uno dei due.

Parola a Simona Izzo

Pensando che parole scambiate da donna a donna, accomunate da una trentennale unione famigliare e professionale, avrebbero reso più facile la comunicazione, mi sono rivolta direttamente a Simona.

Simona, secondo te, qual è il valore aggiunto di una coppia?

“Questo è un Paese di imprese a conduzione famigliare, dove soprattutto le piccole nascono dal concetto di famiglia. Quindi avere accanto una persona che fa il tuo stesso mestiere, parla la tua stessa lingua, insieme porta avanti gli stessi progetti e gli stessi obiettivi, non solo è un grande vantaggio, ma soprattutto è il modo più autentico di vivere la nostra vita di coppia.

A volte si litiga: ben venga qualche piccolo dissidio, è un atto di rispetto per le reciproche posizioni che possono essere messe in discussione. Poi noi due, che facciamo un lavoro artistico e che ci piace, dal momento che abbiamo occasione di cambiare continuamente scenario, trama e personaggi, non abbiamo occasione di annoiarci. La nostra vita è sempre un’avventura. Siamo sempre entusiasti e complici di fronte a un nuovo progetto.

Pensa che in questo film ho fatto debuttare mio figlio Francesco, e anche il mio nipotino Leonardo. E sai perché? Perché sono dell’idea che la famiglia deve essere tutta coinvolta. Quindi il sogno continua”.

La famiglia circense, i Tognazzi, che tramandano questo mestiere, è una famiglia favorita perché ha un progetto comune da portare avanti. Un progetto in cui crede fermamente, sotto la custodia dell’amore che unisce Simona e Ricky da trentacinque anni a questa parte.

Anni in cui hanno fatto di tutto insieme, e con tanta passione, al punto che ancora adesso, questa passione è la stessa che non li lascia mai e continua a farli fare le cose insieme. E – come precisa Simona – ci tengono che le cose siano fatte bene, anche per essere un esempio per i loro figli. Figli ai quali rimarranno le loro opere a firma congiunta. Quanto producono, hanno prodotto e produrranno, rappresenta il senso e il costrutto della famiglia e del lavoro.

Devozione e risveglio

Trovo che abbia ragione Ricky nell’affermare che Simona è un vulcano di idee e un’eruzione di parole, di fronte alle quali non si può che assumere l’atteggiamento “contemplativo” che lui assume.

Ascolto e ammiro il concetto che lei ha della vita, fondata sulla pietas, cioè sulla devozione per la coppia, per i figli, la famiglia e la società. La devozione credo si possa definire un concetto molto materno, perché una madre non si stanca. Quindi immaginare un futuro dove si sia lasciata una traccia positiva è come lasciare un mondo in cui si possa vivere e lavorare senza sentirsi in pericolo (che è il senso anche di questo ultimo film).

Un mondo che ha bisogno di svegliarsi – il film vuole essere anche un monito per un risveglio – non solo da un coma, ma dal torpore che impedisce di creare un mondo vivibile, che smuova le coscienze, dia la fierezza di contribuire come persona, come coppia e come famiglia a profondere grandi valori attraverso la chiave universale del sentimento. Succede nella vita esattamente come nei film.

a cura di Elena D’Ambrogio

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