Barbara Fabbroni Novella 2000 n. 2 2021 Cesare Cremonini

Barbara Fabbroni racconta Cesare Cremonini: gioie e dolori nel libro del cantante

Si chiama Let Them Talk (Lasciali parlare) il nuovo libro di Cesare Cremonini: Barbara Fabbroni racconta schizofrenia e amori del cantante.

La vita, la musica, un dolore dentro l’anima, e un libro. I fantasmi che non lasciano scampo, quella voce insistente e continua che tormenta e assilla. “Il mostro che abitava dentro di me”, piano piano ha lasciato spazio al nuovo, all’equilibrio, alla consapevolezza che dal tunnel buio e inafferrabile si può uscire. Questa rinascita, Cesare Cremonini la celebra con un libro, Let Them Talk – Ogni canzone è una storia (Mondadori editore). Libro in cui traccia un racconto denso, inciso nell’anima, scritto con minuziosa parsimonia. In cui la narrazione si fa stesura della vita, dell’esperienza cruda e crudele di un disturbo che si era impossessato della sua vita: la schizofrenia.

La salvezza è stata camminare

“Mi hanno salvato lo psichiatra e il camminare”, ha detto il cantautore al Corriere della Sera, spiegando cosa è stata la sua vita per un periodo. “Smisi di tagliarmi la barba e i capelli. Mangiavo solo pizze a pranzo e cena. A volte due pizze pure a cena. Superai i cento chili. Non facevo più l’amore, se non da ubriaco. Avevo smesso qualsiasi attività fisica. Lo psichiatra mi chiese cosa mi facesse sentire meglio. Risposi: camminare. Non lavorare. Il lavoro era la causa. La cura era camminare. Ho camminato per centinaia di chilometri, ho scoperto i sentieri di collina. Ho preso anche farmaci, cose leggere, di cui non parlo per rispetto di chi ha dovuto fare cure farmacologiche pesanti”.

Insomma, un Forrest Gump contemporaneo con la musica nel cuore. La verità è che ogni persona si salva nel momento in cui decide di salvarsi.

Lo psichiatra, lo psicologo, indicano solo il percorso da compiere. Tutto il resto lo fa il paziente con la sua forza vitale. In tutto questo suo andare nella vita, tra alti e bassi, cadute e risalite, riflettori accesi e notti profonde, la musica accarezza la sua esistenza sin dall’età di sei anni.

Arriva delicata, in punta di piedi con un pianoforte. Quello strumento ha tradotto sin da subito le sue emozioni, è stato il veicolo di un linguaggio sottile, attraverso le note di grandi Maestri come Mozart, Chopin, Beethoven.

Tutte le emozioni erano contenute all’interno di quegli spartiti. Le parole silenziose erano tradotte nelle note armoniose delle melodie, cui le sue dita davano voce.

Successo e follia

A soli diciannove anni, nel ’99, Cesare Cremonini si pone come il nuovo idolo con la sua canzone 50 special. Da lì è stato un crescendo dorato.

Abbandonati i banchi di scuola, sono arrivate le grandi platee, gli stadi, i palasport. Il crescendo della sua carriera passa anche attraverso la macchina da presa. Pupi Avati lo vuole come attore in una sua pellicola. Tuttavia, il successo, la musica, non sono un ancoraggio sufficiente a ricucire le ferite, i tormenti, la morsa dentro l’anima.

Piano piano il suo disturbo prende corpo, si organizza sempre di più. Lui stesso nel libro scrive: “La follia nella linfa dei tuoi avi prende il sopravvento”.

Da lì il buio più totale, l’angoscia che sale e non si ferma, la perdita di ogni punto di riferimento dentro di sé, un abitante sconosciuto dentro di te. Così tutto cambia, si trasforma, stravolge la vita. Il cantautore racconta la sua battaglia contro la schizofrenia con queste parole: “Quasi ogni giorno, sempre più spesso, sentivo un mostro premere contro il petto, salire alla gola. Mi pareva quasi di vederlo. E lo psichiatra me lo fece vedere. L’immagine si trova anche su Internet. È questo?, chiese. Era quello. Braccia corte e appuntite, gambe ruvide e pelose. La diagnosi era: schizofrenia. Percepita dalla vittima come un’allucinazione che viene dall’interno. Un essere deforme che si aggira nel subconscio come se fosse casa sua”.

Scrivere è mettersi a nudo

Il libro Let them talk. Ogni canzone è una storia è un dialogo di vita. La cifra stilistica della sua narrazione è messa in una dimensione diversa, poiché qui l’unico vero messaggio è raccontarsi a nudo senza censure, a tutti coloro che da sempre lo hanno seguito e ascoltato.

Il libro è una forma di comunicazione che va dritta al lettore. È una sorta di itinerario dentro l’anima con una serie infinita di immagini che narrano la sua esistenza. È un lavoro assolutamente catartico, una sorta di terapia con la parola narrata, che ferma un’immagine rendendola eterna e trampolino di lancio verso un futuro assolutamente nuovo e trasformativo.

Con questo libro Cesare Cremonini ci immerge nel suo mondo. Ci apre le porte dell’oltre, regalandoci il lato poetico della vita, la curiosità verso l’ignoto, i dolori e i sogni ritrovati, i libri letti e immaginati, i film visti e interiorizzati, per aiutarci a comprendere che non ci sono più arti. Bensì, l’arte è unica e ci aiuta a ritrovarci. L’arte permette di comprendere il là e allora, il qui e ora, affinché il futuro sia progettuale e non ingabbiante.

Innamorato della musica

Cesare Cremonini continua a mantenere la sua riservatezza, pur offrendo un libro narrante la sua vita. Let them talk. Ogni canzone è una storia è un regalo per il suo nutrito numero di fan, con cui finalmente apre l’accesso alla sua esistenza svelandosi con estro inafferrabile, com’è il suo stile.

Lui, bambino introverso che amava suonare il piano e fondersi con la musica fino alle lacrime per elaborare quel mondo interiore così tormentato, ha sempre mostrato la sua maschera sociale densa di istrionismo. Tanto che scrive: Inventavo e collezionavo personalità diverse da offrire all’unico pubblico disponibile durante tutta la mia infanzia: la mia famiglia”.

Il nodo cruciale si consuma lì, nella sua famiglia indifferente alla musica. E lui, bambino prodigio avvolto dalla melodia classica come fosse la sua tana, il suo rifugio, la sua isola perfetta.

La vita è passata, lui è arrivato a compiere i suoi primi quarant’anni ritrovandosi nel mondo delle star, contenendo in sé il suo lato oscuro.

Nelle pagine di questo lavoro poderoso per l’intensità con cui è scritto, per la profondità con cui l’autore si mette a nudo rivelando le sue ambivalenze, dal buio dove custodisce i suoi demoni alla luce offerta dalla musica, unica vera salvezza della sua esistenza.

La sua musica, le sue canzoni sono state la sua iniziale terapia. Poi il baratro era troppo profondo, e serviva una mano esperta per tornare a vedere la luce. Così arriva lo psichiatra, la terapia, la voglia di camminare non solo per sentire il corpo vivo, ma anche per guardare al futuro.

Amore e amori

Non c’è solo una passione dolorosa all’interno del romanzo, ci sono attimi leggeri che parlano della sua Emilia Romagna, del mare, degli amori passati e non solo.

Fino a pochi mesi fa risultava legato a Martina Maggiore, ragazza di Rimini che si è trasferita a Bologna e con cui ha trascorso il lockdown. Il loro amore dovrebbe essere vivo, ma non se ne hanno conferme. Ha amato anche Malika Ayane tra il 2009 e il 2011. Ora sono molto amici.

Cremonini ci insegna che ogni persona è un essere alla ricerca di una spiegazione di sé. Un mezzo per incontrarci nel profondo è immergersi nel buio dell’anima, scovando gli algoritmi imperfetti della vita. Solo così riusciamo a vedere noi stessi, a vivere, a essere esistenza pura. Cesare, si racconta e si fa amare.

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