Gualdi Novella 2000 n. 50 2021

Belle da Vicino con Alessandro Gualdi: il lifting che tira davvero su

Il lifting: quando ricorrervi, con quale approccio e prospettive. Tutto quello che c'è da sapere ce lo dice il dottor Alessandro Gualdi

Il lifting facciale è un’operazione chirurgica delicata, per quanto consolidata, che interviene sul volto, e dunque nella parte del corpo che più ha a che fare con l’identità. Se perciò si è deciso di rinfrescare il proprio volto con un lifting, è più che mai necessario affidarsi a un chirurgo professionista, che sappia operare ma anche guidare i pazienti, uomini e donne, nella scelta del miglior approccio tra quelli che la scienza propone.

Quando fare un lifting?

Ogni persona ha le sue esigenze, ogni corpo ha la sua anatomia. Quindi, non è possibile dare un’età per tutti, in cui il lifting diventi la soluzione al cedimento dei tessuti.

In linea di massima, intorno ai 55 anni. Per le donne, dopo qualche anno dall’arrivo della menopausa, la carenza di estrogeni fa sì che la pelle e i muscoli del volto cambino rapidamente, e in pochi anni cedano alla forza di gravità più di quanto abbiano fatto in tutta la vita precedente.

Iniezioni di filler o lipofilling possono allora non essere più sufficienti a riportare su quanto è sceso, e un lifting può essere la soluzione.

Per gli uomini possono cambiare un po’ le “scadenze” temporali, ma non la sostanza. Se arriva il momento in cui non ci si sente più allineati con la faccia che si vede nello specchio, un intervento come il lifting può aiutare a stare meglio, ripristinare lo stato di benessere che dà l’essere in equilibrio con se stessi.

L’esperienza è fondamentale

Dal punto di vista anatomico, l’obiettivo del lifting è ristabilire le proporzioni del volto, che si sono perse con l’invecchiamento dei tessuti.

Esistono diversi approcci, e ciascuno ha i suoi pro e i suoi contro, perché – come dico sempre – “Ogni piede ha la sua scarpa” e non esiste l’operazione che va bene per tutti.

Per questo, nel caso del lifting facciale, la profonda conoscenza dell’anatomia e l’esperienza del chirurgo sono oltremodo fondamentali per guidare il paziente nella scelta del tipo di intervento che garantisca il miglior risultato, in termini di qualità e durata, con il minor impatto in termini di cicatrici e tempo di recupero.

L’approccio verticale

La medicina, come ogni scienza, è in continua evoluzione, e la chirurgia plastica non fa eccezione. Un tempo, i lifting si limitavano a “tirare” la pelle facendola scivolare sopra i muscoli del volto, in orizzontale verso la nuca.

Le rughe si lisciano, ma si crea al contempo un volto poco naturale, con un aspetto “da lifting” facilmente riconoscibile (tutti abbiamo in mente qualche esempio).

Oggi la tecnica più evoluta propone un intervento più profondo, che agisce sui muscoli e la pelle come un corpo unico, e li riposiziona in alto. Dunque, muovendoli in contrasto con i vettori della gravità che li hanno portati in basso. Così facendo si alzano (“lift” in inglese vuol dire proprio alzare) i volumi del volto e contemporaneamente quelli del collo, che è un’altra zona dove i tessuti invecchiando cedono.

Il risultato di questo approccio, sviluppato dal chirurgo americano Andrew Jacono e chiamato Deep Plane Extended Facelift, è un volto naturale che non altera il profilo del paziente, ma lo ringiovanisce.

Le cicatrici sono minime e praticamente invisibili, posizionate ad arte lungo il profilo dell’orecchio.

L’equilibrio come guida

Il Lifting Deep Plane è un’opzione da prendere in considerazione per pazienti che hanno necessità di un profondo intervento di riposizionamento dei tessuti. Ma esistono approcci più soft, detti mini-lifting (come il protocollo Must messo a punto nel nostro studio), che possono soddisfare esigenze più lievi.

Scegliere l’approccio più adatto è una questione di equilibrio, tra l’anatomia del paziente e il risultato desiderato. E l’equilibrio è sempre la guida per il benessere fisico, estetico e psicologico.

a cura di Alessandro Gualdi

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