Bon Ton: perdonare è un atto d’amore
Di Maria Pia Ruspoli Le offese fanno male, ma il rancore pesa più su di te. Perdonare non è dimenticare:…
Di Maria Pia Ruspoli
Le offese fanno male, ma il rancore pesa più su di te. Perdonare non è dimenticare: è scegliere la tua pace. Metti limiti, comunica con chiarezza e fai piccoli gesti di gentilezza verso te stesso. Così trasformi il dolore in crescita e ritrovi leggerezza.
Sì, certamente perdonare è spesso migliore di dimenticare. Dimenticare sopprime, perde il senso dell’esperienza; perdonare libera e permette crescita.
Perdonare ti dà pace
Perdonare ti riporta controllo: riconosci il dolore, impari la lezione, metti confini e scegli la pace senza cancellare la storia.
Suggerimento pratico: prima riconosci l’emozione, poi fai un gesto simbolico (scrivere e bruciare o sigillare in una scatola) per marcare il passaggio dal risentimento alla scelta consapevole del perdono. Perdonare significa liberarti dal risentimento, non cancellare i fatti. Puoi ricordare senza rivivere il dolore.
Valuta la situazione chiedendoti se l’offesa è isolata o ripetuta, se c’è responsabilità e consapevolezza dall’altra parte e se le conseguenze mettono a rischio la tua sicurezza o la tua dignità. Prima della riconciliazione, stabilisci confini chiari in termini di tempo, spazio e comportamenti. Il perdono non richiede di rimanere esposti a ulteriori danni.
Elaborare l’offesa
Comunica con chiarezza l’offesa ricevuta e, se scegli di parlare, usa frasi in prima persona come “Mi sono sentito…” o “Questo mi ha ferito…”. Evita accuse generalizzate e chiedi cambiamenti concreti. Se la controparte minimizza, nega o continua a ferire, puoi scegliere di non perdonare o di rimandare: è una scelta di protezione.
Punta a ridurre il carico emotivo e a recuperare funzionalità, come sonno, relazioni e lavoro, senza pretendere di “risolvere tutto” subito. Anche piccoli progressi contano. Le distrazioni utili, come stare con gli amici, possono offrire prospettive alternative e interrompere i pensieri rimuginanti.
Un supporto pratico, un aiuto concreto fatto di tempo, consigli o mediazione, riduce lo stress operativo che alimenta l’emotività. La presenza di altri può confermare i confini e prevenire azioni impulsive dannose. Il senso di appartenenza e di sentirsi accettati riduce l’isolamento e migliora la resilienza emotiva. Incoraggiamento e feedback aiutano a mantenere strategie salutari nel tempo.
Esempi pratici sono chiedere a un amico di fare una passeggiata quando sei arrabbiato, usare un contatto di fiducia per sfogarti prima di decidere, programmare incontri con qualcuno o con un terapeuta che ti aiuti a seguire le strategie apprese in terapia. Il supporto pratico degli amici rafforza la resilienza emotiva perché riduce il carico stressante, aumenta il senso di controllo e favorisce il recupero.
Può esserci anche il caso in cui, dopo una lunga amicizia, un’offesa diventi il pretesto per interrompere un rapporto che già mostrava segnali di cambiamento. In questo caso è possibile scegliere una chiusura consapevole. Se decidi di terminare, fallo con chiarezza, fermezza e rispetto, spiegando la ragione senza umiliare. Evita lunghe discussioni emotive in cui torni sui dettagli: comunica la decisione e i limiti, come l’assenza di contatto o un solo incontro per chiudere. Mantieni la possibilità di riesame solo se ci sono scuse sincere, cambiamenti dimostrabili e tempo per ricostruire la fiducia. Non sentirti obbligato a perdonare per compiacere gli altri.
Perdonare e dimenticare, due cose ben distinte
Perdonare e dimenticare sono cose diverse. Dimenticare cancella o reprime il ricordo, perdonare libera il tuo peso emotivo. Il perdono richiede il riconoscimento dell’offesa e l’integrazione dell’esperienza; dimenticare spesso evita o sopprime ciò che è successo. Perdonare è una scelta attiva e consapevole per il proprio benessere, mentre dimenticare può apparire passivo o forzato. Si può perdonare senza cancellare il ricordo; dimenticare mira a rimuovere il ricordo stesso, spesso in modo inefficace.
Il perdono può convivere con limiti chiari, mentre dimenticare può esporre a rischi se chi ha offeso non cambia. Perdonare permette crescita e lezioni apprese, dimenticare perde l’opportunità di imparare. Il perdono autentico può richiedere tempo e lavoro interiore; la dimenticanza imposta è spesso superficiale e temporanea. Perdonare è quindi una scelta terapeutica e consapevole che conserva la storia ma libera l’emozione; dimenticare è spesso evasione e non sostituisce il lavoro reale di elaborazione.
Alcuni cercano la vendetta, che nasce da rabbia, umiliazione e desiderio di ristabilire equilibrio. Tuttavia raramente offre sollievo duraturo e comporta rischi pratici ed emotivi. Attrae perché fornisce un senso di controllo, una gratificazione immediata e appare come una forma di “giustizia” personale.
Può dare effetti a breve termine, come lo sfogo emotivo e un senso di potere momentaneo, ma a lungo termine porta rimorso, escalation dei conflitti, danni alle relazioni, possibili conseguenze legali o reputazionali e prolungamento del dolore.
Esistono alternative più efficaci, come incanalare l’energia in azioni costruttive (sport, lavoro, creatività), stabilire confini o allontanarsi, cercare una riparazione formale attraverso il dialogo, la mediazione o, se necessario, azioni legali, lavorare sul perdono o sul distacco emotivo per recuperare benessere, e cercare supporto da amici o terapeuti per elaborare la rabbia e pianificare scelte sane. Una regola pratica utile è aspettare 24–72 ore prima di agire: se l’azione è guidata dalla rabbia, è probabile che peggiori la situazione.
Quando serve un supporto professionale
Il supporto sociale e professionale è cruciale per rielaborare le emozioni perché offre risorse diverse e complementari. Amici e familiari forniscono validazione ed empatia, riducono la solitudine e confermano che le reazioni sono normali, contribuendo già a diminuire l’intensità emotiva.
Il perdono ha effetti rilevanti e misurabili sulla salute mentale. Tra i principali benefici ci sono la riduzione dello stress, la diminuzione di rabbia e risentimento, il miglioramento dell’umore.
Il perdono è un processo e i benefici si raggiungono quando è autentico. Forzarlo o usarlo per giustificare abusi può essere dannoso. E poi perché non seguire la frase biblica: “Bisogna perdonare settanta volte sette”, che indica un perdono infinito senza limiti.
Seguite Novella 2000 anche su: Facebook, Instagram e X
