Una cosa che mi ripugna della vicenda del produttore di Hollywood Harvey Weinstein, l’ennesimo uomo di potere che
imponeva incontri sessuali alle dive, o meglio, alle aspiranti dive che incontrava, è l’ipocrisia, generale e trasversale.

Tutti sapevano (anche a Roma, dove a volte viveva), ma tutti tacevano. Il re è nudo, ma solo una voce innocente avrebbe potuto dirlo. Ma c’era? Le vittime, perché comunque di vittime si tratta, magari ricche come Gwyneth Paltrow (figlia di un potente produttore) o Angelina Jolie (figlia della superstar Jon Voight), con possibilità di scelta, tacevano per vergogna o per convenienza, per salvaguardare la carriera magari, ma altri sapevano. Sapevano i colleghi, gli attori, i registi, ma tutti tacevano. Lui era potente. Solo ora Harvey Weinstein è stato espulso dall’Academy, l’organismo che assegna gli Oscar, che lui aveva vinto nel 1999 per il film Shakespeare in Love (ma aveva prodotto anche Gangs of New York, realizzato in Italia, e Pulp Fiction). È il cinema, bellezza! Si fa, ma non si dice, o si finge di non sapere.

«Ma è orrendo, chi l’avrebbe mai detto?», si domanda Barak Obama, che gli aveva mandato una delle sue figlie a fare uno stage nella sua azienda. Beata innocenza: lui, che è stato a capo di tutti i servizi segreti americani, della polizia, dell’intelligence, non ne sapeva niente? Che abbia infl uito il fatto che Weinstein fosse un fi nanziatore della sua campagna elettorale? Cosa che fece
anche con Hillary Clinton (le aveva donato un milione e mezzo di dollari), che ha commentato la notizia con un tweet solo dopo 5 giorni (che tempismo!).

«Orrore!», grida anche Meryl Streep, la donna più potente di Hollywood, evidentemente impermeabile ai pettegolezzi, pesanti, su Weinstein che lei considerava come produttore il suo dio. Solo ora, dopo che una semplice e bellissima modella italiana, Ambra BattilanaGutierrez, ha collaborato con la polizia per incastrarlo (chissà perché dopo trent’anni si son decisi?), man mano saltano fuori le testimonianze, dalle già citate Angelina Jolie («Dopo il primo incontro, mi fece schifo e non hovoluto più lavorare con lui») e Gwyneth Paltrow, che lo respinse con un colpo basso: lo raccontò all’allora fidanzato Brad Pitt che gli fece gli occhi neri e quello, dopo un paio di abbai e minacce («Vi rovino»), si eclissò. E le altre? «Abbiamo taciuto: poteva rovinarci la carriera», ma come mai la Paltrow e la Jolie, come Pitt del resto, che lo prese a muso duro, hanno avuto carriere pazzesche?

L’unica delle attrici italiane a farsi avanti è stata Asia Argento e ha pagato duro il suo outing: perché parla sono ora? Ha anche ammesso di aver subito uno stupro da un regista, mentre un attore italiano si è spogliato davanti a lei. E tutti ad andarle contro (da Luxuria a molti giornalisti). A volte bisognerebbe tenere la lingua (e il computer) a freno: se non si vivono certe situazione meglio trattenersi dai giudizi. «Ancora una volta son le donne, le vittime a essere criminalizzate», dice Eleonora Daniele, sempre molto attenta alla violenza sulle donne. Asia è sconvolta.

Oggi Asia parla, allora no. «Non sono l’unica che ha deciso di parlare adesso. Hanno parlato tutte ora…», dice Asia a La Stampa, «Harvey Weinstein era il terzo uomo più potente di Hollywood. Ora è diventato il duecentesimo e il suo potere e la sua influenza si sono sensibilmente ridotti». Insomma prima costava troppo parlare, ora si può. Ma per gente nata bene come la Jolie, la Paltrow, Asia, era così importante la carriera? «No, ma la capisco, anche se con me, con il carattere che ho non è mai capitato», dice Lina Wertmuller, che a suo tempo era bellissima, e rimane una donna affascinante. Forse se qualcuno avesse parlato prima (soprattutto persone potenti come la Streep) altre attrici avrebbe evitato l’umiliazione subita da Asia.

«Per tutto il tempo mi sono sentita colpevole di non essere scappata via, di non aver avuto la forza di dire no…», dice sempre Asia a La Stampa, «un tempo io ci tenevo tantissimo alla mia carriera. Ero giovane e anche io avevo i miei sogni. Non volevo niente da Weinstein, ma non volevo nemmeno che mi distruggesse».

Ma c’è chi parla (e forse a sproposito) come Vittorio Sgarbi che rivela le confidenze (e non si fa) di Morgan, l’ex compagno di Asia. Sgarbi ha rivelato a Il Giornale che Morgan gli raccontava come lei «fosse contentissima quando Weinstein prendeva l’aereo privato e arrivava a Roma per incontrarla. Dopo l’atterraggio, prendeva un elicottero e la raggiungeva. Spesso portava anche dei fiori, come un vero innamorato in pieno corteggiamento. E talvolta lei non si faceva trovare, mortificandone le dimostrazioni amorose».

Ora Weinstein pare sia nella famosa clinica dell’Arizona dove si curano i sex addicted, i malati di sesso. L’unico dei suoi amici che abbia avuto il coraggio di spezzare una lancia per lui (onore al merito e al coraggio) è stato Riccardo Scamarcio.

Intervistato dalla trasmissione radiofonica Un giorno da pecora ha detto: «Le reazioni di chi ha preso le distanze dai
comportamenti di Weinstein, certamente e assolutamente condannabili, in questo momento mi sembrano altrettanto sgradevoli. Ci sono artisti che parlano adesso e che comunque hanno fatto la loro carriera.

Col senno di poi possiamo dire quello che vogliamo. Ora lo stanno massacrando e non si capisce che dietro c’è un uomo che ha una patologia, che si è comportato in maniera deplorevole, ma che rimane un essere umano.

Ora massacrarlo come sta facendo il New York Times, che si erge a beniamino della giustizia, mi sembra esagerato». Scamarcio ha coraggio da vendere, mi rimane solo una domanda: a fronte di giovani dive, belle, ora ricche e famose che hanno taciuto per paura di ritorsione, quante altre povere ragazze, cameriere, segretarie, donne delle pulizie hanno taciuto per non perdere quei mille dollari che servivano loro per mantener la famiglia?

Weinstein è stato scaricato anche dal fratello («Sono disgustato», ha detto). Se qualcuno gli avesse voluto davvero bene, l’avrebbe fatto curare molto prima che lui creasse tutto quel dolore… Concludiamo con una dichiarazione che il padre di Asia, Dario Argento, il grande regista, ha rilasciato a Carlotta De Leo al Corriere della Sera: «Penso che non tutto il mondo del cinema sia così. Non è vero che così fan tutti». E a proposito della figlia dice: «Le parole coraggiose di Asia stanno scoperchiando finalmente il vaso di Pandora su un sistema marcio. Eppure ora se la prendono tutti con lei, come se fosse lei ad aver sbagliato. La denigrano per non aver rivelato prima. Lo trovo davvero surreale e così maledettamente ingiusto». È il suo pensiero ed è anche il mio.

Roberto Alessi

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