Clementino

Bravo Clementino, ma ora tieni duro: il diario di bordo di Roberto Alessi

La storia di Clementino raccontata nel diario di bordo di Roberto Alessi, appuntamento settimanale su Novella2000.

Ci sono attimi che valgono anni di scuola, di più, di scuola di vita ed è per questo che riprendo questa notizia, per ripassare insieme la lezione.

È quello che è successo alla Fabbrica del Vapore a Milano domenica scorsa, nella rassegna Storie Digitali, il festival organizzato da CultCity dedicato alle storie di successo del mondo del web.

Lo scrittore Antonio Dikele Distefano, direttore della rassegna, chiede ai suoi ospiti: «C’è stato un momento della vostra carriera così basso in cui avete pensato di mollare la musica?»

Clementino racconta la sua storia

Sul palco c’è anche Clementino, tra le star di Sanremo 2017 nella caloria Big con Ragazzi fuori. Clementino ha un attimo di esitazione: «Lo dico?».

Lo dice.
«Sono uscito dalla comunità quindici giorni fa… C’è stato un momento in cui sono stato sopraffatto dalla cocaina».

I ragazzi presenti ammutoliscono, raggelati: fino a un secondo prima sembrava una festa, ora siamo alle lacrime. Poi l’applauso, fragoroso, liberatorio.

«C’è stato un momento in cui sono stato sopraffatto da quella merda. Sapete come funziona, sei un artista, prima te la offrono, poi la compri e a un certo punto non sei più tu. Io ero la Iena White, ma non ero più Clemente».

Perché parlarne? «Se non lo dico qui con voi ragazzi, dove?». La droga distrugge, tutto, anche il talento. Aveva un disco, Vulcano, non l’ha nemmeno promosso: «Ero strafatto in casa da tre giorni». E fa tenerezza quando ammette:

«Una volta non sono riuscito neanche a farmi un selfie con Jay-Z», l’idolo del settore, il marito di Beyoncé. Poi la famiglia gli si è stretta intorno: «Quando hai un genitore che ti piange in faccia, capisci che  devi smettere», e ha fatto il numero di telefono della comunità: ho bisogno di aiuto.

«Lì i ragazzi mi dicevano sei un grande, sei passato da fare Sanremo a pulire i cessi in un attimo».

Pulire i cessi fa bene quella e la vita, la coca ti porta alla morte prima dell’anima, poi di tutto il resto.

Clementino, ti ringrazio. Tante volte, anche in ambienti apparentemente più fighi son passato per un coglione, perché non pippo, perché sono contro.

Mi guardano ancora oggi con sufficienza, come quello che non  sa vivere, quello noioso, quello che rovina la festa.

La tua storia, Clementino, andrebbe studiata a scuola, accanto alla Divina Commedia. Si cade, ci si fa aiutare, si risorge. Grazie, Clementino, la lotta non è finita, lo sai. Tieni duro. Io ci sono.

Tuo Roberto

-di Roberto Alessi

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