Emanuele Filiberto di Savoia e i segreti dell’esilio: “Siamo entrati in Italia molte volte”
Le clamorose ammissioni del Principe Emanuele Filiberto sui viaggi clandestini dei Savoia prima del 2002 Il velo di segretezza che…
Le clamorose ammissioni del Principe Emanuele Filiberto sui viaggi clandestini dei Savoia prima del 2002
Il velo di segretezza che per decenni ha avvolto i movimenti della famiglia Savoia durante l’esilio si sta sollevando, rivelando una realtà fatta di blitz rapidi e confini valicati in silenzio. Emanuele Filiberto, in una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha confermato quanto molti sospettavano da tempo: il divieto costituzionale d’ingresso nel territorio italiano per i discendenti maschi di Casa Savoia non è mai stato un ostacolo insormontabile, bensì una regola infranta con sistematica nostalgia.
Il ruolo di Gustav Thoni e il precedente del 1974 a Trafoi
La scintilla che ha riacceso il dibattito storico e mediatico è partita dalle memorie di Gustav Thöni. Il leggendario campione di sci ha raccontato un aneddoto risalente al 1974, quando Vittorio Emanuele di Savoia e Marina Doria si presentarono a sorpresa nel suo albergo a Trafoi per congratularsi dopo la vittoria a Sankt Moritz. “Se Gustav lo scrive, è sicuramente vero”, ha commentato Emanuele Filiberto, definendo quel gesto un tributo necessario alla bellezza dello sport, capace di superare persino i vincoli imposti dalla legge.
Dalla Valle d’Aosta alla Sardegna: i dettagli degli sconfinamenti
Non si è trattato di un episodio isolato. Le dichiarazioni del Principe tratteggiano una mappa di “piccoli viaggi” compiuti sotto traccia. Torino per un pranzo veloce, la Valle d’Aosta per ammirare il Castello di Sarre, o ancora la Sardegna. “Gli sconfinamenti sono stati tanti”, ha ammesso senza giri di parole, descrivendo una routine di incursioni mirate per respirare l’aria di casa nonostante il bando formale della XIII disposizione transitoria della Costituzione.
La fine del bando e il ritorno ufficiale del 2003
Queste rivelazioni mettono in una luce diversa il periodo che va dal secondo dopoguerra al 2002, anno in cui la modifica costituzionale permise finalmente il rientro ufficiale della famiglia. Sebbene il 15 marzo 2003 resti la data storica dell’arrivo a Napoli tra gli applausi, oggi sappiamo che il legame fisico con il suolo italiano non era mai stato del tutto reciso. Le barriere politiche, per quanto rigide sulla carta, hanno ceduto più volte davanti al desiderio privato di normalità di una dinastia che si rifiutava di restare oltre confine.
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