A poche ore dall’inizio della nuova edizione del Festival di Sanremo, riviviamo tutti gli scandali avvenuti negli ultimi 69 anni alla kermesse

Certo, il momento più significativo, simbolico, nella storia del Festival di Sanremo è Mimmo Modugno che nel 1958 alza le braccia al cielo cantando «Volare, oh, oh…». Ma ci sono altri due momenti, nella lunga saga della rassegna canora arrivata quest’anno alla 69sima edizione, che sono rimasti nella memoria, uno allegro e uno tragico. Quello allegro è, nel 1980, l’esibizione di Roberto Benigni che “si arrampicò” sulla statuaria Olimpia Carlisi, alta almeno 20 centimetri più di lui, e riuscì a baciarla per 45 secondi (qualcuno cronometrò) prima che lei riuscisse a scrollarselo di dosso. Quello tragico è rappresentato dalla incredibile morte di Luigi Tenco. Nell’imminenza del “fischio d’inizio” di Claudio Baglioni, ripercorriamo la storia, gli scandali, gli eventi memorabili che hanno segnato i primi 69 anni della storia del Festival. Che inizia il 29 gennaio 1951.

I giornali di quella mattina, nella rubrica dedicata ai programmi radiofonici, segnalano: «Rete Rossa: ore 21 “I diritti dell’anima” di Giuseppe Giacosa; 22: Festival della canzone». Il Festival, di cui i giornali non dicono altro, si svolge a Sanremo, nel Salone delle feste del Casinò, per tre giorni, da lunedì 29 a mercoledì 31. Presentati da Nunzio Filogamo (famoso per la sua frase di saluto «Cari amici vicini e lontani buona sera ovunque voi siate»), si esibiscono quattro cantanti: la bolognese Nilla Pizzi, il lombardo Achille Togliani, le sorelle torinesi Dina e Delfina che formano il Duo Fasano.

Sono su un palco, ma davanti a loro non c’è una platea di file di poltrone, ci sono i tavolini di gente che mangia e che ha speso ben 500 lire per quella “cena con musica”. All’orchestra del maestro Cinico Angelini si accompagna un sottofondo di stoviglie e posate smosse. È quasi ovvio: nella città dei fiori, vince la canzone Grazie dei fior. Il divo però è Achille Togliani, conteso dalle signore. Ma lui è già impegnato con una giovane attrice sua partner nei fotoromanzi, Sofia Lazzaro, che poi lo lascia per intraprendere una luminosa carriera come Sophia Loren.

Ma non è finita.

Gli scandali accaduti in 69 anni al Festival di Sanremo

L’anno dopo, è il 1952, Nilla fa un en plein: prima, seconda e terza. Vince con Vola colomba, canzone patriottica dedicata a Trieste che ancora non è stata restituita all’Italia. Si classifica seconda con Papaveri e papere, che sembra una canzoncina divertente ma è guardata con sospetto perché qualcuno insinua che sia una critica politica, i papaveri sarebbero i notabili democristiani. Una donna prega completa il tris. Ma Nilla trionfa anche nel gossip: è contesa tra due uomini, il maestro Angelini e il cantante Gino Latilla. Vince Latilla, che poi però la lascia per un’altra cantante, Carla Boni, che per di più vince il Festival di Sanremo nel 1953, cantando Viale d’autunno con Flo Sandon’s.

Arriviamo al 1959, quando Jula De Palma rischia la vita per la canzone Tua, eseguita in coppia con Tonina Torrielli (la “caramellaia di Novi Ligure”, ex operaia in un’industria dolciaria). Grazie alla sua interpretazione, Tua è premiata dalle giurie (ottiene il quarto posto) e dal pubblico, ma è sommersa dalle polemiche. Jula de Palma è giudicata troppo sensuale da funzionari Rai e alcuni giornali. Secondo le critiche, l’interpretazione di Jula lascia intendere un rapporto fisico tra un uomo e una donna. La De Palma riceve più di cinquemila lettere di insulti ed è addirittura aggredita per la strada.

Ma andiamo avanti.

Gli scandali del Festival di Sanremo

Nel 1960 la polemica dell’anno è aperta da Totò, che presiede la commissione selezionatrice dei brani. Il grande attore si indigna per il lavoro conservatore e distruttivo del gruppo selezionatore, che boccia e lascia fuori dalla competizione i brani più originali e si dimette rilasciando interviste di fuoco. L’esordiente Mina nel 1960 è nervosissima, ha una crisi e si abbandona tra le braccia di Umberto Bindi, autore della sua canzone È vero. Prima della serata le arriva un telegramma anonimo con solo tre parole: «Ti amo tanto!». Il mittente, secondo il gossip dovrebbe essere Walter Chiari o Maurizio Arena. Lei non conferma e non smentisce. Riceve cinque applausi a scena aperta, ma si classifica solo ottava, in coppia con Teddy Reno.

Eccoci al 1961. Il rock fa il suo esordio al Festival di Sanremo: un giovanissimo Adriano Celentano canta 24000 baci voltando le spalle alla platea perplessa. Nel 1964 Bobby Solo canta Una lacrima sul viso. Ma suscita scalpore perché si esibisce truccato come una donna e in playback per una (finta) laringite. Nel 1966 Mike Bongiorno conduce il Festival affiancato da Carla Puccini e Paola Penni. La Puccini sviene o finge di svenire cadendo sul palco. Mike fiuta il presunto inganno e continua imperturbabile lo show.


Arriviamo al 1971: Lucio Dalla si vede censurare il titolo della sua canzone Gesù Bambino, considerato ambiguo, visto l’argomento del testo. Dalla risolve mettendo come titolo la sua data di nascita: 4/3/1943. Anche un verso del ritornello dev’essere modificato: al posto di «ladri e puttane» un più generico «per la gente del porto». La canzone, destinata a diventare un grande classico della canzone d’autore, conquista il terzo posto.

Arrivano gli scandali degli anni ’80.

Il Festival di Sanremo e gli scandali degli anni ’80

1980: oltre a baciare a tradimento Olimpia Carlisi, Roberto Benigni parla del Papa, dicendo che avrebbe voluto partecipare anche lui al Festival di Sanremo e lo chiama «Woytilaccio!» facendo irritare una parte del pubblico. Benigni si guadagnerà una lunga “quarantena” dalla Rai. Altro scandalo nel 1981 sono invitati i Bad Manners, storico gruppo ska londinese, che eseguono Lorraine. Il cantante Buster Bloodvessel a metà brano si toglie la tuta bianca che indossava e rimane in mutande. Alla fine della canzone dà le spalle al pubblico e mostra più di quello che dovrebbe. Nel 1983 Peter Gabriel è vittima di un piccolo incidente: verso la fine della canzone l’ex-Genesis deve fluttuare sul pubblico utilizzando una liana, ma prende male le misure e atterra di schiena sul palco: si fa un male tremendo, ma continua a esibirsi come se nulla fosse.

Siamo al 1986, quando la Bertè canta Re con un finto pancione: è scandalo per un Festival di Sanremo che ha affermato (sia pure due decenni prima) Son tutte belle le mamme del mondo. Il Trio Marchesini-Solenghi-Lopez è duramente attaccato per uno sketch di argomento religioso. Si difendono: «Noi non abbiamo mai avuto intenzioni blasfeme o dissacratorie, né adesso né quando facemmo due anni fa per la televisione lo sketch su Khomeini, che causò il ritiro dell’ambasciatore iraniano da Roma».

Nel 1987 poi vincono Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi con Si può dare di più e anche la cantante Patsy Kensit «dà di più»: mentre si esibisce, una spallina cede lentamente e mostra un seno scoperto. Beppe Grillo nel 1989 si becca una querela: comunica il suo compenso in diretta e legge immaginarie penali previste dal contratto nel caso in cui avesse detto che “i socialisti rubano”.

Infine gli anni ’90 e 2000.

Gli anni ’90 e 2000 e gli scandali del Festival di Sanremo

Evento storico nel 1995: un uomo, Pino Pagano, scavalca il parapetto della galleria del Teatro Ariston annunciando di volersi suicidare. Pippo Baudo, lo raggiunge e lo convince a desistere tra gli applausi. A distanza di un mese dagli eventi Pagano afferma che si è trattato di una messinscena. Nel 1999 Anna Oxa vince con Senza pietà, ma rimane nella memoria del pubblico per il suo look per niente sobrio: un perizoma spunta prepotentemente fuori dai pantaloni a livello inguinale.


Nel 2003 a suscitare polemiche è l’ospitata di Sharon Stone: non solo perché pagata carissimo (ci fu chi disse 250mila euro, ma Pippo Baudo, il presentatore di allora, ha sempre detto che la cifra era inferiore), ma perché la bionda diva americana recitò dal palco una poesia, Desiderata, da sempre tra i testi base del culto di Scientology. Al Festival di Sanremo 2010 la notizia dell’esclusione di Malika Ayane dalla terna dei vincitori (primo Valerio Scanu, secondo il trio Pupo-Emanuele Filiberto di Savoia-Luca Canonici, terzo Marco Mengoni) provoca per la prima volta una rivolta degli orchestrali, che fischiando la giuria accartocciano e gettano in aria gli spartiti. Concludiamo la carrellata con il Festival 2012, rimasto famoso per la farfallina di Belen Rodriguez. Il tatuaggio audace all’inguine della soubrette ha ipnotizzato il pubblico ed è rimasto nell’immaginario collettivo.

Editoriale a cura di Carlo Palumbo, dal numero 7 del 5 febbraio di Visto TV