Flaviano Brutto, i pet sono i migliori amici del fashion system
Il trend setter ci parla dell’intreccio creativo tra animali e moda
Il fashion, si sa, ama il bello, perché il bello fa star bene, ma è riduttivo pensare che il bello sia solo un bel vestito: il bello non è legato solo al gusto estetico, all’ armonia di forme e colori, ma è anche equilibrio di energie positive.
Fondamentale per il fashion infatti è creare e mantenere rapporti armonici e positivi. E rapporti positivi ed energizzanti sono indubbiamente anche quelli con i pet.
Il mondo del fashion ha sempre strizzato l’occhio ai pet, copiando e riproponendo nei tessuti il manto dei vari animali: maculato o zebrato sono un must-have che da sempre è di gran moda.
Ci sono maison che hanno scelto un animale come simbolo e immagine del loro marchio o testimonial delle loro campagne pubblicitarie. Famosa la pantera di Cartier, anche se credo che l’animale più famoso nel fashion sia la gatta di Karl Lagerfeld.
Anche il mondo della musica aveva attinto al mondo animale: negli Anni 60 a tutte le cantanti erano stati associati degli animali. Ricordiamo la Tigre di Cremona (Mina), la Pantera di Goro (Milva), l’Aquila di Lingonchio (Iva Zanicchi) e così via.
Che il pet sia diventato parte integrante della nostra vita lo conferma anche il fatto che tutti i brand hanno creato intere collezioni di abiti e accessori per animali.
E non ci dobbiamo assolutamente stupire se il mondo della moda li vuole anche protagonisti dei catwalk più prestigiosi. Infatti anche nei recenti fashion show del Grande Gala della Moda, evento organizzato da Stefano Ciffo, i brand Masciarelli_stylist e Fany Altamoda hanno voluto in passerella il mio piccolo Kim, barboncino miny toy.
A parte l’aspetto fashion, va ricordato che il pet non è un giocattolo da prender e buttare quando non diverte più o quando è cresciuto.
Prima di adottarne uno è fondamentale che valutiate molto bene tutti gli aspetti e gli impegni che questo comporta, soprattutto lo spazio e il tempo.
Ogni animale ha bisogno infatti di un suo proprio spazio dove vivere e crescere. E se non potete garantirgli lo spazio adeguato, lasciatelo dov’è: sarebbe una crudeltà inutile costringerlo a vivere in uno spazio inadeguato.
Altro aspetto, il tempo, inteso come vita media del pet, ma anche come tempo che dobbiamo dedicargli. Pertanto, in base allo spazio e al tempo, scegliete quale adottare.
Oggi la scelta non si limita al classico cane o gatto visto che siamo suggestionati dalle mode del momento dettate da vip che esibiscono galline, maialini, furetti, lucertole, serpenti ecc.
Siamo in estate e la campagna contro l’abbandono ci martella, giustamente.
Sarebbe però altrettanto importante che ci fossero delle alternative concrete per coloro vogliono partire per le ferie con il proprio pet.
Tante strutture ricettive si spacciano per pet friendly, ma poi nella realtà non lo sono.
Fortunatamente ho trovato il Domina Coral Bay di Sharm, un resort dove il pet è molto ben accolto e può andare ovunque.
Anche il viaggiare è un tasto dolente, soprattutto in aereo. S’era parlato di una legge che permetteva i pet in cabina, ma questa legge se, c’è nessuno la applica: è più facile un terno al lotto che trovare una compagnia aerea che accetti pet. E quelle rarissime che lo fanno chiedono un supplemento di 150-200 euro.
Considerando che il pet deve stare per tutto il volo nel trasportino, incastrato sotto il sedile, tra le nostre gambe, come fosse una borsa a mano, che puoi portar gratis, non mi spiego perché si debba pagare un extra cosi esoso.
C’è una frase di Gandhi che dice «La grandezza di una nazione e il suo progresso morale possono essere giudicati dal modo in cui vengono trattati gli animali».