Intervista ad Alessandro Magher Sindaco di Sanremo
Alessandro Mager racconta il Festival di Sanremo con uno sguardo che unisce istituzioni e sentimento, sottolineando il ruolo centrale della Rai nell’organizzazione e l’impegno del Comune negli eventi collaterali.
Il prossimo 24 febbraio debutterà la 76esima edizione del Festival di Sanremo, che Alessandro Mager seguirà, per il secondo anno consecutivo, nel ruolo di sindaco della Città dei Fiori. Incontrandolo, abbiamo cercato di conoscere i retroscena della manifestazione canora più famosa d’Italia e, soprattutto, lo spirito con cui il Comune ligure l’accoglie. Classe 1957, Mager cita spesso la sua famiglia nel corso della conversazione: un dettaglio che racconta molto di lui e che lascia emergere una dimensione personale forte, lontana dall’immagine della fredda figura istituzionale tutta lavoro e rigore. In lui questi aspetti ci sono eccome, ma non sottraggono spazio al sentimento. Insomma, la persona ideale con cui parlare della kermesse su più piani: umano e istituzionale.
Sindaco Mager, con Carlo Conti vi relazionate solo limitatamente al Festival o siete amici?
«I nostri rapporti sono molto buoni e, a ogni ricorrenza, ci scambiamo gli auguri. Di solito, quando viene a Sanremo, pranziamo assieme. È ghiotto di pesce al sale».
Vista l’amicizia, il conduttore si sarà confidato con lei rispetto alle proprie ansie: prima che Mediaset decidesse di non fare concorrenza, Conti temeva per gli ascolti del suo Festival?
Il rischio era che si distribuissero tra C’è posta per te e La ruota della fortuna.
«Guardi, l’ultima volta che ho pranzato con Carlo Conti la sua preoccupazione era per la classifica della Fiorentina: le ho detto tutto».
Qual è la sua canzone sanremese del cuore?
«Mi sono sempre piaciuti Anna Oxa e Fausto Leali con Ti lascerò».
Nel corso dell’imminente edizione è previsto un ricordo con Achille Lauro delle vittime di Crans-Montana, iniziativa promossa da Novella 2000?
«Purtroppo non glielo so dire».
La città di Sanremo si limita a ospitare il Festival o ha voce in capitolo nella sua organizzazione?
«Quella è interamente demandata alla Rai. Il Comune di Sanremo, però, organizza molti eventi collaterali. È una manifestazione che attira l’intera comunità nazionale e, a modo nostro, contribuiamo al fermento».
Quanto investe realmente il Comune di Sanremo?
«Si onera di fornire la disponibilità del Teatro Ariston e, ovviamente, il bilancio spese-entrate è molto a favore del Comune. Con il nuovo accordo per il triennio 2026-2028, la Rai versa a Sanremo 6,5 milioni di euro l’anno per il Festival. Al di là di quanto previsto in convenzione, c’è anche un indotto importantissimo che riguarda tutte le attività. È il momento più intenso dell’anno, per Sanremo e per chi ci vive».
Com’è cambiato il suo modo di guardare il Festival, da quando è sindaco?
«È una domanda che mi piace particolarmente (ride). Prima lo guardavo con leggerezza, adesso lo sento di più, è ovvio. Benché le cinque serate le organizzi la Rai, Comune e assessorato al Turismo sono in prima linea. Ogni giorno ci sono novità o iniziative da prendere. Ad esempio, quest’anno, per la prima volta, abbiamo deciso di favorire l’ingresso in città utilizzando delle navette che, da Ponente e da Levante, trasporteranno centinaia di persone, permettendo loro di parcheggiare anche nei Comuni confinanti con Sanremo senza essere tagliati fuori».
Pausini debuttava 33 anni fa al Festival con La solitudine. Correva l’anno 1993… Che ricordo ha di quell’edizione? Dov’era? Cosa stava facendo? E soprattutto: l’adulto che sognava di diventare allora è l’adulto che è oggi?
«Facevo quello che continuo a fare, seppur con meno tempo a disposizione, ovvero l’avvocato. Se in quell’anno mi avessero detto che un giorno sarei diventato sindaco di Sanremo, non l’avrei escluso del tutto, ma avrei faticato a crederci. Non era una delle mie aspirazioni».
E invece, quali erano le sue aspirazioni?
«Fare bene il mio lavoro. Inoltre, mi ero appena sposato ed ero orientato a mettere su famiglia. Così è stato, infatti. Ho due figli: uno di 31 anni, anch’egli avvocato, e uno di 29, che è appena diventato cardiologo. Almeno una volta assisteranno alla kermesse. Anche mia moglie, benché sia molto discreta, verrà volentieri. Ai numerosi eventi di questo periodo non sempre ha scelto di essere presente, ma io rispetto la sua riservatezza».
Amadeus, ex conduttore del Festival, manca a Sanremo?
«So che è stato un grande, portando la kermesse a livelli superiori rispetto a chi l’aveva preceduto. Dopodiché, Carlo Conti l’ha condotta perfino più su. Perciò, tutti i meriti ad Amadeus, ma vorrei che Carlo Conti continuasse a condurre anche negli anni a venire».
Ogni edizione si accompagna a polemiche di ogni genere. Si è fatto un’idea di quali saranno quelle che animeranno la kermesse quest’anno?
«È prematuro dirlo, non ne ho idea. Tuttavia, se restano entro un recinto di rispetto ed educazione, spero che le polemiche non manchino».
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