La moda completa la musica
Sul palco, le donne hanno incantato con uno stile rétro, ma molti uomini non hanno osato con abiti dalle taglie…
Sul palco, le donne hanno incantato con uno stile rétro, ma molti uomini non hanno osato con abiti dalle taglie azzardate e proporzioni poco armoniose
A cura di Flaviano Brutto
Il Festival di Sanremo è da sempre il palcoscenico più iconico non solo della canzone italiana, ma anche delle mode e delle tendenze. Più che una semplice competizione musicale, rappresenta uno specchio fedele di una società in continuo mutamento, dove spesso a fare la storia non sono le canzoni, bensì i look, le provocazioni e le iconiche bagarre tra primedonne. Il palco del Teatro Ariston ha lanciato negli anni stili destinati a diventare fenomeni di massa, consacrando le visioni delle grandi maison e trasformando artisti in vere e proprie icone fashion.
La moda a Sanremo
I ricordi che custodiamo del Festival sono infatti indissolubilmente legati agli outfit. Impossibile dimenticare l’eleganza sofisticata di Patty Pravo, le provocazioni di Donatella Rettore, l’energia ribelle di Loredana Bertè o lo stile audace di Anna Oxa. Il pancione esibito dalla Bertè fece scandalo, così come i pantaloni a vita bassissima della Oxa, che non lasciavano spazio all’immaginazione. Episodi che hanno monopolizzato l’attenzione, relegando spesso la musica in secondo piano. Eppure, proprio da quei momenti sono nate tendenze indelebili: dopo la partecipazione della Oxa, i pantaloni a vita bassa divennero un vero must-have, dimostrando come Sanremo sia da sempre un potentissimo veicolo pubblicitario per la moda.
Questa 76ª edizione del Festival ha presentato un cast eterogeneo, un mix strategico di generi musicali pensato per intercettare soprattutto le nuove generazioni. La presenza di artisti più alternativi faceva temere derive stilistiche eccessive, ma sorprendentemente la maggior parte ha scelto la via della sobrietà e dell’eleganza. Anche se non sempre con risultati convincenti.

Gli uomini a Sanremo
Gli uomini, pur vestiti da grandi firme, hanno in molti casi deluso. Indossare un capo firmato non basta: lo stile richiede consapevolezza. Linee, volumi e proporzioni devono dialogare con la fisicità di chi li indossa – una regola fondamentale che, quando ignorata, porta inevitabilmente a risultati discutibili.
Francesco Renga, solitamente impeccabile, è apparso insolitamente approssimativo, con abbinamenti cromatici poco armonici e pantaloni dalla vestibilità dubbia. Luchè ha tentato una scelta di tendenza che però non ha trovato equilibrio nella parte inferiore del look. Raf, invece, ha optato per un completo in velluto elegante, ma troppo classico, quasi anacronistico. La moda contemporanea propone volumi importanti: pantaloni ampi, giacche over, doppiopetto e richiami agli anni ’80. Tuttavia, sono silhouette che non perdonano: funzionano soprattutto su fisicità slanciate. In questo senso, Michele Bravi e Achille Lauro hanno interpretato perfettamente il trend, risultando tra i più convincenti e contemporanei.
E le donne?
Le donne, al contrario, hanno brillato quasi all’unanimità, riportando sul palco quell’allure sofisticata e leggermente rétro che appartiene alla storia più affascinante del Festival. Tra tutte, Ditonellapiaga si è distinta per originalità e impatto visivo, proponendo outfit accattivanti e fuori dagli schemi, capaci di evocare le super top model degli anni d’oro della moda. Un errore che continua a ripetersi – e che resta imperdonabile nel 2026 – è l’uso improprio degli occhiali da sole. Indossarli al chiuso, senza criterio, trasmette un retrogusto nostalgico e fuori tempo.
La moda oggi offre alternative molto più raffinate: occhiali con lenti chiare o colorate, perfetti per la sera e per gli ambienti indoor – i cosiddetti “occhiali da cocktail”. Accessori sofisticati, intelligenti, capaci di completare un look senza appesantirlo. Perché essere davvero alla moda non significa solo osare, ma saper scegliere. Sempre.
Flaviano Brutto