Metal detector negli istituti difficili e intese con le prefetture per fermare la violenza tra i corridoi

La tragedia consumatasi tra le mura scolastiche di La Spezia ha riacceso con forza il dibattito sulla sicurezza negli istituti italiani. L’omicidio del giovane Abanoub Youssef, colpito mortalmente dal compagno di classe Zouhair Atif, rappresenta una ferita profonda che ha spinto il Ministero dell’Istruzione a ipotizzare soluzioni drastiche. Il Ministro Giuseppe Valditara, visibilmente colpito dall’accaduto, ha rotto il silenzio proponendo una misura che divide l’opinione pubblica ma che mira a prevenire simili episodi di violenza efferata.

L’introduzione di metal detector all’ingresso degli edifici scolastici considerati più esposti a fenomeni di criminalità

L’idea centrale del Ministro prevede l’introduzione di metal detector all’ingresso degli edifici scolastici considerati più esposti a fenomeni di criminalità o disagio sociale. Durante un intervento televisivo al programma “4 di Sera Weekend”, Valditara ha delineato una strategia che punta sulla prevenzione tecnologica e sulla collaborazione istituzionale. Il piano non prevede un’installazione a tappeto su tutto il territorio nazionale, ma interventi mirati che i dirigenti scolastici potranno attuare per proteggere la comunità educativa.

“Voglio innanzitutto trasmettere la mia vicinanza ai genitori del ragazzo ucciso e la mia vicinanza anche alla scuola, a tutte le componenti: dagli studenti, ai docenti, ai presidi”, ha esordito il Ministro nel suo accorato messaggio. Egli ha poi rivelato un retroscena sul suo colloquio privato con la dirigente dell’istituto spezzino, descrivendola come una donna profondamente scossa da un evento imprevisto e devastante. Secondo Valditara, lo Stato deve fornire strumenti concreti per evitare che coltelli o altre armi varchino la soglia delle aule.

La decisione finale spetterà ai vertici delle singole scuole

Entrando nel merito della proposta, il titolare del dicastero ha spiegato che la decisione finale spetterà ai vertici delle singole scuole in costante dialogo con le autorità locali. “Quello che noi possiamo e dobbiamo fare, a mio avviso, in quelle scuole di maggior rischio, dove vi sono delle problematiche, è consentire al preside di installare, magari d’intesa con il prefetto, dei metal detector”, ha dichiarato fermamente Valditara. Questa apertura normativa permetterebbe di superare i vincoli burocratici che oggi limitano l’autonomia dei presidi in materia di controllo fisico degli accessi.

Dietro le quinte del Ministero, si lavora già a una mappatura degli istituti che presentano le criticità più evidenti sotto il profilo della sicurezza interna. Molti osservatori ritengono che questa mossa serva anche a dare una risposta politica immediata a un’opinione pubblica terrorizzata dalla facilità con cui un adolescente ha potuto compiere un omicidio. La sfida resta quella di bilanciare il bisogno di protezione con l’esigenza di mantenere la scuola come un luogo di accoglienza e non come un fortino blindato.

Dario Lessa