Sara Manfuso: “A mia figlia dico: mai cercare di piacere a tutti”
Dalla libertà di pensiero alle polemiche che accompagnano le sue prese di posizione, fino al rapporto con la sua Lucrezia e alle sfide della maternità: un racconto a tutto campo tra lavoro, famiglia, valori e nuovi progetti, senza rinunciare alla schiettezza
La prima cosa che chiediamo a Sara Manfuso è quale sia il filo conduttore che unisce il suo modo di essere mamma e donna realizzata nel lavoro. E di rincalzo, quale esempio spera di lasciare a sua figlia Lucrezia attraverso la donna pubblica che è oggi. E la giornalista e opinionista nata a Cassino, in provincia di Frosinone, ci risponde con una parola: «Autenticità. Cerco di essere la stessa persona davanti a una telecamera, in redazione e a casa. A mia figlia vorrei lasciare un messaggio semplice: non cercare mai di piacere a tutti. Studia, preparati, difendi le tue idee, ma fallo sempre con rispetto. La libertà è una conquista quotidiana e passa anche dalla responsabilità delle proprie scelte».

Oggi in Italia cosa significa, concretamente, essere una donna che vuole realizzarsi sul lavoro senza rinunciare alla famiglia e a sé stessa?
Fare ancora i conti con aspettative diverse rispetto a quelle che gravano sugli uomini. Molte donne continuano a sentirsi giudicate per qualsiasi scelta facciano.
A che punto siamo davvero sul fronte della parità e quali sono, secondo lei, le battaglie che contano ancora?
Credo che la vera parità si costruisca creando opportunità, servizi per le famiglie e una cultura del merito. Le lotte importanti sono quelle che consentono a ciascuno di scegliere liberamente il proprio percorso, senza stereotipi.
Si parla moltissimo di questioni di genere. Secondo lei è un dibattito che aiuta a risolvere i problemi reali o rischia di distogliere l’attenzione dalle vere priorità?
Dipende da come viene affrontato. Quando serve a rimuovere ostacoli concreti è utile. Quando diventa solo una contrapposizione ideologica rischia di allontanarsi dalla vita delle persone. Io preferisco parlare di problemi reali: lavoro, istruzione, sicurezza, sostegno alla maternità e ai giovani.
Le sue prese di posizione fanno spesso discutere e dividono. C’è chi la apprezza per la schiettezza e chi la accusa di cercare volutamente la provocazione. Come risponde a questa critica?
La provocazione fine a sé stessa non m’interessa. Se un’opinione genera dibattito è perché tocca temi sensibili. Preferisco esprimere un pensiero sincero piuttosto che adeguarmi a ciò che è più conveniente dire. Poi è naturale che qualcuno condivida e qualcun altro no.
Dire quello che pensa, senza filtri, le è mai costato qualcosa sul piano professionale o personale?
Sì, come capita a chiunque si esponga pubblicamente. Ho ricevuto critiche, attacchi e incomprensioni. Ma credo che il prezzo più alto sia rinunciare alla propria libertà di pensiero per paura del giudizio degli altri.
Sempre più spesso la cronaca racconta episodi di violenza giovanile, con ragazzi che diventano vittime o carnefici. Da osservatrice della società e da madre, come interpreta questo fenomeno? E come affronta temi così delicati con sua figlia?
Penso che ci sia un problema educativo e culturale che coinvolge famiglie, scuola e società. I social amplificano tutto, ma non sono l’unica causa. Con Lucrezia cerco di parlare molto, senza trasformare ogni conversazione in una lezione. L’ascolto, secondo me, è più importante dei divieti.
Molti sostengono che i giovani di oggi abbiano perso il legame con le proprie radici e il territorio d’origine. Lei ha scelto Roma come città d’adozione, ma quanto conta ancora Cassino nella donna che è diventata?
Moltissimo. Cambiare orizzonte non significa dimenticare da dove si proviene. La mia terra mi ha insegnato il valore della comunità, del sacrificio e dell’identità. La Capitale mi ha offerto le opportunità professionali, ma le fondamenta di ciò che sono rimangono lì, dove sono nata.
Il servizio completo su Sara Manfuso, di Valeria Volponi, sul numero di Novella 2000 in edicola.
Per avere la vostra copia digitale in promo cliccate QUI.
Per la app di Novella 2000 QUI per Apple Store e QUI per Google Play