Novella 2000 n. 48 Scuola di Seduzione Barbara Fabbroni

A Scuola di Seduzione con Barbara Fabbroni: intervista a Patinette

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Platinette e l’omaggio a Franca Valeri in una canzone: Mauro Coruzzi si racconta in un’intervista a Barbara Fabbroni nella rubrica Scuola di Seduzione.

“Signore e signori buonasera, tra qualche istante trasmetteremmo l’Inno della Pettegola. Storia musicale surreale interpretata da Dario Gay con la partecipazione straordinaria di Mauro Coruzzi, in arte Platinette, annuncia la signorina buonasera Maria Giovanna Elmi, lasciando il passo a un’intervista divertente e curiosa.

Cara Platinette, domanda d’obbligo che ti avranno fatto in milioni: chi è Mauro Coruzzi?

“Eh, lo devo ancora individuare e non sono più un ragazzino. È un enigma. Investo, alla scoperta di me, la stessa curiosità e passione con cui vedo un film, un’opera d’arte. Non vorrei mai arrivare a una conclusione dicendo, come in molti affermano, ‘mi conosco bene’, perché è come metterci una lapide”.

Mauro non si conosce?

“Sono felice di non conoscermi, così non mi annoio. Ho ancora molti territori da esplorare. La vita per me è una noia mortale se non è condita dalla curiosità di esplorare ancora qualche territorio sconosciuto di sé”.

Quindi, chi è Mauro ora?

“Un uomo molto solitario. Al tempo stesso è una creatura con molta voglia di socialità, ma intorno non è che abbondino le occasioni”.

Con noi c’è anche Dario Gay. Novella2000, che ha memoria, ricorda di un pettegolezzo che lo riguarda: il flirt con Rita Pavone…

Dario: “Nel ’90, mi definirono l’amante di Rita Pavone!”.

Amante o no, sei l’uomo che ha fatto cantare insieme Rita Pavone e Milva.

Dario: “Rita Pavone e Milva sono due miti. Ho con entrambe un bel rapporto di amicizia. Con Milva in quel periodo producevo un album. Il tutto avvenne in maniera spontanea, su sua richiesta”.

La proposta di Dario a Plati

Come nasce l’amicizia tra Dario e Platinette?

Platinette: “Nasce da un’amicizia molto antica. L’ho conosciuto come artista intervistandolo per un album e una sua partecipazione a Sanremo. Un’amicizia che è rimasta lì, che non si è sviluppata con una frequentazione. Nel primo lockdown mi ha mandato un messaggino con i saluti di Rita Pavone, un’amica comune (con Rita cinque anni fa abbiamo fatto Ballando con le Stelle, io sono un fan sfegatato della Pavone) e aggiunge ‘devo farti una proposta’ che si è concretizzata nei mesi a venire, durante l’estate. Così mi fa sentire la canzone”.

Conferma tutto, Dario?

“Sì. Ci siamo conosciuti negli anni ’90 quando lui lavorava a Radio Parma. Mi intervistò per il mio primo album. All’epoca era solo Mauro per me, tanto che qualche anno dopo incontrandolo come Platinette non l’ho riconosciuto. Negli anni abbiamo mantenuto un buon rapporto, ci siamo sempre sentiti”.

Cosa avete in comune?

Dario: “Molte. Soprattutto l’ironia. L’adoro: è una persona incredibile, da cui imparo sempre qualcosa perché, a differenza di me, è un pozzo di cultura. Poi è un grande artista”.

Inno della pettegola un testo particolare?

Platinette: “Chi mai avrebbe fatto un inno a una figura come quella della pettegola, dell’inciuciona, quella che organizza delle occasioni terribili non tanto per invidia quanto perché è una poveretta che si annoia e non sa che cavolo fare?”.

Dario: “Ascolto l’Inno della pettegola e mi viene in mente lui. Lo chiamo e ci incontriamo. In macchina, sotto la pioggia abbiamo ascoltato la canzone. Lui una volta ascoltata si è illuminato: è una roba sua, da fare insieme”.

Un brano dedicato alla memoria di Franca Valeri

Mauro, poi cosa accade?

“Ascolto il pezzo, lo mettiamo in piedi, lo provo. Nel frattempo, c’è la scomparsa di Franca Valeri e automaticamente mi si è accesa una lampadina. Mi chiedo: ‘possibile che nessuno l’abbia ricordata tranne che nel solo momento della morte, poi più nulla! Sparita totalmente’. Ho pensato che poteva essere un omaggio a lei”.

A chi è destinata la canzone?

Dario: “A tutti. Può piacere anche ai bambini perché è leggera, il testo è cucito insieme a un’ironia di spessore. Racconta con leggerezza il personaggio della pettegola, fruibile da tutti”.

Perché una canzone dedicata a Franca Valeri?

Dario: “Con Mauro abbiamo scoperto di avere la stessa passione per la Valeri. Ascoltando questa canzone non avevo mai fatto un accostamento con Franca Valeri. Avendo scritto il testo non mi ero accorto di questa similitudine. Lui, dall’esterno, è riuscito a vederla con un altro occhio”.

Cosa ha rappresentato per voi Franca Valeri?

Mauro: “Una presenza formidabile. Le sue lunghe telefonate televisive, dense di notizie sulle amiche e non solo, di verità. La canzone poteva rivalutare il ruolo della pettegola, non quello di una semplice, perfida e anche un po’ disgustosa che straparla male degli altri. Ma una che movimenta le cose della vita con un filo di sceneggiatura, magari non sempre reali”.

Il potere del pettegolezzo

Il pettegolezzo ravviva un quotidiano scontato?

Mauro: “Quel tipo di pettegolezzo che direbbero a Bologna passa di bocca in bocca, è una forma di conversazione popolare. Il pettegolezzo cambia da un’originale notizia a una narrazione curiosa, l’importante che non sia delazione”.

Il pettegolezzo tira fuori qualcosa che appartiene alle persone?

Mauro: “In questi anni di Social, abbiamo scoperto che molti hanno una doppia vita, dal punto di vista sessuale, culturale e così via. Molti fanno finta di sapere tutto, poi se gli fai un nome di un qualsiasi scrittore, non sanno nulla”.

Un esempio di doppia vita?

Mauro: “Bella di giorno. La Deneuve scicchissima con questo cappotto di cammello in cachemire, poi un tr***ne incredibile”.

Il pettegolezzo svela verità?

Mauro: “Se il pettegolezzo serve a smascherare una doppia vita ben venga, poi ci si sorride sopra”.

Il pettegolezzo non è cattiveria?

Mauro: “No. Se sei oggetto di pettegolezzo è segno che sei sotto l’occhio dell’altro. Quelli di cui non si parla ahimè non sono nessuno. Come si dice: ‘purché se ne parli, bene o male, ma che ne parlino'”.

Tutti siamo “pettegola sotto la tegola”, come dice la canzone?

Mauro: “In tutti i settori c’è qualcuno che sa tutto. È la costruzione creativa che possiamo fare con il pettegolezzo e ciascuno di noi nel proprio ambiente può dire la sua”.

I pettegolezzi e l’Instagram di Coruzzi

Mauro, cosa ti piace?

Mauro: “Mi piace, nella vita come nella professione non essere solo una cosa, non è presunzione, ma voglia di arricchire e sceneggiare un po’ l’esistenza. Nella vita non c’è nulla da inventare. C’è molto da creare”.

C’è un messaggio nella canzone?

Mauro: “Non c’è nulla di strategico o studiato, ma la coincidenza di pubblicare un pezzo così con l’omaggio a Franca Valeri che lei stessa era l’emblema di leggerezza apparente da una parte e dall’altra una profondità assoluta. Lei era una ricca borghese milanese che ha saputo dar vita a un personaggio che si alternava tra la leggerezza e la critica alla società alla quale lei apparteneva. Lo può fare solo chi la conosce bene. Nella Valeri tutto era importante, non solo la battuta. La pausa aveva una rilevanza fondamentale. Lei è la bruttina che non si arrende”.

Dario: “Franca Valeri sapeva osservare di là dall’apparenza. La canzone esce in un periodo molto difficile, vuole essere un momento di leggerezza, di evasione da regalare alle persone per non stare tutto il giorno sempre e solo a pensare a questo problema che ci sta massacrando. Cosa vuoi fare? Dobbiamo stare chiusi in casa e non ci resta che metterci dietro le tende a spiare i vicini oppure ad andare su Instagram a spiare le storie degli altri”.

A proposito di Instagram: Mauro, hanno avuto successo le tue dirette sulle elezioni americane.

Mauro: “Ho una caratteristica di cui vado fiero: quella di mettere insieme il cotto e il crudo, l’apparentemente basso e l’apparentemente alto, il trash di proporzioni orrende. Ma chi se ne frega”.

Cosa viene fuori da queste dirette?

Mauro: “La cattiveria dei leoni da tastiera, soprattutto giovanissimi. È talmente esacerbata che mi fa pensare che sia un momento veramente difficile”.

Conosciamo meglio Mauro-Plati

Una cosa importante per Mauro?

“Riuscire a comunicare. È importante mettere a disposizione di chi hai vicino la risorsa o la capacità che possiedi”.

Cosa piacerebbe a Mauro?

“Lasciare un segno, senza far passare l’esistenza inutilmente”.

Tre parole per descrivere Platinette?

“Verace no: sembra una vongola. Allora, facciamo: anzianotta, determinata, possibilista”.

E Mauro cosa vuol fare da grande?

“La piccola, non c’è dubbio alcuno. Non avuto tempo per l’infanzia e l’adolescenza: me la riservo per il terminal. Ho ancora voglia di pazzie”.

Una pazzia: sono curiosa.

“Fare un calendario (sorride) sul modello delle star americane âgée, in totale nudità. Non vedo l’ora di farlo. Più che stendermi in mezzo alle rose, preferirei le mele cotogne. Invece del lenzuolo di Marilyn, le buste dell’Esselunga”.

Molto pop. Avete intenzione di fare un film sulla pettegola?

“Ci sono state un paio di proposte in effetti. Anche perché i personaggi che appaiono nella clip in qualità di special guest: da Massimiliano Rosolino a Maria Giovanna Elmi, da Giancarlo Magalli a Melissa Gilardi, da Alessandra Monti a Emanuela Tittocchia, nello showroom romano Kare Design. Sono un insieme che appartiene a più mondi. Volevamo dare un’apertura ai modelli che ci sono adesso. Allora se una ragazzina come Melissa Gilardi, facendo gli esercizi di ginnastica, ha tre milioni di seguaci su TikTok, non guardo se ha la magliettina sopra l’ombelico: quello che arriva è la comunicazione”.

Dario, seguiranno altre canzoni?

Dario: “Un omaggio deve rimanere unico. Ci sono altri progetti, tutti da decidere e valutare”.

Alla fine di questa intervista resta solo un dubbio: chi è la vera pettegola tra Dario Gay e Platinette?
Risponde Giancarlo Magalli nel video della canzone: “Una cosa è certa, non siete capaci di farvi i fatti vostri”. Bene, Novella 2000 approva, ovviamente.

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