Ieri, in un lento pomeriggio domenicale a cui è concesso il privilegio di essere noioso senza essere inutile, ricevo un messaggio da un’amica molto meno assopita di quanto non fossi io: “guarda Raiuno, Silvio Muccino sta sganciando una bomba“. Era vero: Silvio Muccino, attore dall’età indefinitamente collocabile tra i 23 e i 58 anni, era seduto faccia a faccia con Massimo Giletti e stava raccontando per la milionesima volta le vicende familiari.
A onor del vero l’iniziativa era sua per la prima volta, solitamente è l’altro fratello, Gabriele Muccino (regista, per chi avesse perso il conto o la voglia) che spara a zero sul fratello minore, mentre questo giro se lo è aggiudicato Silvio, che con serafico incedere ci ha accompagnati senza mezzi termini attraverso dieci anni della sua (e, stancamente, della nostra) vita.
Tanto è il tempo, infatti, che ci vede spettatori di questa saga familiare fatta di accuse e offese, di denunce e ritrattazioni, di speculazioni sulle reciproche frequentazioni e sulle conseguenti derivazioni.
Si sono detti di tutto, senza mai lasciarci capire bene cosa sia successo: hanno litigato per? Un amore? Un lutto? Un incidente? Un episodio?
Fondamentalmente mi sentirei di azzardare un’ipotesi e un riassunto: hanno litigato perchè si odiano. Che mi pare un sentimento assolutamente umano e comprensibile e, senza tante ipocrisie, dignitosissimo.
Capita nella vita di incrociare delle persone che si tollerano a malapena, altre che si amano follemente, altre ancora che vorresti sopprimere come una colonia di blatte che si impadroniscono del sottolavello. Quale sia la reale, intima, reciproca  condizione dei componenti della famiglia Muccino non è dato sapere, nessuno di noi era presente alle vicende che fin qui li hanno condotti e nessuno sta nelle loro teste e nei loro cuori.
Certamente mi ha colpito la calma con cui ieri il Silvio ha raccontato alcune vicende, senza risparmiare dettagli tecnici e senza mascherarsi dietro a diplomazie tardo democristiane secondo cui della famiglia non si dovrebbe mai parlar male. Ha semplicemente raccontato di un fratello dal carattere non facile, che almeno in una occasione ha alzato le mani sulla moglie. Sarà vero? Sarà falso? Nemmeno questo è dato sapere. Certo in entrambe le eventualità la cosa è terribile: se fosse vero avremmo un regista affermato e consapevolmente compiaciuto del proprio ruolo con la presunzione di raccontare i sentimenti e i patimenti dell’umanità nascondendo malamente la propria immensa miseria. Se fosse falso avremmo un attore altrettanto compreso nel proprio personaggio che non esita ad esporre il proprio fratello alla gogna della televisione senza fondamento alcuno. Di nuovo, il luogo dove sta la verità non è per noi accessibile. Possiamo al massimo presumere che, a fronte di affermazioni indubbiamente gravi e potenzialmente fonte di guai giudiziari, chi decida di intraprendere questa strada abbia certezze e prove tali da poter sostenere le proprie tesi senza timore di essere smentito.
Tuttavia, al termine di un’intervista brillantemente condotta da un Giletti sicuro e attento allo stesso tempo, dopo aver raccolto quelle che, comunque le si voglia mettere, sono le miserie di una famiglia evidentemente giunta ad un punto di non ritorno, dopo aver sospeso la sacrosanta pennica domenicale, ultimo baluardo di quello che fu il riposo del guerriero, non ho potuto evitare un’ultima, estrema riflessione: tutti abbiamo una famiglia (più o meno tradizionale), tutti abbiamo avuto da litigare, da difenderci, da accusarci. Tutti conosciamo i fratelli Muccino per quello che con il loro lavoro hanno raccontato e rappresentato nelle piccole stanzette delle nostre singole, piccole umanità. Ma delle loro beghe familiari, a noi CHE CE NE FREGA?
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