Studio Resente Novella 2000 n. 27 2020_censored

Studio Resente: ‘Basta professoroni, si dia ascolto al popolo reale’

Alessandro Resente scrive una lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “Servono decisioni dettate dai bisogni della gente”.

Caro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, le scrivo come cittadino orgoglioso di essere italiano e innamorato follemente del suo Paese.

Spero che quando ha accettato la carica non l’abbia fatto solo per prestigio personale, ma soprattutto per l’Italia, Paese meraviglioso e unico. Le dico questo perché se veramente tale è stato il suo sentimento la invito a sentire le mille voci degli italiani, gente semplice ma grandi lavoratori e dotati di quell’ingegnosità che ne ha determinato il successo nel mondo.

È del tutto inutile continuare a sentire professoroni, intellettuali o imprenditori che hanno sempre vissuto di contributi statali. Provi per una volta ad ascoltare la gente! La gente italiana ogni giorno deve affrontare la vita quotidiana, è ripartita tirandosi su le maniche, pensando a come fare, che soluzioni trovare, senza aiuti di nessun tipo, visto che dopo tutto questo tempo il governo sta ancora decidendo cosa fare. Ma il ristoratore che ha aperto non ha aspettato di vedere i clienti cosa vogliono, ha iniziato a proporre il nuovo menu, spesso ridotto, e trovando le giuste soluzioni nel rispetto delle norme per evitare il propagare del Covid 19.

L’Italia non può più attendere. Scenda in strada, entri in un supermercato, vada a vedere le spiagge, senta i giovani ai quali sta bloccando la gioventù. Possibile che non si riesca a proporre qualcosa di concreto e semplice? Le imprese stanno aspettando i fondi promessi, ma le banche non li stanno concedendo, se non ai grandi.

“Insegniamo i comportamenti ed eliminiamo le ridicolaggini”

Lo sa che le banche, pur con la garanzia dello Stato, fanno indagini scrupolose e lunghissime, e le delibere non arrivano? Lo sa che per le norme, io mi permetterei dire in parte anche illogiche e assurde, si stanno registrando incrementi dei prezzi, quando i soldi mancano?

Abbia il coraggio di decidere, il capo deve saper prendere le decisioni. Lo faccia, non tentenni ancora. L’Italia ha bisogno di ripartire compatta, la gente vuole riprendere a lavorare e guadagnare.

Elimini le norme superflue: se due amici sono stati insieme a casa, che senso ha poi che siedano uno alla guida e uno dietro? Semplifichiamo la vita per i bar, ristoranti, centri estetici, negozi. Insegniamo i giusti comportamenti, ma togliamo le ridicolaggini. A cosa è servito Colao? Da Londra non poteva assolutamente vivere e sentire i problemi dell’Italia!

Dai, caro Conte, ci rifletta. Bello poi fare gli Stati Generali, fa notizia, ma non serve, il Paese è diverso. Abbia l’umiltà, decida. E se sbaglia, si modifica. Ma intanto il motore è acceso. E poi, via urgente ai prestiti. Intervenga sulle banche, grandi iniezioni di liquidità.

E poi un consiglio: parli con l’onorevole Di Maio, perché forse talvolta gli sfugge che deve promuovere l’Italia all’estero e favorirla (che senso ha avuto andare in Grecia per richiedere l’apertura delle frontiere, visto che forse ogni 100 italiani che ci andavano, un greco veniva in Italia?)!

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