Resente Novella 2000 n. 29 2021

Studio Resente: ‘Il Covid mi ha messo KO, ma ora sono tornato’

Il nostro collaboratore Alessandro Resente racconta la drammatica e improvvisa esperienza del Covid: "Virus creato ad hoc"

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Carissimi lettori, sono stato assente con la mia rubrica per alcune settimane, ma purtroppo ho avuto il Covid, in forma molto pesante.

Sono stato ricoverato d’urgenza il 17 maggio, dopo aver fatto la prima dose di vaccino il 30 aprile, e immediatamente intubato e posto in coma farmacologico.

All’inizio non rispondevo alle cure e la situazione era molto grave, tanto che tutte le mie persone care e i miei amici avevano paura non ce la facessi.

I medici dicevano che il cuore funzionava al 20%, e che avevo un infarto e non potevano intervenire per la scarsità di ossigeno.

Ho ben capito che il Covid è un virus molto intelligente, subdolo, che va a colpire altri organi con la forte volontà di distruggere. Per questo per me non può essere frutto di un errore, ma è stato semplicemente creato ad hoc.

Dopo alcuni giorni i medici hanno finalmente individuato i giusti antibiotici, e dopo 15 giorni mi hanno risvegliato e il cuore non aveva nulla!

Devo tanto ringraziare i medici, perché hanno fatto l’impossibile per trovare gli antibiotici giusti e finalmente riuscire a curare le due polmoniti che avevo.

Uscire dal coma dopo il Covid

Dopo che sono uscito dal coma non è stato tutto semplice. In un primo momento respiravo ancora con l’aiuto di macchine esterne, per cui non riuscivo a parlare.

Una sensazione bruttissima, tant’è che avevo pensato che appena dimesso avrei dovuto ricorrere a un logopedista per riprendere la parola e mentalmente mi ripetevo l’alfabeto. Tra me e me mi dicevo che sarebbe stato più facile, in quanto conoscevo già le lettere e le parole.

Poi, per fortuna, nel momento che mi hanno fatto respirare internamente ho ripreso subito a parlare.

Ero in una minuscola stanza dove dietro avevo tutte le apparecchiature e davanti una finestra chiusa da tapparella, solo per 24 ore al giorno! E qua proprio ho sentito la mancanza del rapporto umano. Questo lo voglio ben sottolineare: quando mi sono svegliato dal coma e ho ripreso a parlare la prima cosa che ho chiesto e di avere una persona che mi tenesse la mano, perché quando uno è stato in una situazione come la mia non si vuole più tornare indietro. Ha il terrore, e il contatto umano ti serve per trattenerti e farti sentire vivo.

Ho apprezzato molto i medici che mi hanno salvato, ma è mancato il fattore umano. Io ero la da solo con mille pensieri e domande, non sapevo cosa mi fosse successo, e nessuno veniva a chiedere nulla.

Se dicevo qualcosa agli infermieri, loro rispondevano che seguivano tutto dai monitor esterni, e non c’era neppure un campanello per chiamare in caso di necessità. Ma perché? Certo, i monitor registrano tutto, ma certe situazioni, anche l’eccessiva salivazione o altro che lascio a voi immaginare, assolutamente no. Per cui, dovevo solo sperare che passasse un infermiere per potergli dire quello che avevo.

Solo per la maggior parte del tempo

Più di qualche volta le lacrime mi sono scese. Sì, ero in vita, sono stato fortunato. Ma solo, senza che nessuno mi parlasse, mi dicesse una parola, mi caricasse. Questo è un aspetto che vorrei fosse ben considerato da chi si occupa della sanità. Importantissima la ricerca, lo studio, le cure, ma diamo importanza anche all’aspetto umano. Per guarire si ha bisogno anche di questo. Una parola, un sostegno e magari un sorriso. Non è chiedere troppo, ma ritrovare quel rapporto umano che questa società sta trascurando e che si vede anche in queste situazioni.

E poi, adesso che sono passati giorni, mi sto ancora chiedendo perché non deve esserci un campanello. Tante possono essere le situazioni per cui il malato può averne bisogno.

Uscito dal coma, inizia il pesante percorso della ripresa. Subito mi hanno messo il casco, questo scafandro che ti aiuta a respirare – che nel mio caso era anche stretto. Poi, dopo tutti i giorni fermo, non riuscivo neppure a muovere i piedi, e allora inizi a pensare quanto duro e lungo sarà il processo per riprendere. E invece ho la grande fortuna di avere un corpo che risponde molto bene, e unito a una grande forza di volontà che neppure io sapevo di avere, in poco tempo mi ha riportato a ritrovarmi.

Certo, ho scelto di fare un percorso decisamente duro con attività sia in palestra sia in piscina e massaggi per ricreare la muscolatura, ma i risultati in breve tempo si sono visti.

La carica dell’amicizia

Una forte carica me l’hanno data tutti gli amici e le persone care che hanno pregato per me, mandato messaggi per farmi sentire la loro presenza! Veramente tante e tante persone si sono molto preoccupate, e in vari modi hanno cercato di trasmettermi il loro affetto.

Ho sentito tanto amore, e questo resterà sempre dentro di me e sarà ancora di più la mia filosofia di vita. Un’esperienza come quella che ho passato rimarrà sempre dentro di me. Ti fai mille domande, so benissimo che avevo il 50% di probabilità di non farcela, ma sentire tutto questo calore ti dà una forza interna che ti stimola e ti carica.

Ho sempre cercato nella mia vita di dare amore alle persone attorno, agli amici che sono fondamentali nella vita. L’amicizia è un valore unico, e vorrei che anche le nuove generazioni ne capissero l’importanza. L’amicizia è fatta di piccole e grandi cose, di momenti di allegria ma anche di confronto e di sostegno.

Sono cambiato anche dentro, ho capito quanto effimera è la vita e l’importanza di dare amore, e questa sempre di più sarà la mia filosofia di vita!

a cura di Alessandro Resente

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