Resente Novella 2000 n. 22 2023

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Studio Resente: facciamo un Met Gala italiano agli Uffizi

Redazione | 17 Maggio 2023

Alessandro Resente propone un Met Gala all’italiana, magari agli Uffizi, da dove la moda nacque nei ’50, e da dove potrebbe tornare a valorizzarsi

Cos’è il Met Gala di New York

Come ogni anno, anche quest’anno il primo maggio si è svolto il Met Gala al Metropolitan Museum of Art di New York. È un evento a tema organizzato dalla direttrice di Vogue Anna Wintour che si tiene il primo lunedì di maggio, ed è stato fondato nel 1948 dall’allora direttrice di Vogue Eleanor Lambert per raccogliere fondi da destinare al Costume Institute e organizzare mostre di moda.

Ogni anno viene individuato un tema al quale i vari ospiti, su invito – e quest’anno il biglietto era particolarmente caro (50.000 dollari) – devono adattarsi indossando vestiti che lo sviluppano con creazioni dei più importanti nomi della moda.

Quest’anno la serata voleva essere un tributo, un omaggio al grande Karl Largefeld, il mitico stilista scomparso che ho avuto la fortuna di incontrare una volta a Montecarlo, e che ha dato molto al mondo della moda con creazioni sempre basate sul buon gusto e su un concetto di eleganza che era un connubio tra ricerca e innovazione, ma nello stesso destinato a durare.

Non possiamo dimenticare quanto sia stato importante il suo contributo a Chanel o a Fendi.

Pertanto, la maggior parte degli outfit riprendeva gli elementi iconici delle sue creazioni, come le perle, per arrivare a Jared Leto che si è presentato vestito da Choupette, l’amata gatta di Largefeld.

La serata ha una risonanza mondiale, e rappresenta un evento che quasi si considera come gli Oscar della moda.

Un Met Gala italiano è possibile?

Ho cercato di far capire il contesto, perché ritengo che un simile evento possa realizzarsi anche in Italia, sempre a titolo benefico.

Nel nostro Paese siamo ricchi di monumenti – alcuni dei quali avrebbero necessità di restauro – o musei che avrebbero bisogno di fondi. Ecco che si potrebbero realizzare delle cene a tema, si potrebbe prendere spunto anche da qualche opera d’arte per il look, e raccogliere così fondi per un obiettivo di restauro prefissato.

Noi, come Italiani, ci basiamo sempre sulle nostre forze. Invece dovremmo iniziare a cambiare le nostre politiche cercando di coinvolgere, per la salvaguardia del nostro immenso patrimonio artistico, anche benefattori stranieri disposti a farlo.

Basti pensare ad esempio a Dolce & Gabbana, che per presentare le loro collezioni di Alta Moda e Gioielleria hanno coinvolto una volta il Teatro La Scala, un’altra volta Napoli, ancora Venezia, per arrivare a Marzamemi, piccolo borgo siciliano, facendo arrivare i loro ricchissimi clienti.

È proprio una questione di mentalità, ma che potrebbe dare sicuramente degli incredibili introiti.

Respingiamo le critiche fondate su pregiudizi

Purtroppo in Italia ci sono delle persone che sono solo in grado di criticare per partito preso, spesso ci si basa su dei preconcetti senza pensare al bene del Paese.

Vedi le critiche, decisamente inutili e superflue, sulla campagna promossa dal ministro Santanchè “Open to meraviglia”, volta a presentare il nostro Paese all’estero.

Non voglio assolutamente valutare i costi – una volta una banale campagna pubblicitaria richiedeva cifre folli, poi con i social si è ridimensionata – ma ritengo che l’idea sia assolutamente da condividere: partire da una nostra opera, la Venere del Botticelli, conosciuta nel mondo, e attualizzarla! Un concetto sicuramente vincente e che ha fatto parlare: risultato centrato.

Certo, dopo bisogna gestirla. E come dico da più articoli, sono emerse le lacune dei dirigenti del ministero sui quali bisogna intervenire, stanno distruggendo tutto!

Un Met Gala a Firenze, città della moda

Tornando alla mia idea di organizzare eventi benefici importanti in Italia, partiamo magari proprio dal Museo degli Uffizi a Firenze, perfetta per il connubio tra arte e moda.

Infatti – e purtroppo – non si è celebrata in maniera adeguata. La nascita della moda italiana si fa risalire al 22 luglio 1952, con la sfilata alla Sala Bianca di Palazzo Pitti organizzata da Giovan Battista Giorgini, un sensibile commerciante intraprendente e con un enorme gusto, ritenuto da tutti il padre della moda italiana, che riuscì a coinvolgere le più importanti case di moda del tempo e a portare a Firenze i buyer che erano soliti andare a Parigi.

Da quel momento la nostra moda acquistò la sua fisionomia, diventando poi la numero uno al mondo. Avevamo tra le mani un’enorme possibilità, e come al solito ce la siamo lasciata sfuggire…

Vogliamo riprenderci il nostro primo posto nel mondo, ricordatevelo bene. Nessuno ha il nostro gusto, e l’abbiamo ben visto anche all’incoronazione di Carlo III. Il nostro stile è oltre!

Vogue promuove il lusso, irraggiungibile per la stragrande maggioranza delle persone, organizza questi eventi e poi… vorrebbe una società diversa!

Organizziamo un grande ballo: Antonia Sautter a Venezia con il suo Ballo del Doge durante il Carnevale ne è un esempio, e riesce a far arrivare VIP da tutto il mondo.

Una serata così fa parlare forse più di una pubblicità. Ma poi noi abbiamo il gusto dell’addobbo, e nessuno può superarci nella cucina! Bisogna crederci, e si potrebbe fare molto…

Pensate per esempio con i vestiti a tema: vi ricordate quelli fatti sempre da Dolce & Gabbana per l’evento alla Scala o quelli per Venezia, e Laura Biagiotti che ha sempre preso ispirazione da Balla, il grande pittore futurista! Poi aggiungo che i grandi magnati mondiali amano trascorre le loro vacanze su magnifici yacht in Italia, per cui conoscono e amano il nostro Paese.

Facciamo squadra, pensate all’Italia che vi ha dato tanto. Solo il nascerci è una fortuna: amatela e fate qualcosa per essa! Glielo dovete, e questo è il momento! Forza, partiamo!

a cura di Alessandro Resente