Inchiesta al Monaldi di Napoli: sospesi due chirurghi dell’equipe trapianti mentre la famiglia lancia un appello disperato per un nuovo organo

L’ospedale Monaldi di Napoli si ritrova al centro di un’inchiesta giudiziaria che vede come protagonista un bambino di appena due anni. La gioia per la notizia di un organo compatibile si è trasformata in un incubo quando la famiglia ha scoperto la verità sulle condizioni del cuore ricevuto. Secondo la denuncia presentata dai genitori, l’organo destinato al piccolo sarebbe arrivato a destinazione gravemente danneggiato a causa di un clamoroso errore durante le procedure di conservazione e trasporto.

Cuore “bruciato” nel traporto dal ghiaccio secco

Il cuore sarebbe entrato in contatto diretto con il ghiaccio secco invece del ghiaccio normale solitamente previsto dai protocolli sanitari. Questa circostanza avrebbe letteralmente “bruciato” i tessuti muscolari dell’organo rendendolo di fatto inutilizzabile per un corretto funzionamento nel petto del giovanissimo paziente. Nonostante l’evidente compromissione, i medici avrebbero proceduto ugualmente con l’intervento dopo aver già rimosso il cuore originario del bambino, innescando una catena di eventi dalle conseguenze potenzialmente letali.

L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha espresso tutto lo sconcerto dei genitori riportando le confidenze ricevute dalla madre del piccolo nelle ore successive all’operazione. “Il trapianto sarebbe stato effettuato lo stesso nonostante l’organo fosse ormai inutilizzabile”, ha dichiarato il legale sottolineando la gravità di una scelta medica che appare al momento incomprensibile. Questa versione dei fatti ha spinto la direzione sanitaria della struttura a sospendere in via cautelare due chirurghi dall’equipe trapianti, sebbene i professionisti restino in servizio per le altre attività ordinarie.

Le indagini della Procura dovranno ora chiarire perché l’equipe abbia deciso di proseguire con l’impianto di un muscolo cardiaco che presentava lesioni visibili causate dalle bassissime temperature. I chirurghi si sarebbero trovati di fronte a un punto di non ritorno dopo l’espianto del cuore malato. Nel frattempo, le condizioni cliniche del bambino restano estremamente critiche e la sua sopravvivenza è legata esclusivamente alla disponibilità immediata di un nuovo donatore compatibile.

L’appello: serve un cuore entro 48 ore

Il tempo stringe in modo inesorabile e ogni ora che passa riduce drasticamente le speranze di successo per un secondo intervento riparatore di emergenza. “Serve un cuore entro due giorni, altrimenti sarà tutto inutile”, ha ribadito con forza l’avvocato Petruzzi nel tentativo di sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica nazionale. Dopo aver superato una grave emorragia che lo aveva temporaneamente escluso dalle liste, il piccolo è ora rientrato ufficialmente tra i ricevitori urgenti in attesa di un miracolo che possa rimediare a questo presunto errore umano.

Dario Lessa

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