Vladimir Luxuria a cinquantadue anni è la nuova testimonial del brand Made in Italy Coconuda, dopo Anna Tatangelo, Raffaella Fico, Fatima Trotta e Aida Yespica.
Questa scelta ha un sapore rivoluzionario, perché per la prima volta diventa simbolo di un marchio di moda femminile una persona transgender.
Ma le polemiche sono già scoppiate: tanti, sui social, hanno offeso in maniera violenta e volgare l’ex parlamentare. L’unico che l’ha difesa è stato Vittorio Sgarbi, onesto intellettualmente pur
non avendo mai avuto posizioni amichevoli riguardo alle battaglie sociali e arcobaleno condotte da Luxuria.
Nata a Foggia come Vladimiro Guadagno, presto è sbocciata come Vladimir Luxuria iniziando la sua carriera in locali alternativi della sua città per poi trasferirsi a Roma. È a lei che si deve
il primo Gay Pride in Italia, a Roma. Scrittrice, animatrice, speaker radiofonica, ex parlamentare, Vlady ha sempre rifiutato di essere definita “transessuale”, preferendo invece il termine “transgender”,
in quanto non si è mai sottoposta all’operazione definitiva per il cambio di sesso. Vlady, così è chiamata
dagli amici intimi, estranea oggi a gruppi politici, continua a militare in difesa dei diritti civili.
Vlady, ha fatto scalpore la tua campagna pubblicitaria per Coconuda. Raccontami cos’è successo: perché tutto questo scandalo?
«Sono stata contatta da Fabio Esposito, manager di Coconuda. Lui, bello e simpatico,
e la sua compagna Marcella sono persone eccezionali, con loro mi sono sentita subito in famiglia. Quando mi hanno chiesto di fare la modella per la loro campagna pubblicitaria ho pensato
fosse uno scherzo, soprattutto per la mia età. Poi, mi hanno presentato il progetto
e ho capito che non era una provocazione, ma c’era un messaggi  molto elegante dietro. Sono stata molto
contenta di accettare. Poi, diciamoci  la verità: un po’ di vanità non fa male…
Viste le illustri precedenti testimonial di questo marchio».
Hai spodestato Anna Tatangelo.
«Lo hai detto tu».
Trovo che questa tua campagna pubblicitaria sia anche una tua vittoria a livello
di diritti civili. Cosa ne pensi?
«Penso che sia un grande passo, il messaggio che mandiamo in Tv e sui giornali è di accettarsi e amarsi per ciò che si è. Io non gioco sulla sensualità o sulla bellezza. Ho lottato tanto nella vita per potermi vestire come volevo, con biti femminili adeguati alla mia identità.
Ricordo la prima volta che mi sono fatta prestare i vestiti da mia sorella…
Uscivo da casa vestita da uomo, con quelli da donna in una busta di plastica, quando trovavo una cabina
telefonica mi cambiavo velocemente lì dentro. Le cabine telefoniche sono state il mio primo camerino: entravo, mi cambiavo, uscivo e sfidavo tutti.
Pensare che ora, non solo mi vesto con  abiti idonei alla mia identità interiore, ma che sono anche la testimonial di un marchio importante di abbigliamento femminile mi fa sentire veramente
felice. È un grande traguardo».
È vero che sei fidanzata con un pescatore?
«Faccio un appello pubblico a giornalisti e gossippari vari: non è che ogni volta che posto sui social una foto con qualcuno, vuol dire che sia il mio nuovo fidanzato. Cosa sono una triglia?
Un pescatore mi ha pescata? Forse tutti pensano che sia una da sistemare,
perché dalle mie parti si dice che se chiedi a una ragazza se si è fidanzata,
in sostanza le chiedi se si è sistemata.A questo punto dovrò sistemarmi, per darvi soddisfazione. Allora diciamo che sto lavorando per capire se questa volta è quello giusto. L’aria già profuma d’amore e, aggiungo, sento le farfalle nello stomaco».
Allora vedi che c’è qualcuno che ti fa battere il cuore in Italia!
«Sì, c’è una persona con cui è iniziata da poco una frequentazione più che Tenera, un’amicizia nuova, una simpatia reciproca. Vediamo che succede».
Ti vedremo col velo da sposa presto?
«Naturalmente se capiterà, sarai tu a individuare il mio abito da sposa, visto che sei l’esperto avendo pubblicato da poco il libro Il velo fa sposa (scritto con Pinella Passaro, Centauria Editore.
Ndr). Prima di questo passo però devo vincere tutte le mie diffidenze, devo smettere di pensare che tutti gli uomini sono uguali e devo fidarmi di più di me stessa e degli altri».
Perché sei così tanto diffidente?
«Perché ho preso tante fregature dagli uomini, sono troppo
scottata. Noi del cancro
siamo estremamente
sensibili».
Qual è la storia d’amore
che più ti ha
scottata?
«Ho vissuto una storia
che mi ha bruciata
a sedici anni, ci credevo.
Il tango non si balla
da soli, ma in due,
e anche ben affiatati. Ci vogliono due
persone per fare una coppia. All’epoca
sapevo che c’era del sentimento vero
in quella storia, c’era un grande sentimento
anche da parte sua, però il timore
di ciò che avrebbero pensato gli
altri, il timore della reputazione, della
onorabilità di uomo maschio ha prevalso
sul sentimento e lui da un giorno
all’altro, dopo aver fatto l’amore,
mi ha detto: “Da domani in poi, se anche
mi vedi per strada, non mi devi neanche
salutare”. Tutto è finito così. Per
me è stato veramente un trauma».
Grazie a te e alle tue lotte per i diritti
degli omosessuali, i tempi sono cambiati.
Non pensi che questo trauma sia
da lasciare alle spalle e cercare di riprovare
ad amare?
«Io non ho fatto le battaglie per me

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