Il caso della gelateria di Catania, Vladimir Luxuria: «Dopo il pistacchio gay, la cassata trans?»
Tra ironia e polemica, la scelta di una gelateria del centro scatena il dibattito sull’identità e i diritti Vladimir Luxuria,…
Tra ironia e polemica, la scelta di una gelateria del centro scatena il dibattito sull’identità e i diritti
Vladimir Luxuria, tra stupore e divertimento, commenta la scelta del noto locale catanese di dare il nome “Pistacchio gay” al gusto di gelato dal colore rosa cangiante. «Mi verrebbe da ridere, ci mancava anche questa» afferma Luxuria. «A parte l’idea decisamente opinabile del pistacchio gay color rosa, credo che il danno vero sia alla famosa gastronomia, pasticceria, gelateria siciliana. Hanno un pistacchio meraviglioso, quello di Bronte, perché mischiarlo con un ingrediente “rosa”? Diciamo che è un esperimento venuto male da più punti di vista. Ora dopo il pistacchio gay cosa dobbiamo aspettarci» conclude Luxuria «la cassata trans?».

Cosa è successo
Nel cuore di Catania, dove il barocco si mescola alla vivacità del commercio locale, un piccolo cartellino esposto in una vetrina refrigerata ha sollevato un polverone mediatico inaspettato. Una nota gelateria del centro storico ha infatti inserito tra le proprie proposte il “Pistacchio Gay”, una variante cromatica e gustativa del classico oro verde dell’Etna. La combinazione prevede l’unione del tradizionale pistacchio con il cioccolato rosa, una scelta estetica che salta immediatamente all’occhio tra le creme e i sorbetti più convenzionali.
La vicenda è iniziata quando alcuni passanti hanno notato l’etichetta e hanno condiviso le immagini sui social network, trasformando un semplice gusto di gelato in un caso politico. Molti clienti hanno inizialmente sorriso di fronte a quella che appariva come una trovata goliardica, ma la reazione della comunità LGBTQIA+ non si è fatta attendere troppo. Le critiche si sono concentrate sull’uso di un orientamento sessuale come etichetta commerciale, giudicando l’operazione superficiale o potenzialmente derisoria rispetto a temi sociali delicati.
Secondo i gestori si celebra l’inclusività con un pizzico di leggerezza catanese
I titolari dell’attività hanno cercato di smorzare i toni spiegando che l’intento non era affatto offensivo, ma mirava a celebrare l’inclusività con un pizzico di leggerezza catanese. Secondo la ricostruzione dei gestori, il nome nasceva dalla volontà di unire due colori iconici per simboleggiare l’abbattimento dei pregiudizi attraverso la dolcezza e la condivisione. Nonostante queste rassicurazioni, diversi attivisti locali hanno sottolineato come l’identità di una comunità non debba diventare un brand per vendere qualche cono in più durante il weekend.
Mentre il “Pistacchio Gay” continua a rimanere nel bancone, la polemica evidenzia quanto sia sottile il confine tra un omaggio colorato e una comunicazione che rischia di risultare involontariamente discriminatoria. Catania si trova così al centro di una riflessione moderna che attraversa il costume e la società, dimostrando che anche un gelato può sollevare questioni morali complesse.