Il maestro couturier Alessandro Siri ci presenta un’acconciatura ispirata a una sua illustre concittadina, Kinzica, che nel 1004 salvò Pisa

Alessandro Siri, maestro couturier, firma nel suo salone una reinterpretazione contemporanea di un’eroina di epoca medievale della sua città, Pisa.

L’acconciatura nasce come una reinterpretazione contemporanea della figura di Kinzica de’ Sismondi, reinterpretata come simbolo contemporaneo di forza e identità femminile.

L’obiettivo non è stato ricreare un’acconciatura storica in senso filologico, ma trasformare il suo significato in una forma attuale, mantenendone intatta l’anima.

Il lavoro prende avvio da una preparazione in frisè, utilizzata non come semplice effetto estetico, ma come vera e propria base strutturale. Il frisè ha permesso di aumentare il volume naturale del capello, creare materia e sostegno interno e rendere l’acconciatura stabile e resistente, senza ricorrere a supporti artificiali. Il capello diventa così materia viva, da modellare e scolpire.

La struttura dell’acconciatura si sviluppa in verticale, soprattutto nella parte posteriore, dove è stato utilizzato un fil di ferro tecnico, con funzione di supporto e guida. Questo elemento ha consentito di bloccare e sostenere i volumi, mantenendo una silhouette compatta e controllata, quasi architettonica. La forma richiama volutamente l’idea di un’armatura morbida: solida, ma femminile.

Una scelta etica tra autenticità e architettura del capello

Elemento centrale del progetto è la scelta consapevole di non utilizzare posticci, extension o aggiunte. Tutto ciò che compone l’acconciatura nasce esclusivamente dal capello della modella, lavorato, compresso, intrecciato e guidato. Una scelta etica e artistica che restituisce autenticità al lavoro e lo rende coerente con il valore storico della figura di riferimento.

All’interno della struttura sono state inserite trecce, elemento dal forte valore simbolico nell’epoca medievale. Tra il 900 e il 1000 dopo Cristo, le trecce rappresentavano ordine, disciplina e controllo dell’energia femminile. Intrecciare i capelli significava raccogliere la forza vitale, proteggerla e canalizzarla, evitando la dispersione. Nelle nobildonne, inoltre, le trecce erano segno di rango, appartenenza e rigore morale.

In questa reinterpretazione, le trecce diventano parte integrante della struttura: non decorazione, ma protezione, memoria e identità. L’intreccio prende forma come una vera architettura del capello.

Raccontano una femminilità consapevole, vigile, pronta all’azione, proprio come Kinzica, che secondo la leggenda seppe riconoscere il pericolo e dare l’allarme salvando la città.

Il risultato finale è un’acconciatura che unisce tecnica contemporanea e simbologia antica, trasformando il capello in linguaggio, materia e racconto. Un omaggio a una donna che ha fatto la storia, tradotto oggi in una forma forte, verticale e profondamente incarnata. «Quando lavoro sui capelli, penso sempre alla storia che possono raccontare» conclude Siri.

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