Leone XIV riceve i familiari delle vittime del rogo a Le Constellation: «Davanti a certi dolori le parole restano impotenti»

C’è un silenzio che pesa più delle parole, specialmente tra le mura del Vaticano, quando il dolore non è un concetto teologico ma il volto segnato di venti padri e madri. Papa Leone XIV ha scelto di non nascondersi dietro il protocollo, accogliendo i familiari dei ragazzi rimasti vittime dell’incendio al locale “Le Constellation” di Crans-Montana. Quella notte di Capodanno, che doveva essere un inno alla giovinezza, si è trasformata in una “catastrofe di estremo dolore” che ha lasciato cicatrici profonde nel cuore della Chiesa.

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Con la voce spezzata dalla commozione, il Pontefice ha ammesso l’impotenza del linguaggio umano. Quando la vita viene strappata via nel fiore degli anni, anche la compassione rischia di apparire superficiale. Eppure, Leone XIV ha voluto esserci, rispondendo con un “Sì” immediato alla richiesta di udienza, convinto che il tempo del lutto non possa aspettare.

 

 Un incontro nato dal cuore: il “Sì” immediato di Leone XIV

L’udienza non è stata una pratica burocratica, ma un momento di estrema umanità. Il Papa ha confessato di aver risposto d’istinto alla richiesta delle famiglie: “Sì, troveremo il tempo”. In quella sala, padri, madri e nonni si sono stretti intorno al Successore di Pietro, portando con sé non solo il peso del lutto, ma anche i corpi ancora segnati di chi, in quell’incendio, è sopravvissuto ma porta addosso i segni del fuoco.

Il Pontefice ha voluto condividere questo “momento di prova”, definendo la sofferenza dei presenti come la sfida suprema alla fede. Non ha parlato da sovrano, ma da uomo tra gli uomini, visibilmente scosso dalla presenza di così tante giovani vite spezzate.

 

 Quel grido sospeso tra la terra e il cielo: «Perché proprio a noi?»

Il cuore dell’incontro si è concentrato su quella domanda che, da secoli, sfida ogni certezza: “Perché, Signore?”. Il Papa ha ricordato come, durante i funerali delle vittime, il silenzio sia stato l’unico spazio possibile per un dialogo serrato e quasi rabbioso con Dio. Non è una mancanza di fede, ha spiegato Leone, ma il grido più autentico dell’uomo che soffre, lo stesso che echeggiò nel Getsemani.

Il contrasto descritto dal Pontefice è atroce: mentre il mondo brindava all’anno nuovo tra luci e musica, un rogo sfigurava corpi e sogni. In questo scenario, il Papa non ha offerto risposte facili o preconfezionate, ma ha invitato i presenti a guardare alla Croce, l’unico luogo dove il dolore trova una cittadinanza divina.

@VATICANNEWS/IPA

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