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La Treccani incorona Caterina Caselli: 60 anni di Nessuno mi può giudicare
Sessant’anni di “Nessuno mi può giudicare”: la rivoluzione di Caterina Caselli finisce dritta nell’Enciclopedia Treccani Era il 27 gennaio 1966…
Sessant’anni di “Nessuno mi può giudicare”: la rivoluzione di Caterina Caselli finisce dritta nell’Enciclopedia Treccani
Era il 27 gennaio 1966 quando una ragazza di vent’anni, con un taglio di capelli che avrebbe fatto epoca, saliva sul palco di Sanremo per cantare quello che sarebbe diventato un inno di libertà. Oggi, a sessant’anni da quel debutto fragoroso, l’Istituto Treccani ha deciso di rendere omaggio a Caterina Caselli inserendola nell’Enciclopedia della Musica Contemporanea. Un riconoscimento che non è solo una medaglia alla carriera, ma il giusto tributo a una donna che ha saputo reinventarsi mille volte, restando sempre un passo avanti agli altri.
Quel Sanremo che scosse l’Italia
Diciamoci la verità: “Nessuno mi può giudicare” non era solo una canzonetta. In un’Italia ancora molto formale, quella ragazza bionda con il caschetto portava una ventata di aria fresca e ribellione. Arrivò seconda, dietro a Modugno e la Cinquetti, ma il vero trionfo fu nelle strade e nei negozi di dischi. Da quel momento Caterina divenne per tutti il “Casco d’Oro”, un’icona capace di scalare le classifiche con hit come “Sono bugiarda” e piccoli capolavori scritti da Paolo Conte, come l’indimenticabile “Insieme a te non ci sto più”.
La scelta coraggiosa: dal palco alla scrivania
Ma la vera forza della Caselli è emersa quando ha deciso di fermarsi. Nel 1975, mentre molti avrebbero cercato di spremere il successo fino all’ultima goccia, lei ha scelto di scendere dal palco per mettersi dietro una scrivania. È stata una delle mosse più lungimiranti della storia della nostra discografia. Fondando etichette come la Ascolto e poi guidando la Sugar, Caterina ha dimostrato di avere un “orecchio” fuori dal comune, trasformandosi nella talent scout più importante del Paese.
La donna che ha inventato le stelle
Se oggi ascoltiamo artisti che hanno cambiato il pop e il rock italiano, lo dobbiamo spesso a lei. Caterina non ha solo prodotto dischi, ha visto il talento dove gli altri non arrivavano. Pensate a nomi come Andrea Bocelli, Elisa o i Negramaro: scommesse vinte che sono diventate certezze mondiali. E la lista non finisce qui, arrivando fino ai giorni nostri con Madame e Sangiovanni. È stata lei a cucire addosso all’Italia l’inno di “Un’estate italiana” per i Mondiali del ’90, unendo Gianna Nannini ed Edoardo Bennato in un successo globale.
Un’eredità che continua a suonare
L’ingresso nella Treccani è la chiusura di un cerchio perfetto. Dalla ragazzina che chiedeva di non essere giudicata alla signora della musica che ha saputo giudicare (e lanciare) il talento degli altri con una classe immutata. Caterina Caselli non è solo un pezzo di storia, è il motore immobile che continua a far girare i giradischi di ieri e le playlist di oggi.
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