Ciciliano lancia l’allarme sulla frana siciliana mentre scoppia lo scontro politico sulle responsabilità e sui soccorsi

La terra sotto Niscemi continua a scivolare via. Il fronte del dissesto idrogeologico sta assumendo proporzioni preoccupanti. I numeri descrivono uno scenario inquietante, con milioni di metri cubi di roccia e fango che minacciano di polverizzare interi quartieri residenziali in pochi istanti.

Il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha scosso l’opinione pubblica durante un intervento televisivo su Sky Tg24. Il tecnico ha spiegato come il movimento franoso attuale sia quantificabile in circa 350 milioni di metri cubi di materiale instabile. “Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni di metri cubi”, ha dichiarato Ciciliano con estrema preoccupazione.

Niscemi: evacuazioni precauzionali

Secondo il vertice della Protezione Civile, ci troviamo tecnicamente di fronte a una massa che supera di una volta e mezza quella della tragedia che sconvolse l’Italia sessant’anni fa. Le autorità hanno già disposto l’evacuazione precauzionale di 1276 cittadini, appartenenti a circa 500 nuclei familiari residenti nella fascia di massimo rischio. Molte di queste persone hanno abbandonato le proprie abitazioni sapendo che, con ogni probabilità, non potranno mai più varcare quella soglia.

Il nodo dell’abusivismo

Le parole di Ciciliano toccano anche il nervo scoperto dell’abusivismo e della pianificazione urbanistica discutibile che ha caratterizzato i decenni passati. Egli ha infatti sottolineato che costruire su zone fragili come Niscemi rappresenta un errore di valutazione gravissimo a prescindere dalle autorizzazioni amministrative ottenute. “Forse nel corso dei decenni era necessario evitare la costruzione sul fronte di frana, questo è chiaro e limpido”, ha ribadito amaramente il capo dipartimento.

Mentre le ruspe lavorano senza sosta, il clima politico si infiamma pesantemente a Roma, portando il caso Niscemi direttamente nei palazzi del potere. Il Ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, ha annunciato l’avvio immediato di un’indagine amministrativa per fare piena luce sulle procedure seguite nel tempo. Questa mossa non ha però placato le opposizioni, che accusano il governo di aver sottovalutato i segnali di allarme lanciati dal territorio.

Lo scontro politico

Angelo Bonelli è stato tra i più duri nei confronti dell’esecutivo, arrivando a chiedere apertamente che il ministro rassegni le proprie dimissioni. La coalizione delle opposizioni ha inoltre richiesto un’informativa urgente affinché la presidente Giorgia Meloni riferisca direttamente in Aula sulla gestione dell’emergenza. I partiti di minoranza pretendono risposte concrete sui fondi destinati alla messa in sicurezza del territorio siciliano e sui ritardi accumulati negli ultimi mesi.

Il futuro dei cittadini evacuati resta appeso a un filo, poiché le loro case non solo sono inaccessibili, ma andranno probabilmente abbattute. Ciciliano ha confermato che l’arretramento della frana potrebbe distruggere autonomamente gli edifici, rendendo necessaria una re-localizzazione definitiva degli abitanti in altre zone sicure. La tragedia di Niscemi diventa così il simbolo di un’Italia fragile che chiede interventi strutturali e meno polemiche elettorali sulla pelle dei cittadini.

Dario Lessa