L’altra Milano-Cortina tra Ice, Mossad e spie di tutto il mondo
Dai poliziotti del Qatar ai servizi segreti internazionali, ecco come la sicurezza olimpica trasforma le città in un palcoscenico per…
Dai poliziotti del Qatar ai servizi segreti internazionali, ecco come la sicurezza olimpica trasforma le città in un palcoscenico per l’intelligence globale
Mentre gli atleti si preparano con l’obiettivo di salire sul podio, un’altra competizione, molto più silenziosa e invisibile, sta già animando i corridoi del potere. Milano-Cortina si sta trasformando in un crocevia strategico dove apparati di sicurezza e agenzie di intelligence di tutto il mondo si incrociano in una complessa danza diplomatica. Dietro le transenne e i villaggi olimpici, si muove una rete fitta di ufficiali di collegamento e analisti che lavorano per garantire la protezione delle delegazioni straniere in un contesto geopolitico estremamente frammentato.
Ice e Homeland Security Investigations
Uno degli aspetti che ha sollevato maggiori polemicheriguarda la partecipazione degli Stati Uniti, che hanno pianificato una presenza mirata attraverso gli agenti dell’Ice e della Homeland Security Investigations. Si tratterebbe di poche unità destinate esclusivamente al supporto analitico, operando senza poteri esecutivi sul suolo italiano ma garantendo un flusso costante di informazioni per la delegazione americana. “Il nostro compito è puramente consultivo e volto a facilitare lo scambio di dati sensibili tra i due Paesi”, spiegano i funzionari.
Gli apparati di sicurezza del Qatar
Parallelamente alla discrezione americana, spicca la visibilità degli apparati di sicurezza del Qatar, che hanno già mostrato i propri mezzi lungo le vie di Milano. Circa cento uomini sono giunti dall’emirato per coordinarsi con le autorità locali, concentrandosi in particolare sulla protezione della famiglia reale e dei rappresentanti istituzionali presenti all’evento. Anche in questo caso, la gestione operativa rimane saldamente nelle mani delle forze dell’ordine italiane, mentre le squadre straniere fungono da supporto logistico e informativo per i propri connazionali, confermando una cooperazione ormai consolidata tra Roma e Doha.
L’ombra dei Pasdaran e il Mossad
Il clima si fa decisamente più teso quando lo sguardo si sposta verso il Medio Oriente e la possibile, seppur smentita, presenza di apparati legati all’Iran. Alcuni esponenti politici hanno evocato l’ombra dei Pasdaran come scorta per gli atleti di Teheran, scatenando una secca smentita da parte dell’ambasciata iraniana che ha definito tali ricostruzioni prive di fondamento operativo. Se questa presenza fosse confermata, si creerebbe un cortocircuito senza precedenti: gli agenti iraniani si troverebbero a operare negli stessi spazi presidiati indirettamente dal Mossad, impegnato a garantire la massima sicurezza alla delegazione israeliana dopo le recenti tensioni internazionali.
I servizi di sicurezza di Mosca
Milano si trasforma in uno scacchiere degno di un romanzo di John le Carré, dove potenze rivali si osservano a distanza tra un match di hockey e una gara di bob. In questo scenario, non si può ignorare il dossier russo, con atleti neutrali che partecipano senza bandiera ma che rimangono sotto l’ala protettiva, seppur informale, delle proprie strutture consolari e dei servizi di sicurezza di Mosca.
Le giornate del 5 e del 7 febbraio sono segnate in rosso sui calendari della Questura, poiché rappresentano il momento di massima pressione per l’ordine pubblico cittadino. In questo grande teatro che è l’Olimpiade, la vera vittoria per gli apparati di sicurezza sarà far sì che il pubblico non si accorga mai della loro presenza, lasciando che a brillare siano solo le medaglie.
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