di Dario Lessa

Giornalista, conduttore televisivo e scrittore Francesco Vecchi ci tiene compagnia tutti i giorni sulla rete ammiraglia di Mediaset con Mattino 5. Laureato in economia, sposato con due figli, Francesco è in grado di affrontare qualsiasi genere di argomento con un garbo di altri tempi grazie anche alla sua preparazione professionale. Da poco in libreria il suo Il peso della terra (Piemme Edizioni).

Dopo tutti questi anni di Mattino 5 tiriamo le somme: aspetti negativi e aspetti positivi.

«Sinceramente non vedo aspetti negativi ma tantissimi aspetti positivi, sono stati anni bellissimi. Si tratta di un contenitore di attualità molto ampio che cambia di anno in anno e questa è la mia famiglia, qui ho conosciuto mia moglie. Mi gratifica molto anche la fiducia che il pubblico ha nei nostri confronti. Se proprio devo trovare un aspetto “negativo” è l’orario, si comincia alle sei del mattino…»

Pro e contro dell’essere papà, nell’ambito privato e professionale.

«I figli sono meravigliosi. Ieri a una presentazione erano lì in prima fila che mi guardavano, è stato emozionante. Ho la fortuna di passare del tempo con loro, ma quando metti il tempo lì lo devi togliere da un’altra parte. Poi ricordo le ore di sonno che mi hanno tolto quando si svegliavano di notte… Ma ne vale la pena».

I rapporti con sua moglie Tina La Loggia tra il lavoro (stessa redazione a Mediaset) e la vita privata: le due cose creano conflitti o si rafforzano a vicenda?

«Lei lavorava a Mattino 5 poi si è spostata a Dentro la Notizia, il pomeriggio. Non lavorare più allo stesso programma penso sia stato positivo, ora è tutto più equilibrato, non lavorare a stretto contatto è un bene».

Avere famiglia arricchisce, ma toglie energie?

«Da quando la famiglia si è allargata sono diventato più equilibrato nei giudizi, anche nel lavoro, c’è più distacco, è cambiata anche la percezione delle notizie. Ad esempio la vicenda di Crans-Montana mi ha sconvolto molto di più di come avrebbe fatto in precedenza, tempo fa avrei avuto una sensibilità diversa. Avere dei figli allarga e modifica la percezione delle cose».

A Mattino 5 lei affronta argomenti come la cronaca nera e la politica con lo stesso garbo con cui tratta argomenti più leggeri e di costume.
«A me interessano e affascinano tutti gli argomenti. Sia un argomento più pesante o uno più leggero, se ritengo sia interessante, mi conquista. Mi piace come sono fatti gli esseri umani. Come in un bar dove si parla e si discute di un po’ di tutto: questa è la nostra essenza, la nostra ricchezza. Ecco perché mi diverto a fare il programma».

Dalle grandi questioni politiche ed economiche al carico perfetto della lavastoviglie… Mi dicono che in questo lei sia un maestro.

«Si tratta di un antico retaggio della mia famiglia: pensiamo di essere i migliori di Milano a caricare correttamente la lavastoviglie. Per questo ho la convinzione di fare il carico perfetto. Quando riempie la lavastoviglie mia moglie, la svuoto e la rifaccio».

Qual è stata la sua più grande delusione?

«Non saprei. Certo, come tutti ho avuto anch’io le mie. Forse risale ai tempi di quando ho pubblicato il primo romanzo. Ne avevo uno precedente nel cassetto e lì è rimasto: la cosa mi è dispiaciuta».

E di contrappunto, quale la più grande soddisfazione?

«In ambito familiare è che i figli non hanno ereditato i miei difetti. In ambito professionale sono i numeri davvero lusinghieri che fa il programma».

Quale sarebbe il difetto che i suoi figli non hanno ereditato?

«La timidezza. Lavoro a parte, ho un blocco con le persone che non conosco e questo non fa venire fuori quello che sono davvero».

Verso cosa lei è assolutamente intollerante e verso cosa, invece, più indulgente?

«Come ho accennato gli esseri umani mi affascinano moltissimo e quindi sono molto indulgente. Mi piacciono le persone in toto, anche con i loro difetti.

Ci sono due cose che però trovo inutili: la menzogna perché mostrarsi per quello che si è è sempre la cosa migliore e la cattiveria, soprattutto se gratuita».

Cosa fa Vecchi quando non è nello studio di Mattino 5?

«A volte scrivo libri. Poi mi piace vivere la vita come ogni genitore: fare la spesa, prendere i mezzi pubblici, ascoltare le persone, passeggiare per la città. Mi piace anche starmene sul divano a godermi una serie tv».

Come nasce e come si sviluppa il suo ultimo libro Il peso della terra?

«Grazie a letture e approfondimenti che mi hanno aperto gli occhi. Il predominio della realtà virtuale non significa che non ci sia più una realtà materiale. Noi immaginiamo che sia tutto nell’etere. Un esempio: i cloud, i “depositi” virtuali dove vanno a finire tutte le nostre foto e video sono reali, sono fatti di materia».

Il peso della terra tocca temi di estrema attualità e ci proietta verso un futuro incerto: ma qual è il suo punto di vista?

«Siamo fortemente inconsapevoli di quanto la nostra vita sia “materiale”. Nell’ultimo anno abbiamo utilizzato la stessa quantità di materia usata in tutta la storia dell’umanità. La vita è fatta di materie prime, ma la terra, il pianeta, va anche rispettato».

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