di Umberto Mortelliti

Lo sciatore è l’ astro nascente della valanga azzurra, ma è anche un nuovo sex symbol. fisico da modello, viso pulito e un cuore grande: con sé porta il ricordo di matteo franzoso, l’amico scomparso

Sciare con il cuore, più che con la testa. È la storia che sta scrivendo giorno dopo giorno, ostacolo dopo ostacolo Giovanni Franzoni, 24 anni, astro nascente dello sci italiano. Della Valanga Azzurra, come si diceva una volta. Fisico da modello, viso pulito, sorriso che trasmette energia e un cuore grande che gli permette al momento di fare ogni cosa, anche di battere il quattro volte campione del mondo Marco Odermatt.
Un cuore grande perché in ogni discesa, in ogni supergigante, non si dimentica di portare con sé l’amico e collega Matteo Franzoso, lo sciatore classe 1999 scomparso prematuramente lo scorso 15 settembre durante una seduta di allenamento estiva in Cile, sulla pista di La Parva. Una tragedia terribile che ha scosso l’Italia intera: un trauma cranico gli ha causato un edema cerebrale e neanche l’elisoccorso è riuscito a salvarlo. È morto dopo due giorni di coma farmacologico. Il legame tra Matteo e Giovanni era unico (o meglio, lo è ancora adesso). Franzoni ha sempre riconosciuto in Franzoso un fratello, soprattutto per l’emotività e la positività che riusciva a trasmettergli. Quando è venuto a mancare, Franzoni scrisse un lungo post su Instagram di cui bisogna ricordare un passaggio molto importante. “Sappi che d’ora in poi porterò la tua vitalità sempre con me e sarò sempre grato per le piccole cose quotidiane che ognuno di noi vive… ogni mia curva sarà anche tua, scieremo insieme ogni gara e ogni allenamento portando avanti quel sogno che abbiamo sempre condiviso…”. Ebbene, sembra un vero segno del destino, perché con l’inizio della nuova stagione, Franzoni è riuscito a inanellare risultati sbalorditivi, fino al trionfo di Kitzbuel, il tempio del Circo Bianco. «È stata una giornata un po’ speciale, in partenza avevo in mente Matteo Franzoso perché l’anno scorso condividevamo la stessa camera. Ho pensato subito che fosse il momento giusto per dedicargli la gara, perché questa è la gara che tutti vogliono vincere. Non so bene come abbia fatto, è stata la miglior dedica che potessi fargli. Non tutti possono vincere a Kitzbühel, io ce l’ho fatta al secondo tentativo, non so bene come». La sua carriera agonistica è in piena ascesa, o se preferite, usando un gergo sciistico, in piena discesa, ma oltre al legame e alle dediche all’amico Matteo Franzoso, chi è Giovanni Franzoni? Ventiquattrenne, originario di Manerba del Garda, è un ragazzo semplice, genuino con la passione per lo sci. Ha creduto molto in questa passione, tanto che i genitori, mamma Irene e papà Osvaldo, decisero di trasferirsi da Manerba alle montagne più vicini per supportare questo amore. Come molti colleghi del Circo Bianco e di altri sport, l’amore, quello vero, viene dopo: non prende al momento in considerazione l’idea di impegnarsi a livello sentimentale. Il bello, infatti, è iniziato adesso. E con un tempismo perfetto: le Olimpiadi casalinghe di Milano – Cortina 2026. Qui potrà dimostrare il suo grande valore, giocandosi buone carte per una medaglia in discesa e in supergigante, discipline tecniche di velocità perfette per le sue qualità.
Un ragazzo eccezionale che già ha dimostrato tutto il suo talento a livello juniores e in Coppa Europa. Ma fare questo mestiere riserva grandi sorprese, ma spesso anche grandi imprevisti. Il primo, nel 2021, quando aveva solo 20 anni, a Les Deux Alpes con la frattura della clavicola sinistra. Il secondo, due anni fa, ben più grave. Un bruttissimo infortunio ai tendini nel gennaio 2023 durante il SuperG di Wengen, che ha richiesto un lungo stop e una riabilitazione ad hoc. Sempre con la paura di non potercela fare di rientrare al 100 per 100.
“Le discese ardite e le risalite” cantava Lucio Battisti nella celebre canzone Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi. Per Giovanni non c’è nessun problema a farle entrambe. Wengen toglie e Wengen dà: nel gennaio 2026 la temibile discesa svizzera, altra tappa cruciale della Coppa del Mondo, ha consegnato a Franzoni la prima vittoria nel circuito. Una rivincita assoluta dopo l’infortunio di tre anni prima, un altro segno del destino.
«Quell’infortunio mi ha fatto crescere molto come persona e come atleta. Ho passato momenti difficili. Prima volevo subito il risultato, se non arrivava, mi arrabbiavo. Dopo un infortunio del genere impari la pazienza. Ora penso a fare quello che devo fare, a godermi la gara e il fatto di poter fare le gare di Coppa del Mondo». Un altro segno del destino? Aver incrociato sul suo cammino Jannik Sinner. A 7 anni, quando Jannik non contemplava ancora il tennis, pensava solo agli sci e al calcio. E riusciva a battere Giovanni. Poi è passato alla racchetta. Oggi il tennista è un grande supporter di Franzoni. Come si fa a non esserlo, quando vedi il suo sorriso e il suo cuore grande?

Giovanni Franzoni
Giovanni Franzoni – Ghiaccio bollente

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