Chi è l’architetto Anastasia Kucherova dello studio Boeri che ha guidato la delegazione ucraina a San Siro sfidando il conflitto con un gesto di pace universale

Il freddo di San Siro e il riverbero delle luci olimpiche hanno fatto da cornice a uno dei momenti più carichi di tensione emotiva della cerimonia d’apertura. Davanti alla delegazione dell’Ucraina, a reggere il cartello illuminato che riportava il nome della nazione, non c’era una funzionaria qualunque ma Anastasia Kucherova. La sorpresa risiede nella sua identità anagrafica: Anastasia è un’architetta di nazionalità russa che da anni ha scelto Milano come sua casa, lavorando stabilmente nel prestigioso studio di Stefano Boeri. Un dettaglio che trasforma una semplice sfilata in un potentissimo atto di opposizione politica e profonda solidarietà umana.

Il volto coperto e le lacrime dietro le lenti scure a San Siro

Presentatasi con un piumino argentato riflettente e occhiali neri avvolgenti, la Kucherova ha cercato inizialmente di mantenere un profilo anonimo per non distogliere l’attenzione dagli atleti. Solo in un secondo momento, attraverso i suoi profili social e una dichiarazione all’Associated Press, ha deciso di spiegare le motivazioni profonde del suo gesto. Dietro quegli occhiali coprenti, l’architetto ha confessato di aver pianto per l’intera durata della sfilata, sentendo su di sé il peso di un popolo che dal 24 febbraio 2022 vive un incubo senza fine. La sua presenza voleva essere un ponte simbolico, un modo per gridare al mondo che la libertà non ha confini nazionali e che l’opposizione alla guerra può e deve partire proprio da chi appartiene al Paese aggressore.

Un messaggio di resistenza e speranza oltre lo spirito sportivo

Nelle sue dichiarazioni pubbliche, Anastasia ha sottolineato come gli atleti ucraini portino sulle spalle vuoti incolmabili che durano da anni. Il lungo applauso tributato dall’intero stadio di San Siro è stato interpretato come un riconoscimento globale dell’indipendenza e del coraggio di una nazione martoriata dai bombardamenti. Per la Kucherova, camminare accanto a quei giovani ragazzi è stato un onore immenso, un atto necessario per non lasciare sola una popolazione che lotta quotidianamente per la propria sopravvivenza. Il suo “Slava Ukraini” finale, affidato a un post carico di partecipazione, non è solo un saluto sportivo o politico, ma il sigillo di una professionista che ha messo i valori dell’umanità e della dignità davanti a ogni logica di appartenenza geografica o diplomatica.

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