L’intelligenza artificiale accelera e fa paura: serve un’autorità globale
Sam Altman e Dario Amodei avvertono sui rischi biologici e l’automazione selvaggia mentre le Big Tech invocano nuove regole internazionali…
Sam Altman e Dario Amodei avvertono sui rischi biologici e l’automazione selvaggia mentre le Big Tech invocano nuove regole internazionali
L’intelligenza artificiale corre ormai a una velocità che spaventa persino chi la ha innescata e mette il mondo davanti a un bivio senza precedenti storici. Sam Altman, volto simbolo di OpenAI, ha attraversato l’India portando con sé un messaggio che suona come un monito per le cancellerie di tutto il pianeta. Secondo il creatore di ChatGPT, la comunità internazionale deve agire subito perché la traiettoria di crescita di questi sistemi rischia di sfuggire al controllo umano in tempi brevissimi.
AI: un urgente bisogno di regole
Il paragone che Altman ha scelto di evocare non è casuale ma richiama le grandi sfide energetiche e militari del secolo scorso per dare una dimensione al problema. Egli sostiene infatti che il mondo abbia urgente bisogno di regole capaci di governare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale attraverso un organismo di coordinamento tecnico e politico. «Il mondo ha urgente bisogno di regole per governare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale», ha dichiarato con fermezza, proponendo la creazione di un’agenzia simile a quella per l’Energia Atomica.
Questa nuova entità internazionale dovrebbe avere il compito di stabilire standard globali e monitorare i modelli più potenti, inclusi quelli open-source, per evitare derive catastrofiche. Il timore principale riguarda la possibilità che strumenti così avanzati possano facilitare, anche involontariamente, la progettazione di agenti biologici nocivi o altre minacce alla sicurezza pubblica. Si tratta di scenari che fino a pochi mesi fa appartenevano alla fantascienza, ma che oggi appaiono come rischi concreti nelle analisi dei principali esperti mondiali.
L’intelligenza artificiale sta acquisendo capacità cognitive umane
Sulla stessa lunghezza d’onda si muove Dario Amodei, l’imprenditore dalla vocazione filosofica che guida Anthropic, l’azienda produttrice del chatbot Claude ora in dotazione alle forze armate statunitensi. Amodei osserva che l’intelligenza artificiale stia acquisendo capacità cognitive umane con una rapidità superiore a ogni previsione formulata dagli stessi sviluppatori soltanto un anno fa. Se nel recente passato i modelli faticavano a scrivere codice informatico complesso, oggi le macchine generano e migliorano software in modo quasi del tutto autonomo e indipendente.
All’interno di Anthropic una parte significativa del codice viene ormai prodotta con il supporto diretto dell’intelligenza artificiale, segnando l’inizio di una trasformazione profonda del settore terziario. Questo cambiamento non riguarda solo l’efficienza produttiva ma minaccia di scuotere le fondamenta stesse delle aziende di software, che potrebbero subire contraccolpi economici durissimi e immediati. Amodei avverte che i sistemi futuri possederanno una gamma di abilità paragonabili a quelle umane, portando un’ondata di automazione molto più profonda delle precedenti rivoluzioni industriali.
Mentre le aziende competono per la supremazia tecnologica, i loro leader chiedono paradossalmente allo Stato di intervenire per limitare il raggio d’azione di queste potenze private.
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